Canzoni di crociata: il culto di San Nicola in un componimento del XIII secolo

Canzoni di crociata: il culto di San Nicola in un componimento del XIII secolo

di Claudia Babudri

Osservo la Basilica di san Nicola, simbolo di spiritualità per Bari e non solo. Il culto del santo non è esclusivo del capoluogo pugliese essendo conosciuto in molte altre parti d’Italia e del mondo.  Già nota all’epoca di Costantino, la venerazione di Nicola si diffuse maggiormente alla fine del IV secolo, crescendo lentamente tra VIII e IX.

Il culto del vescovo di Myra è diffuso ovunque: Grecia, Moldavia, Prussia, Polonia, Slovenia, Albania, Cecoslovacchia e Croazia. La sua generosità è nota in Russia e anche in Inghilterra da prima del 1066, anno della grande battaglia di Hastings. Ada Campione, docente dell’Università degli Studi di Bari, ne ha attestato la diffusione in virtù dell’operato di vescovi inglesi come Wulfstan di Worcester.

In Normandia, invece, Nicola è conosciuto grazie alla predicazione di Lanfranco di Pavia, religioso e politico dell’XI secolo e Anselmo d’Aosta, suo successore. Legato alla protezione dei marinai e in generale di chi pratica il mare, viene invocato in una canzone provenzale del XIII secolo composta da Raimbaut de Vaqueirat.

Autore di un ricco canzoniere, fu giullare della famiglia Baux e poi dei marchesi di Monferrato, legandosi in particolare a Bonifacio, cugino dell’imperatore Enrico VI e capo del partito ghibellino in Italia. Il nostro cantore lo seguì ovunque, anche in Oriente durante l’assedio di Costantinopoli nel 1203.

San Nicola di Bari guidi la nostra flotta” recita la canzone composta dopo l’8 agosto 1201, anno dell’elezione di Bonifacio di Monferrato a leader della quarta crociata volta a recuperare “sul campo la santa croce”. In Francia il culto di Nicola era radicato già nei primi dell’XI secolo specialmente negli ambienti aristocratici. Secondo la tradizione medievale anche Guglielmo il Conquistatore sarebbe stato salvato da san Nicola durante la traversata della Manica.  Roberto II, re di Francia, figlio di Ugo Capeto, gli dedicò un inno, così come l’amico Fulberto, vescovo di Chartres.

Il contributo di Raimbaut si pone in una lunga tradizione devozionale da contestualizzarsi nell’ottica delle crociate, viaggi spirituali comprendenti anche guerre e conquiste in nome della salvezza. Incitati dall’indulgenza plenaria e dalle speranze di riforma, i cavalieri in partenza avrebbero dovuto riportare equilibrio in un mondo – tra Cento e Duecento – ritenuto prossimo alla fine.

Investiti di sacralità, dovevano riscattare i luoghi santi minacciati dalle civiltà d’oltremare, “seguaci dell’anticristo”. Genti verso cui si provava diffidenza a prescindere. Per questo non ci si poneva il problema di conoscerle più approfonditamente in quanto la popolazione era considerata nel suo insieme ladra, corrotta, vile e demoniaca.

Gli uomini di Chiesa, in primis il Papa, cercavano di stimolare all’azione i condottieri sull’esempio di grandi sovrani o paladini, invocando santi nel nome di Dio. Le canzoni di crociata, come quella scritta dal nostro Raimbaut de Vaqueirat , costituiscono una testimonianza storica preziosa per ricostruire non solo un’epoca ma anche il suo pensiero con tutte le gioie e i dolori legate a queste missioni.

Non solo le sconfitte sul campo, ma anche le umane speranze, incertezze, delusioni, gioie, dolori e la mancanza di casa e famiglia. Ed è proprio nell’intima speranza di sopravvivere e rivedere quei cari sorrisi, che si invocava la protezione dei santi come il nostro Nicola.

Antonio Peragine

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