Morganti (Acra): “Sudafrica dimostra che il lockdown è un rischio”

Morganti (Acra): “Sudafrica dimostra che il lockdown è un rischio”

il presidente della Fondazione commenta con l’agenzia Dire il modo in cui i Paesi in via di sviluppo stanno affrontando la pandemia di

 Il lockdown sul modello cinese o europeo non è pensabile in certi paesi come quelli africani e credo sia per questo che il Sudafrica sta cercando di evitarlo: c’è coscienza del fatto che intere fasce della popolazione, se obbligate a restare in casa tutto il giorno senza la possibilità di lavorare, non potrebbero comprare da mangiare”. Nicola Morganti è il presidente della Fondazione Acra, una ong che realizza progetti di cooperazione soprattutto in Africa, e con l’agenzia Dire commenta il modo in cui i Paesi in via di sviluppo stanno affrontando la pandemia di Covid-19 a partire dal recente provvedimento del governo di Pretoria, che ha sospeso l’obbligo di quarantena per i positivi, salvo alcune eccezioni.

Il Sudafrica, che può dirsi ‘avanzato’, come molti stati dell’Africa ha però una parte dei suoi abitanti che vive di lavori giornalieri, saltuari e informali. Da sempre sensibile a questo tema, non appena è scoppiata la pandemia Acra ha potenziato i progetti che puntano alla generazione di reddito: “È stata anche una favorevole conseguenza delle restrizioni- dice Morganti- perché per scongiurare spostamenti e assembramento, restavano le attività più semplici da organizzare, e i risultati ci hanno dato ragione”. Guardando quindi al solo continente africano, sono ancora in corso progetti come quello nel sud del Senegal su donne ed energia, finanziato anche con fondi dalla Commissione europea, che punta a fornire dispositivi fotovoltaici per alimentare pompe idriche con cui irrigare gli orti, frullatori e frigoriferi per la produzione di succhi di frutta oppure mulini per macinare la farina. In Burkina Faso invece Acra sostiene un’impresa solare per la trasformazione di prodotti alimentari destinati al mercato locale, come il pomodoro per la salsa o la lavorazione del riso perboiled.

In Niger, continua Morganti, “nonostante le difficoltà determinate dall’insicurezza (nel paese sono attive diverse milizie armate, ndr), lavoriamo sulla filiera del latte e del miele”. Tutti Paesi dove, secondo il presidente della Fondazione, “l’impatto della pandemia sui sistemi socio-economici è preoccupante quanto quello sanitario”. Ecco perché per il responsabile “è curioso che ancora non sia chiaro un punto: la solidarietà vaccinale non è tanto un dovere morale quanto un valore che va a nostro stesso vantaggio. È stato ampiamente detto che nessuno si salva da solo da questo virus”.

La riflessione richiama il tema della disparità nell’accesso ai vaccini tra paesi sviluppati e non: “Colpisce il fatto che l’Africa sia molto indietro- evidenzia Morganti- con Paesi come il Burundi, che sembra non avere dati sulla vaccinazione, o la Repubblica democratica del Congo, che ha immunizzato meno dell’1% della popolazione”.

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Un continente in affanno, ma non del tutto: “Capo Verde è in testa col 46% e il Rwanda col 40%”. Morganti cita anche l’America Latina, altra area del mondo segnata da profonde differenze: “l’Ecuador, dopo le iniziali difficoltà, ora presenta i tassi più alti col 71% della popolazione vaccinata con doppia dose. Ad Haiti invece hanno appena annunciato di aver raggiunto l’1%, mentre nella vicina Repubblica dominicana sono al 52,5%”. Per sbloccare questa situazione Morganti propone “la sospensione dei brevetti sui vaccini così da favorire produzioni su larga scala. Non è la soluzione definitiva- chiarisce il responsabile- ma una parte importante, e noi di Acra attraverso l’Associazione delle ong italiane (Aoi) abbiamo aderito alla moratoria sui brevetti lanciata dall’Organizzazione mondiale della Sanità. Anche gli Stati Uniti la sostengono, ma ancora non si è raggiunto un accordo”, conclude. 

Redazione Radici

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