Libere parole impresse: Calogero Barba a Palermo

Libere parole impresse: Calogero Barba a Palermo

Fino al 30 dicembre a Palermo, allo spazio espositivo del Museo Sociale Danisinni, la personale di Calogero Barba dal titolo “Libere Parole Impresse”, una selezione di opere su carta e bidimensionali, opere box con libri d’artista, realizzate durante la pandemia ed esposte per la prima volta.
In mostra il dialogo tra l’elemento antropico e quello naturale nell’era dell’Antropocene, dove l’uomo è ferita con il suo incontrovertibile impatto sul pianeta. La mostra, a cura di Angela La Ciura, si compone di circa 20 opere selezionate tra quelle realizzate tra il 2020 e il 2021, che risentono di tutte le evoluzioni artistiche di Barba in oltre 40 anni di carriera; sperimentazioni che lo accostano alla pittura, alla scultura, alla poesia visiva, ai libri di artista, alla performance, alla video arte, in una continua e costante permeazione di tecniche e linguaggi differenti. La mostra aderisce alla XVII Giornata del Contemporaneo, grande manifestazione promossa da AMACI – Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani.
Le scritture di Calogero Barba in mostra al Mu.S.Da. giocano sul campo geometrico del foglio bianco con morbidi valori tonali dati dall’incidenza della luce che si posa sui leggeri rilievi, quasi impercettibili, e sul negativo a secco dell’incavo creato dalle lettere impresse dai rulli calcografici.


Le sue opere bidimensionali esplorano la plasticità della natura in assemblaggi polimaterici, “oggetti” della terra recuperati durante le sue “passeggiate siciliane”, come il carapace di una tartaruga che compone l’opera “Sotto sale” in cui la chiocciola, simbolo che Barba usa sin dagli anni ’80, assume un valore plastico che incontra la scrittura e la pittura, dove il recupero della memoria è affidato all’uso del sale prodotto naturale che l’uomo ha da sempre utilizzato per la conservazione, ma anche sistema premonetale nelle civiltà del baratto, elemento simbolico di questa isola di sale che è la Sicilia; o ancora “Verso l’Arca” una sorta di manifesto ecologico dell’artista dove la parola incontra e si innesta su pittografie zoomorfe tracciando attraversamenti e labirinti.


“Favorito dall’appartenenza ad un territorio di interesse archeologico e di tradizione agreste-pastorale – scrive Angela La Ciura nel testo critico che accompagna la mostra – mosso da un’innata curiosità, Calogero Barba colleziona reperti con cui stabilisce un’affettuosa dialettica. Le vestigia di un lontano passato o gli umili resti di una economia povera, sottratti all’oblio, tra le sue abili mani, rivivono come per magia, in virtù della materia sapientemente manipolata e del pigmento, denso di allusive valenze simboliche”.
Nella sua copiosa produzione, con personali e collettive sia nazionali che internazionali, l’elemento caratterizzante è il forte legame con la propria terra, la Sicilia, che dà vita a vere e proprie opere antropologiche, contemplazioni del presente dove la memoria diventa materiale stesso che fluisce nel manufatto artistico.


Sottotesto è un pensiero critico sulla contemporaneità e le sue inquinate digressioni, attraverso cui Barba restituisce la dimensione dell’homo faber e della sua impronta antropica. Nella rivisitazione dell’oggetto estetico si intreccia, dunque, una forte riflessione critica e una denuncia sociale di matrice ambientale. L’arte dialoga con il pensiero ecologico, a cui Barba si accosta già dagli anni ’70, prendendo parte alle lotte studentesche e facendo proprie le riflessioni della poetica di Beuys, a cui nel 2021 ha dedicato la collettiva “Green Image Joseph Beuys 100, nel centenario della sua nascita. Allo spettatore sarà offerta la possibilità di immergersi nel flusso creativo dell’artista, partecipe di una restituzione fatta di sperimentazione materica, esplorazione storica ed antropologica, costruzione della memoria attraverso oggetti simulacri, post naturali, che diventano spazio ridefinito.


Calogero Barba cosciente del valore evocativo della scrittura creativa, dispone il suo suggestivo rapporto con le impressioni visive delle lettere “sottopressione” da cui scaturiscono i ritmi della forma per andare al di là del segno impresso sul bianco della carta.
“Nel tempo della liquidità e del bla bla bla, dei social media diffusi ovunque, tutto è comunicazione, la parola perde di continuo il suo forte significato semantico. La libera scrittura impressa sulla carta interagisce con la dimensione del formato del foglio evidenziando il rapporto con lo spazio, il segno e la fragile materia della carta”, racconta Barba. “Le libere scritture impresse, lontane dalle strutture grammaticali e dall’ordine del discorso lineare, sono disposte sul piano e impresse dal torchio calcografico assumendo il valore di una sosta visiva dello sguardo che non svela il silenzio della stessa storia”, continua a spiegare l’artista che con questa mostra intende contribuire alle attività sociali e culturali a Danisinni e del Mu.S.Da. di cui è membro, ma anche un omaggio a questo piccolo rione che conserva la sua memoria agreste con i suoi orti, i coltivatori, il rapporto con gli animali, una dimensione fortemente umana e senza tempo in una città come Palermo che ha subito profonde ferite causate da un’urbanizzazione talvolta incontrollata e spropositata. 

Redazione Radici

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