Mitologia slava: Rod, Svarog e la creazione del mondo

Mitologia slava: Rod, Svarog e la creazione del mondo

L’universo secondo gli slavi

di Chiara Fiaschetti

Il Dio Rod compare nella Chronica Slavorum redatta da Helmond di Bosau nel XII secolo che descrive il fenomeno della colonizzazione tedesca verso l’Europa dell’Est dove erano stanziate tribù slave ancora pagane.
Rod è probabilmente la più antica divinità primordiale riconosciuta dalla maggior parte delle tribù slave. Alcune culture, tuttavia, attribuiscono la creazione del mondo e dell’universo ad altre figure, come Perun, Dio del tuono e nemico di Veles, Dio legato al mondo ctonio.

Secondo il folklore slavo, all’inizio di tutto esisteva solamente un enorme uovo, sospeso nell’infinito vuoto. Il grosso uovo ospitava Rod che, immerso nel suo sonno profondo, riusciva a vedere tutto ciò che sarebbe accaduto poco dopo il suo risveglio. Dopo un po’ infatti, impaziente, Rod si svegliò e ruppe l’uovo sprigionando luce e tenebra. La luce si tramutò nel cielo e nel sole, mentre l’oscurità generò la terra da dove una grossa e possente quercia si innalzò abbracciando i tre mondi: Prav, il reame divino, Yav quello terrestre e, in fine, Nav, il mondo dell’abisso e dell’oltretomba.
Rod aveva ora bisogno di qualcuno in grado di aiutarlo, così generò Svarog.


Svarog sollevò il cielo e lo separò dalle acque primordiali e, poi, volendo dare vita ad un suolo dove gli uomini potessero progredire e svilupparsi, gettò nelle acque la pietra Alatyr, bianchissima e rovente. A contatto con Alatyr le acque divennero compatte e così, originarono il suolo. Sotto di esso e con l’aiuto di due uccelli, venne messo un grosso serpente così da impedire al suolo di sprofondare. La terra dove le creature terrestri iniziarono poi prosperare era l’isola di Buyan. Alatyr, la preziosa pietra, si trovava proprio lì e sulla sua superficie Svarog incise le prime leggi, le quali avrebbero guidato tutte le creature. Successivamente, secondo la leggenda, Svarog frantumò la pietra in mille pezzi che diedero origine ad altre divinità.

Secondo la versione della Cronaca degli anni passati ( redatta nel XII secolo), Svarog portò le leggi al genere umano, selvaggio e primitivo. L’intervento della divinità portò la monogamia e gli uomini iniziarono così a vivere in modo rispettabile. Questa versione potrebbe derivare dalla prospettiva cristiana e dal suo obiettivo di estirpare alcune delle antiche tradizioni considerate non appropriate. Nei villaggi abitati da tribù slave non ancora cristianizzate veniva, infatti, praticata la poligamia, funzionale al mantenimento o all’ampliamento di “potere” di una stirpe.

Uno dei più importanti figli del Dio Svarog è Dazhbog, generato dopo aver donato le leggi al genere umano.
Dazhbog è spesso accostato al greco Helios. Come la divinità greca, Dazhbog attraversa il cielo con il suo carro infuocato guidato da quattro bellissimi cavalli bianchi, fino a raggiungere l’Occidente. Durante il viaggio sul carro, lo scudo che Dazhbog portava sempre con sé, poco a poco si opacizzava, riempendosi di polvere. Alla fine del viaggio ogni cosa veniva avvolta dall’oscurità, fino al nuovo giorno. Con l’arrivo dell’inverno Dazhbog moriva e lasciava il posto a Morana, Dea della morte e della sterilità. La luce sarebbe tornata con la bella stagione.

Oltre a Dazhbog, Svarog generò Svarozhich. Svarozhich prende il posto di Dazhbog quando questo, calata la notte, si ritira per riposarsi.
Con la sua fiamma illumina e riscalda le notti degli uomini. Si dice, infatti, che Svarog, alla vista dei primi uomini, sprovvisti di luce e avvolti dalle tenebre delle fredde e lunghe notti, abbia lanciato un fulmine che colpì una quercia. La quercia prese fuoco, ma solo sui lunghi rami. Le fiamme spuntavano come fiori e così, gli uomini, volendosi riscaldare, raccolsero le fronde portando calore nelle loro case.

Chiara Fiaschetti

Redazione Radici

Note:
Mila Fois, “Miti Slavi e Russi. Divinità, eroi e creature del folklore.”
Independently published, 2019

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