Violenza donne, Boldrini: battaglia culturale necessaria per estirparla

Violenza donne, Boldrini: battaglia culturale necessaria per estirparla

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Quella contro la violenza sulle donne “è una battaglia culturale necessaria, visto che nel nostro Paese ogni tre giorni una donna viene ammazzata per mano di chi dovrebbe amarla. La Convenzione di Istanbul è una pietra miliare, in quanto stabilisce che la violenza sulle donne è una questione che riguarda gli Stati, perché rappresenta una violazione dei diritti umani delle donne. Non è una questione che si risolve in famiglia, ma lo Stato deve agire e intervenire, prevenendo la violenza e quindi lavorando a livello culturale, proteggendo le vittime, consentendo loro di avere un rifugio, un percorso lavorativo di autonomia e poi perseguendo l’uomo che ha usato violenza”. Così a 9colonne Laura Boldrini, a margine  del convegno promosso presso la Camera dall’Intergruppo per le Donne, i Diritti e le Pari opportunità, di cui è presidente, dal titolo “La Convenzione di Istanbul dieci anni dopo”. L’evento è organizzato in vista della Giornata contro la violenza sulle donne del 25 novembre. “Ancora nel nostro Paese ci sono problemi, perché il sistema delle risorse per i centri antiviolenza è molto farraginoso – denuncia l’ex presidente della Camera -: mi auguro che in questa legge di bilancio venga messo a sistema lo stanziamento per i centri con una programmazione ordinaria, ciò servirebbe molto ai fini di una programmazione”. “Dopodiché il lavoro è culturale – spiega Boldrini –  nel nostro Paese ci sono ancora uomini che pensano che le donne siano un oggetto di loro proprietà, che non accettano di essere lasciati, non accettano la volontà delle donne e arrivano in modo feroce anche a togliere loro la vita”. Secondo la parlamentare, “se non passa culturalmente l’idea che una donna debba essere libera di fare e dire ciò che vuole, ci troveremo sempre a fare i conti con questo problema. Dobbiamo lavorare fin dai primi anni di vita con i nostri figli, con i ragazzi che vanno a scuola. Questo è un lavoro che è stato trascurato, perché ci sono resistenze da parte di una certa politica che non vuole ci sia una formazione al rispetto reciproco, paventando una ‘teoria del Gender’ che non ho mai capito cosa sia ma a mio avviso è solo uno spauracchio per non creare una cultura del rispetto e una maggiore consapevolezza nelle nostre ragazze e nei nostri ragazzi”. Boldrini è autrice di un libro dedicato a questi temi, uscito di recente per Chiarelettere, dal titolo “Questo non è normale”: “Il mio libro – sottolinea – è basato sul fatto che in Italia avvengono molte cose, si dicono parole terribili verso le donne come se fossero assolutamente normali: ‘siccome si è sempre detto o fatto, allora vuol dire che va bene così’. E invece no: si continuano a ripetere stereotipi, modi di dire sessisti che non vanno sdoganati. La misoginia non è goliardia: il libro vuole dire alle nostre donne, alle nostre ragazze di non accettare le piccole grandi discriminazioni di ogni giorno, di prenderne atto e una volta fatto questo si avrà la forza di reagire e ribellarsi a questo stato di cose”. L’autrice aggiunge infine come il volume sia “dedicato agli uomini, agli uomini che sanno voler bene alle donne, a quelli che le valorizzano e le rispettano. Ho voluto fare questa dedica perché, essendo una femminista, non volevo passasse l’idea che le femministe sono tutte arrabbiate contro gli uomini. Io ce l’ho con i violenti e a loro non sono disposta a fare alcuno sconto” ribadisce Boldrini.

Daniela Piesco

Daniela Piesco

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