Un trentino in Svezia: Alessandro Detassis si racconta a MondoTrentino

Un trentino in Svezia: Alessandro Detassis si racconta a MondoTrentino

© Pasi Mämmelä – https://pixabay.com/

È nato a Trento e ora vive a Goteborg. Alessandro Detassis si racconta a MondoTrentino, il portale dell’Ufficio emigrazione della Provincia autonoma di Trento che dà spazio alle storie e alle esperienze dei “nuovi” corregionali all’estero.


La storia di Alessandro.
Ho studiato per diventare geometra ma poi non ho più proseguito dopo il diploma. Ero cosciente del fatto di aver studiato qualcosa che non faceva per me. All’età di 26 anni mi sono trasferito in Svezia con l’idea di aprire un negozio d’abbigliamento, vestiti nuovi ma con una spiccata ispirazione agli anni ‘50, ’60 e ‘70. La fortuna mi ha baciato in quanto dopo solo un mese ho trovato un locale adatto, situato nel centro di Göteborg (zona pedonale di Haga).
Il mio negozio è andato avanti per 12 anni prima di voler provare qualcosa di nuovo. Il mio desiderio di fare nuove esperienze lavorative era dovuto soprattutto al fatto che non riuscivo mai a staccare mentalmente dal lavoro in negozio. Ho trovato subito lavoro, prima come dipendente e poi come manager di una catena dell’usato. Il lavoro mi dà molte soddisfazioni perché diamo in beneficenza tutti i ricavi del negozio (al netto dei costi). Decisamente un lavoro interessante che mi permette di incontrare gente nuova ogni giorno.
La voglia di trasferirmi in Svezia mi è venuta il giorno della mia prima visita a Stoccolma.
La Svezia evidentemente è un paese completamente differente da tanti altri. Un paese moderno e efficiente, dove la gente è molto interessata al problema dell’ambiente. Un paese che permette alle persone di esprimersi culturalmente e musicalmente nel modo che piace.
Sono sposato e ho un bambino che, come dicono tutti i genitori, è il più bello del mondo. I miei genitori abitano ancora a Trento e per questo di tanto in tanto torno a salutarli.
I miei interessi sono in generale due: la musica e il Calcio Trento. Ovviamente non devo spiegarvi cosa rappresenta il Calcio Trento, ma musicalmente ascolto quasi tutto prodotto fra il ‘59 e ‘73, specie se in UK e USA. Da alcuni anni conduco un programma musicale presso la radio locale (radio Partille) dove seleziono e propongo i miei dischi.
Andare in studio ed essere “on air” in tutta Göteborg mi piace molto, in particolare mi piace il fatto di poter raggiungere persone anche molto differenti da me.
Il programma si chiama Boom Boom (come la canzone di J.L.Hooker) ed è ovviamente basato sulla musica della fine degli anni ‘50 e l’inizio degli anni ‘70. A proposito di musica, a tempo perso faccio il dj nei locali della città (oltre ad aver proposto musica anche in mezza Europa), un hobby che mi piace molto.
Come dicevo prima, la Svezia è un paese molto organizzato dove si può fare quasi tutto online, dal prenotare una visita dal dottore a pagare le tasse. Sinceramente non so se anche l’Italia si sia modernizzata in questo modo, ma comunque qui è tutto facile. Io vado al lavoro con i mezzi pubblici e i tram che ci sono tutto il giorno e tutta la notte e passano ogni 10-15 minuti; in pratica noi non usiamo mai la macchina e questo mi rilassa tantissimo. Lo Stato è presente e per i cittadini è facile avere contatto con le istituzioni.
L’organizzazione è quello che più mi impressiona, ma anche la disciplina dei cittadini. Le code sono sempre ordinate e le persone aspettano il proprio turno, senza stress e senza fare i furbi. L’evasione fiscale è vista come il peggio che una persona possa fare (giustamente) e per questo quasi tutti pagano le proprie tasse che poi vengono usate per i servizi dei cittadini. Trovando qualcosa che mi ha colpito negativamente è la solitudine con cui molti anziani vivono la loro vita dopo la pensione o il fatto che le persone spesso non hanno neanche un amico. Per questo “un tot” di svedesi hanno una tendenza alla depressione.
La pandemia in Svezia è stata presa seriamente ma il governo ha deciso di non asfissiare i cittadini. Non c’è mai stato un vero lockdown. Qui il governo ha più che altro “suggerito” cosa fare invece di “imporre” cosa fare. Le mascherine non sono mai state imposte, ma consigliate in determinate situazioni. La gente ha ascoltato molto il governo e infatti gli svedesi in genere si trovano molto all’aperto e distanziati.
Anche nei telegiornali si parla solo marginalmente del virus, parlando più di cosa fare, senza dare numeri del terrore (morti, contagiati, ricoverati, ….) come nei telegiornali italiani.
Sicuramente la Svezia è molto avanti soprattutto per quanto riguarda i diritti delle donne, delle minoranze etniche e delle persone lgtb. C’è un generale rispetto delle differenti persone e anche degli stranieri. La Svezia durante gli anni ha accolto tantissimi rifugiati politici e ha cercato di integrarli con sovvenzioni ed aiuti. Tutte le persone che nascono in Svezia sono cittadini svedesi (si può avere la doppia cittadinanza), sicuramente una grossa differenza rispetto all’Italia.
Uno dei grossi problemi della Svezia è l’alcolismo.
In Svezia la vendita dell’alcol è in mano allo stato ed esistono particolari negozi solo per alcolici. A mio dire lo stato svedese negli anni ha gestito molto male il problema. Lo stato svedese secondo me è un po’ inesperto o comunque non ha mai provato a risolvere questa piaga.
Mi sento integrato nella società svedese ma io non sarò mai svedese come ormai non mi sento più italiano. Diciamo che cerco di prendere il meglio dalle due società e se parliamo di politica dirò che mi sento più svedese. Se parliamo di cibo risponderò invece che mi sento italiano.
Mando un saluto a tutti i trentini!”
.aise

Redazione

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