Un musicista trentino al Teatro dell’Opera di Graza

Un musicista trentino al Teatro dell’Opera di Graza

Si chiama Alessandro Petri ed è uno dei percussionisti al Teatro dell’Opera di Graz. È lui il protagonista di questa settimana della rubrica che “Mondo Trentino”, portale dell’Ufficio emigrazione della Provincia autonoma di Trento, dedica ai “nuovi” corregionali all’estero.
Di seguito la versione integrale della sua intervista.

“Alessandro Petri, trentino di Segonzano, da cinque anni vive a Graz in Austria. Si diploma al Liceo Scientifico Leonardo da Vinci di Trento nel 2015 e contemporaneamente agli studi superiori frequenta il Conservatorio di Bolzano Claudio Monteverdi. Dopo il diploma si trasferisce a Bolzano per frequentare il primo anno accademico al Conservatorio Monteverdi per un anno. Successivamente, a settembre 2016 si sposta a Graz per frequentare il secondo anno accademico presso la Kunst Üniversitat Graz. Nel 2017 decide di rimanere a Graz continuando il percorso di studi intrapreso. Nell’anno 2017-2018 inizia a collaborare con il Teatro dell’Opera di Graz come percussionista. Nel novembre 2021 gli viene offerto un contratto a tempo determinato per tutta la stagione operistica 2021-2022. Contestualmente al lavoro Alessandro continua gli studi e a breve conseguirà la laurea in percussioni indirizzo studi orchestrali.

D. Alessandro, da dove parte la tua passione per la musica?

R. La musica è sempre stata parte integrante della famiglia, mia mamma ha imparato i primi accordi alla chitarra da mio papà diventando subito più brava di lui. A casa si è sempre ascoltata tantissima musica di tutti i generi. Quando io ero ancora troppo piccolo mio fratello e mia mamma iniziarono un corso di strumento (rispettivamente clarinetto e flauto traverso) ed io ero invidiosissimo di mio fratello. Un giorno, quando già ero un po’ più grande vidi per la prima volta una batteria a casa di un mio amico e me ne innamorai subito. Da lì cominciò un po’ tutto.

D. Essendo polistrumentista un po’ per passione diciamo e poi musicista e interprete per lavoro, esiste qualche musica che più di altre prediligi suonare e perché?

R. Fin da piccolo mi è sempre piaciuto cambiare e sperimentare qualsiasi cosa. La passione della musica è l’unica sopravvissuta tra tutti gli interessi che come sono venuti sono poi andati via. La cosa che ho notato col tempo è che non mi ero in effetti innamorato di uno strumento in particolare, ma era proprio “la lingua” musicale a cui mi ero legato. Quando suono la batteria o la chitarra è come se stessi parlando in una lingua che conosco molto meglio dell’italiano quindi mi fa stare bene, oltre che divertirmi. Per esempio ora mi diverto tantissimo a suonare e cantare i classici Disney al pianoforte che tanto mi piacevano da piccolo, oppure suonare la chitarra in un piccolo gruppo blues/rock che ho formato da poco con alcuni musicisti. Un’altra attività che al momento mi appassiona molto è incidere madrigali del 1500 sovrapponendo la mia voce più volte in registri diversi con un software di registrazione. Quando vado al lavoro e suono in orchestra è più o meno lo stesso: si continua a cambiare genere ma alla fine quello che si fa è comunicare attraverso le note scritte dal compositore.

D. La bellezza di trovare un giovane che fa quello per cui ha studiato e che quello che fa corrisponde a tutto ciò che ha sempre sognato, fa pensare che forse è ancora possibile perseguire i propri sogni in questo mondo e che a volte questi sogni si realizzano. Secondo te, Alessandro cosa ha fatto sì che i tuoi sogni si potessero concretizzare fino a diventare realtà?

R. Credo che sia un mix di fattori. I miei genitori mi hanno sempre dato carta bianca e ho sempre potuto scegliere in piena libertà cosa fare. Ho quindi scelto la strada che più mi piaceva senza nessun tipo di interferenza. Ho avuto poi la fortuna di trovare insegnanti incredibili. Loro mi hanno trasmesso ancora più passione di quanta già ne avessi e mi hanno dato confidenza nel provare ad alzare l’asticella sempre un po’ più in alto. Ho sempre creduto in quello che facevo ed ho sempre fatto tutto il possibile in modo da poter realizzare questo sogno. Il fatto che io già da tempo sapessi cosa volevo fare, mi ha aiutato a focalizzare le energie nell’obiettivo invece che sperperarle in mille altre attività. Nel mix metto anche una spolverata di fortuna che serve sempre.

D. Nella citazione di – Ludwig van Beethoven – “La musica è una rivelazione più profonda di ogni saggezza. Chi penetra il senso della Musica potrà liberarsi da tutte le miserie in cui si trascinano gli altri uomini.” Tu Alessandro cosa ne pensi di questa citazione, condividi? Credi davvero che la musica possa essere considerata una forma d’arte in grado di elevare l’animo di una persona e portarla ad un livello di qualità maggiore di altre persone che non la conoscono come tale?

