Romanzo Quirinale

Romanzo Quirinale

Di Daniela Piesco

A inizio 2022 si voterà per eleggere il nuovo capo dello Stato. Nelle ultime settimane sono iniziate le manovre politiche per lanciare candidature e ipotesi trama di un vero e proprio romanzo Quirinale.

A tre mesi dalla elezione del Presidente della Repubblica è inevitabile un numero sempre crescente di dichiarazioni, prese di posizione di politici e di articoli di giornale circa il prossimo inquilino del Quirinale.

Alcune premesse necessarie al romanzo Quirinale

Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri secondo quanto statuito dall’articolo 83 della Costituzione.

All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranza.Nonostante lo scopo avuto di mira dal costituente, la rappresentanza dei delegati regionali è esigua se rapportata al numero dei membri delle Camere. Pertanto, il coinvolgimento degli enti locali è simbolico più che effettivo. Altresì, si deve considerare che essi sono pur sempre esponenti di partiti politici e che questi ultimi, di solito, si accordano al fine di designare un candidato: pertanto, la loro funzione di rappresentanti degli enti locali è ulteriormente affievolita.

L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell’assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta .La disposizione prevede, in tema di votazione, solo i quorum di cui al comma. A differenza di altre elezioni (ad esempio nazionali, regionali, comunali ecc.) non è previsto che ad una votazione fallita il nome del candidato o dei candidati più votati conservi valore formale, tant’è che può essere sostituito, nella votazione successiva, con nomi nuovi. Pertanto, l’elezione può necessitare anche di molte sedute parlamentari.

Numerose sono state quelle per eleggere Giovanni Leone (23 scrutini, nel 1971) e Giuseppe Saragat (21 scrutini, nel1964). Meno scrutini hanno richiesto, di recente, l’elezione di Giorgio Napolitano (4 nel 2006 e 6 nel 2013) e quella di Sergio Mattarella nel 2015 (4 scrutini). Rapide furono le scelte di Francesco Cossiga (nel 1985) e di Carlo Azeglio Ciampi (nel 1999), entrambi eletti alla prima votazione.

Il mandato presidenziale di Sergio Mattarella scadrà a breve.

Sergio Mattarella è stato eletto il 31 gennaio 2015 e ha giurato il 3 febbraio. Attualmente si esclude il Mattarella bis.

La posizione del Presidente è nota:”anche Giovanni Leone, come Antonio Segni, era contrario alla immediata rielezione del presidente della Repubblica e, parallelamente, all’istituto del semestre bianco”. Il capo dello Stato ha escluso,quindi, un suo secondo mandato come avvenuto per Napolitano. Già quella rielezione fu considerata da molti una forzatura costituzionale e dovrebbe restare un unicum. Mattarella è indisponibile e già pronto a traslocare in una nuova casa

La fine del settennato di Sergio Mattarella coincide con un periodo delicatissimo per le sorti dell’Italia: entro la fine del 2022 sarà necessario allocare una fetta importante ( più di 50 miliardi ) delle risorse messe a disposizione dal piano Next Generation Eu e provare ad approvare una legge elettorale coerente con la nuova composizione di Camera e Senato disposta dal referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari.

In questo contesto, una figura di garanzia come quella del Capo dello Stato giocherà inevitabilmente un ruolo cruciale, dato che dovrà assumersi il compito di mantenere in vita una maggioranza che possa garantire la fine della legislatura,il cui termine naturale è previsto per il marzo del 2023.

Per ora vi sono solo due certezze indubitabili che caratterizzano in questo momento la vicenda

La prima è che i parlamentari (o almeno la loro maggioranza) non vogliono tornare a casa e ambiscono a maturare completamente la loro pensione: per questo sono ostili a possibili elezioni anticipate che il nuovo Presidente della Repubblica potrebbe indire.

La seconda è che nessuno sa quali siano le intenzioni di Draghi a proposito del Quirinale, anche se siamo consapevoli del fatto che una sua decisione a proposito, semmai ne esprimerà una, avrebbe un peso decisivo.

Romanzo Quirinale

Riflessioni importanti sono state presentate da Andrea Manzella in un saggio sul “Presidente del Governo” che sarà pubblicato nel volume ” I Presidenti e la Presidenza del Consiglio dei ministri nella storia della Repubblica”diretto da Sabino Cassese, presso la casa editrice Laterza.

Manzella, che è da lungo tempo uno degli studiosi più importanti e più attenti del nostro ordinamento politico-costituzionale, dedica alla coppia dei due Presidenti(Mattarella e Draghi)delle considerazioni che servono, invece che a fare vane previsioni a chiarire punti essenziali dello stato delle cose fra norme e prassi.

Individuare in anticipo l’identità del nuovo Presidente della Repubblica non è un compito semplice, anche a causa dei meccanismi stringenti che la Costituzione prevede per la sua nomina come innanzi detto (art 83 Cost)

Il saggio di Manzella pone l’accento su un punto più importante nel contesto odierno e al quale si fa non sufficiente attenzione: la trasformazione significativa del ruolo del “Presidente del Governo”, questa volta, legata alla costruzione dell’Unione Europea.

