Giustiniano II: L’Imperatore mutilato

Giustiniano II: L’Imperatore mutilato



Di Chiara Fiaschetti

Dispotico, tiranno, violento, vendicativo. Tutti questi aggettivi si sposano perfettamente con Giustiniano II, salito al trono dell’Impero d’Oriente (Bizantino) nel 685 d.C a soli sedici anni dopo la morte del padre Costantino IV.
Il nome che portava, quello di Giustiniano, era sicuramente impegnativo data l’importanza della figura del suo omonimo del VI secolo.
Il dispotismo sfrenato che lo caratterizzava favorì al giovane imperatore una cattiva fama, ma si mostrò tuttavia un sovrano dotato di grandi capacità.

Il trattato di pace (678) stipulato tra gli Arabi e Costantino IV, che in quegli anni rappresentarono il nemico e la minaccia principale per l’Impero, portò Giustiniano verso i Balcani, una regione oramai totalmente slavizzata.

Le deportazioni slave nell’Impero

Con Eraclio I (610-641), l’Impero venne riorganizzato in temi, ovvero in circoscrizioni militari. Questa organizzazione caratterizzò per secoli l’amministrazione provinciale dell’Impero.
Inizialmente, tale suddivisione venne attuata solamente in Asia Minore, in quei territori non ancora intaccati dai persiani che proprio in quegli stessi anni si stavano riversando nei territori imperiali, insieme ad Avari e Slavi.
Le unità a carattere militare erano sottoposte al comando di uno stratego con potere civile e militare. I temi vennero colonizzati con il trasferimento di uomini che avevano il compito di prestare servizio militare in difesa dell’Impero. A questi soldati, in cambio, veniva ceduta una proprietà di fondi.
Sorsero, probabilmente già con Eraclio, il tema di Opsikion e quello degli anatolici.
Teofane storico e cronista bizantino scrive che Giustiniano, nel 687-688, allo scopo di “sottomettere i Bulgari e le Sclavienie”  trasferì le truppe di cavalleria dall’Asia Minore in Tracia. La spedizione contro gli Slavi ebbe successo e così gli Slavi sottomessi in battaglia vennero “deportati” in Asia Minore e fatti risiedere come soldati (stratioti) nel tema di Opsikion, a maggioranza slava. Questi soldati-coloni possessori di una proprietà terriera, avevano l’incarico di equipaggiarsi a proprie spese. Oltre a costituire la base della forza militare bizantina, contribuirono anche alla rinascita economica dell’Impero.
Il trasferimento degli Slavi in Asia Minore fu la misura più significativa.

Un sovrano religioso

Giustiniano si definiva servus Christi. Nel 691 si tenne un Concilio attraverso il quale si voleva rafforzare la morale cristiana, sia nel popolo sia nel clero. Venne dunque discusso il problema delle eresie, soprattutto quella pagana. Ancora nel VII secolo i pagani erano molto numerosi e i documenti attestano l’usanza da parte di questi ultimi di partecipare a quei riti eretici, in maschera e travestiti.
Nel VI Concilio del 680 la Chiesa di Roma e Costantinopoli avevano trovano nuovamente una conciliazione, che ora veniva minacciata da nuove divergenze. Le proteste vennero ignorate dal papa e Giustiniano ordinò ad un suo rappresentate che avrebbe dovuto recarsi a Roma per arrestare il pontefice. Tuttavia, durante questi anni, il potere spirituale incarnato dalla Chiesa di Roma si era rafforzato e le milizie di Ravenna – esarcato Bizantino – si rifiutarono di obbedire all’Imperatore.
Giustiniano si sentì profondamente umiliato. Ma avrebbe presto messo in atto la sua vendetta.

