Le origini del virus:il vero paziente zero

Le origini del virus:il vero paziente zero

Si riaccende il dibattito, di fatto mai sopito, sulla data e il luogo di origine della pandemia di Covid-19 che fino a questa mattina ha provocato a livello mondiale più di 5,1 milioni di morti su 256 milioni di contagi accertati. Secondo un nuovo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Science e rilanciato dal New York Times, che ne intervista l’autore, il primo caso di Covid-19, al contrario di quanto sostenuto dall’Oms, non sarebbe quello, fatto risalire all’8 dicembre 2019, di un uomo che viveva a migliaia di chilometri da Wuhan e che non era mai stato all’ormai drammaticamente noto mercato degli animali, bensì quello di una venditrice del suddetto mercato, ammalatasi tre giorni dopo, l’11 dicembre. A firmare lo studio è un’autorità nel campo della virologia: il professor Michael Worobey, per il quale il caso della venditrice, così come l’analisi dei primissimi casi di Covid-19 a Wuhan, fanno chiaramente pendere la bilancia verso un’origine animale del virus.

Si tratta di una svolta senz’altro importante all’interno del confronto tra esperti che cercano di svelare il mistero dell’origine della malattia ma che finora non sono riusciti a produrre prove incontrovertibili di nessuna teoria. Lo stesso Michael Worobey fa parte dei quindici luminari che avevano pubblicato a metà maggio una lettera aperta, sempre su Science, chiedendo di “prendere seriamente in considerazione” l’ipotesi di una fuga da un laboratorio di Wuhan. Oggi, però, quella di Worobey si presenta come una vera e propria inversione ad U al riguardo. Lui stesso sottolinea che la sua ricerca “fornisce una forte evidenza a favore di un’origine della pandemia attraverso un animale vivo” da questo mercato.

Una delle critiche a questa teoria si basava sul seguente argomento: poiché le autorità sanitarie avevano diramato un allarme dopo la rilevazione di alcuni casi di una malattia sospetta legata al mercato già il 30 dicembre 2019, l’attenzione degli specialisti locali si sarebbe rivolta proprio su quest’area trascurando le altre dell’immenso paese dove vivono più di 1,3 miliardi di persone. Per aggirare questo pregiudizio, Michael Worobey ha analizzato diversi casi segnalati da due ospedali prima che venisse lanciato l’allarme, scoprendo che in effetti anche questi casi sono largamente legati al mercato e quelli che non lo sono, risultano comunque geograficamente concentrati intorno ad esso.

“In questa città di 11 milioni di abitanti, la metà dei primi casi sono legati a un luogo delle dimensioni di un campo da calcio”, ha osservato Worobey rispondendo alle domande del Nyt. “Diventa molto difficile spiegare questa tendenza se l’epidemia non fosse scoppiata in questo mercato”.

Un’altra critica era basata sul fatto che il primo caso identificato non fosse correlato al mercato. Ma mentre il rapporto dell’Oms affermava che il caso in questione presentasse sintomi da Covid dall’8 dicembre, in realtà non li aveva presentati fino al 16 dicembre, secondo quanto ricostruito dal virologo basandosi su una videointervista, un caso descritto in un articolo scientifico e una cartella clinica ospedaliera che fanno luce sul vero decorso sanitario questo presunto “paziente zero” di 41 anni. Dunque, il primo caso noto diventa così quello della venditrice ammalatasi l’11 dicembre, un’ipotesi che vede d’accordo anche il professor Peter Daszak, uno degli esperti inviati dall’Oms a Wuhan nel gennaio 2021, che ha ammesso sempre sulle colonne del Nyt che “la data dell’8 dicembre è stata un errore”.

Redazione Radici

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