R. Io penso che la musica abbia un potere straordinario di comunicazione. Essendo la musica un “mezzo” comunicativo, dipende tantissimo da come viene usata e per quale scopo. Nei film per esempio viene usata per generare nel fruitore delle emozioni dirette connesse con quanto sta accadendo in quel momento nel film. Nei centri commerciali o negli ascensori viene utilizzata per distrarre le persone, nelle pubblicità per attrarre il possibile acquirente e far sì che il nome del prodotto proposto non esca più dalla sua testa. Quando però la musica viene proposta e suonata in quanto tale (come in una sinfonia di Beethoven per esempio) lì come una poesia fatta di note riesce a muovere e sollevare qualcosa di molto più profondo nell’essere umano. Per questo sono d’accordo.

D. Come hai vissuto il lavoro e la pandemia ancora in atto?

R. Inizialmente, non sapendo quanto sarebbe durata la pandemia, ho pensato di sfruttare il tempo dedicandomi a tutte quelle cose che non facevo mai per mancanza di tempo o voglia, ad esempio leggere quel libro che aspettava da tempo sulla mia scrivania, dedicarmi alla lingua tedesca un po’ di più etc. Mi sono accorto dopo un po’ di tempo che senza concerti, audizioni la cosa che mi è mancata di più era la comunicazione (per tornare al discorso di prima), suonare per un pubblico o una giuria, o semplicemente per il mio insegnante. Durante il Lockdown in orchestra si è continuato a provare in attesa che aprissero il teatro al pubblico. Ho notato quanto tutto fosse diventato più blando e i musicisti meno attenti. Per quanto riguarda l’università è stata una perfetta occasione per finire tutti gli esami che mi mancavano e scrivere la tesi di laurea.

D. La tua vita personale ci è parso di capire è legata alla musica, hai dei progetti futuri? ti piacerebbe un giorno avere una tua famiglia o sarebbe secondo te incompatibile con la tua carriera?

R. Sicuramente immagino il mio futuro immerso nella musica. Ora mi sto preparando per fare audizioni e suonare in orchestra resta il mio obiettivo principale. Da poco ho anche superato una selezione per un progetto di musica da camera in Austria di cui ancora posso dire poco e che credo mi accompagnerà per diverso tempo in futuro. Mi piacerebbe in ogni modo avere una famiglia in futuro, per ora mi concentro più sul futuro in modo da poter garantire anche ai miei ipotetici figli un futuro sereno.

D. Che rapporto hai con la tua terra d’origine ora? come vivi i momenti quando torni in Trentino?

R. Tornare a casa è sempre bellissimo. Essendo originario di Segonzano (Val di Cembra) ogni volta che torno a casa sono immerso nella natura mi rilasso e mi godo l’aria pulita del paese. A casa cerco di passare più tempo possibile con la mia famiglia dato che ci sto sempre poco. Di solito vado poi a Trento a trovare i miei ex compagni di scuola. Quest’estate con la mia ragazza abbiamo pensato (visto che lei è di Salisburgo) di girare un po’ il Trentino e vedere alcuni dei posti più caratteristici come le Dolomiti. Ne siamo rimasti entrambi affascinati. È stato curioso vedere attraverso i suoi occhi alcuni posti a cui io ero ormai abituato e rendermi conto di quanto fossero davvero belli e unici.

D. Nel giro di poco tempo hai anche imparato il tedesco in Austria, immaginiamo non sia stato tutto rose e fiori in questo senso ma i risultati che hai ottenuto sicuramente sono molto grandi e soddisfacenti, ti sembra di aver trovato il tuo mondo in senso generale?

R. Lo scalino più grande per imparare la lingua tedesca l’ho incontrato quando mi sono accorto che nessuno qui (Graz) parla davvero tedesco ma un dialetto. Da musicista imparo molto più con l’orecchio che con i libri e ora la mia ragazza dice tra io e lei il dialetto lo parlo meglio io. In Austria mi trovo davvero molto bene, i miei colleghi sono davvero molto competenti e inclusivi e la città è molto accogliente. In un certo senso sì, credo che se potessi decidere ora potrei sistemarmi benissimo qui.

D. Quali persone hai incontrato durante il tuo percorso e che hanno saputo davvero stimolarti, magari anche aiutarti a perseguire, o indicarti la strada che faceva per te?

R. Una delle primissime persone che mi ha davvero acceso la passione è stato il mio secondo insegnante di batteria Giovanni Principe. Lui mi ha in qualche modo cresciuto come un papà musicale. Il secondo è stato Gianmaria Romanenghi, il mio insegnante al Conservatorio di Bolzano che mi ha fatto fare quel salto di qualità e permesso di proseguire il mio percorso all’estero. Il mio attuale insegnante Thomas Lechner è per me come un mentore di vita oltre che di musica, lui mi ha mostrato come si lavora, mi ha trasmesso la passione per la cura per il dettaglio e la disciplina necessaria per tale lavoro. Lui mi ha fatto capire che la musica è la strada giusta per me.

D. Desideri lasciare un messaggio a tutti i trentini e alla Community di MondoTrentino?

R. Una cosa in cui credo tantissimo è che bisogna fare ciò che ci fa stare bene. Se non si può fare a “casa” non vuol dire che non si possa fare in generale. Con questo voglio solo dire che non bisogna avere paura di viaggiare per trovare un luogo in cui si possa fare ciò che si ama. Viaggiando si impara tantissimo, ma soprattutto ci fa apprezzare il ritorno a casa”.

Redazione Radici

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