Le tensioni interne

Sotto la dinastia Eracleia, la piccola proprietà – che si sviluppa grazie alla presenza degli stratioti – rappresentò la base portante dell’Impero. La crescente presenza dei contadini liberi favorì l’opposizione da parte dell’aristocrazia bizantina nei confronti della politica imperiale. Con Giustiniano, infatti, la politica di governo prese una svolta antiaristocratica. Inoltre, la politica esosa, dispendiosa e colonizzatrice che prevedeva il trasferimento forzato di popolazioni in territori completamente estranei e sconosciuti, portata avanti dall’Imperatore insieme ai suoi atti violenti, accelerò la sua caduta.
La rivolta scoppiò nella capitale sul Bosforo nel 695 e si concluse con l’incoronazione di Leonzio, stratega del tema Ellade.
Successivamente all’Imperatore venne tagliato il naso e venne esiliato a Cherson.

Gli avvenimenti dopo il 695

La mutilazione a Bisanzio era una comune pratica di punizione, che aveva una grande importanza politica nell’impero. Una volta accecato il nemico non era più in grado di guidare un esercito, per esempio. Un’altra punizione, sempre contemplata nella pratica, era il taglio del naso, degli arti o della lingua che rendevano inutili e passivi nemici e potenziali usurpatori.
Gli arabi, una delle principali minacce dell’Impero, nel 697 arrivarono nell’Africa latina e occuparono Cartagine. La flotta bizantina riuscì a prevalere, ma fu un successo limitato.
Pochi mesi dopo, infatti, i bizantini furono costretti alla ritirata.

La rivolta dopo la sconfitta spinse Leonzio ad abbandonare il trono e, come Giustiniano, venne privato del naso. Al suo posto venne eletto Tiberio II.
Giustiniano, mutilato ed esiliato nella lontana Cherson, non si era rassegnato. Dopo la caduta di Leonzio, era deciso a riprendersi il trono. Le autorità locali si insospettirono ed erano intenzionate a consegnare il vecchio imperatore a Costantinopoli, ma quest’ultimo riuscì a fuggire nell’Impero dei Cazari. Il Khan lo accolse e gli diede in sposa sua figlia, che prese il nome di Teodora, e si convertì al cristianesimo. Tuttavia, un’ambasceria arrivò nel Khanato, e il Khan decise di consegnare l’imperatore.
Giustiniano riuscì a fuggire ancora una volta e alleatosi con i bulgari di Tervel che gli assicurò il suo appoggio, nel settembre del 705 apparve sotto la capitale.  L’esercito bulgaro-slavo era impotente dinanzi a Costantinopoli.
Calò la notte e Giustiniano riuscì ad infiltrarsi nella città dove riuscì a trovare alcuni sostenitori. Occupò il palazzo delle Blachernae e dopo dieci lunghissimi anni, fu di nuovo sul trono mentre Tiberio fuggiva dalla città.
Incurante della mutilazione regnò per altri sei anni. L’Imperatore col naso tagliato, che governò al fianco della moglie Teodora, era pronto a vendicarsi.
Tiberio e Leonzio vennero esposti al pubblico, derisi e poi uccisi. Gli ufficiali che si erano opposti all’Imperatore vennero impiccati sulle mura di Costantinopoli e a Callinico, il patriarca che aveva incoronato Leonzio, vennero cavati gli occhi.
Dopo le uccisioni di massa, Giustiniano organizzò una spedizione punitiva a Ravenna nel 709, dove le milizie imperiali si erano rifiutate di obbedire all’Imperatore. Ravenna venne saccheggiata e i cittadini vennero fatti prigionieri e poi uccisi. La spedizione aveva provocato un’insurrezione, ma Giustiniano ne preparò un’altra diretta a Cherson dove aveva passato dieci anni.
Questo costò la vita all’Imperatore. A Cherson la popolazione si era ribellata insieme all’appoggio dei Cazari. Nessuno era disposto a difendere Giustiniano e nel 711 Bardane Filippico venne proclamato Imperatore.
Giustiniano, detronizzato, venne ucciso insieme a suo figlio Tiberio. Si dice che la sua testa venne spedita a Roma e poi a Ravenna.
La dinastia di Eraclio si era per sempre spezzata, nel sangue e nel terrore.

Chiara Fiaschetti

Redazione Radici

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