Come viene osservato, quest’ultimo non è solo titolare dell’indirizzo politico del Governo, ma anche, in quanto membro del Consiglio europeo, il rappresentante dell’Italia nella sede di fondamentali decisioni degli stati membri dell’Unione e il tramite più autorevole con ciascuno dei partner europei.

Va da sé che le figure capaci di convogliare un consenso così esteso sono pochissime: la via più semplice sarebbe stata per il prolungamento dell’esperienza di Sergio Mattarella al blindando così l’attuale maggioranza parlamentare.

Ma tramontata l’ipotesi di un secondo mandato di Mattarella, l’alternativa si chiama Mario Draghi. Sin dalla sua nomina a premier Draghi è in cima alla lista dei papabili per il Quirinale: figura di stabilità piace all’Europa, infonde fiducia nei mercati e rassicura gli investimenti e gli investitori.

Ma anche la sua nomina è ostacolata da alcune criticità, in primis una di ordine pratico: a partire dalle prossime elezioni, il Parlamento avrà un terzo dei seggi in meno, e di conseguenza i parlamentari che con ogni probabilità non saranno rieletti hanno tutto l’interesse a proteggere l’attuale maggioranza con Draghi come premier.

Chi sarà il protagonista di Romanzo Quirinale?

Volendo fare una prima scrematura, va ricordato che ad occupare la poltrona della nostra più importante istituzione deve essere un cittadino di almeno 50 anni che goda di pieni diritti politici

In che, in realtà, ci aiuta ben poco: come tra i Papi, anche tra i presidenti della Repubblica non si ricorda a memoria un eletto al di sotto di quell’età. Il più giovane fu Francesco Cossiga, diventato Capo di Stato a 57 anni. Volendo ipotizzare chi sarà il prossimo Presidente, quindi, dovremmo basarci su altre logiche.

Bruno Vespa ha, addirittura, dichiarato al Tg1, in occasione della presentazione del suo ultimo libro, che fare dei pronostici sul romanzo Quirinale «è dilettantistico, meglio aspettare». Ha tutti i connotati di una frase a effetto, visto che nemmeno lui si sottrarrà nelle prossime settimane al solletico di fare o di chiedere delle previsioni sul prossimo inquilino del Colle.

Romanzo o realtà?

Di nomi, nella logica «dilettantistica» di Vespa, ne girano alcuni. Nella logica realistica dei partiti (che, poi, sono quelli che decidono) la cerchia è, invece molto ristretta.

Invero quello che sembra avere le chances più concrete è quello dell’attuale ministro della Giustizia, Marta Cartabia.

Figura autorevole , molto più giovane dei concorrenti, é presidente emerito della Corte costituzionale,fece riportare in Italia i terroristi delle Brigate Rosse dalla Francia, convincendo l’Eliseo ad abbandonare la dottrina Mitterrand. Qualche mese dopo ha firmato la riforma della giustizia penale. Due traguardi da non sottovalutare per chi vuole al Colle una persona concreta più che un politico a cui dare una sorta di premio alla carriera.

Altro nome quello di Silvio Berlusconi .La domanda nasce spontanea : salirebbe al Quirinale alla venerabile età di 85 anni?Considerando che dovrebbe restare in carica sette anni, uscirebbe dal Colle a 92 anni?Senza dimenticare che Berlusconi ha ancora dei processi aperti, il che risulterebbe a dir poco stridente con la carica di presidente della Repubblica che significa anche essere presidente del Consiglio superiore della magistratura. Davvero il centrodestra candiderebbe a capo del Csm una persona che per più di 20 anni si è scagliato a più non posso contro i giudici?

Stesso discorso per Gianni Letta .Ha 87 anni. Vuol dire che alla scadenza del settennato starà per affacciarsi ai 94?

E ancora: Giuliano Amato?

Pierferdinando casini ?

Dalla sua Casini ha la giovane età (65 anni), la lunga esperienza in politica e il suo centrismo che lo rende una figura non divisiva e adatta a fungere da nome di compromesso. Come ha scritto Giorgio Meletti su Domani, Casini “porta in sé quel carattere originario che innerva la storia patria da prima che esistesse la DC, il cromosoma cattolico per cui ogni peccato si perdona, nessun guaio è irrimediabile e cambiare è sempre un rischio”.

Attenzione, però, sempre e comunque, alla figura di Mario Draghi. Lega e Fratelli d’Italia (non certo Forza Italia, che punta al Colle) potrebbero votarlo per ovvi motivi: prima se ne va da Palazzo Chigi e prima si libera la poltrona da presidente del Consiglio. Probabilmente, per lo stesso motivo, il centrosinistra preferirebbe che restasse dov’è.

Daniela Piesco Vice Direttore Radici

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