La malattia nella tragedia greca antica

La malattia nella tragedia greca antica
                
                           Di Apostolos Apostolou 

Il significato della tragedia greca antica è la mimesi e la catarsi. Secondo Aristotele «la tragedia è mimesi di un’azione seria e compiuta in se stessa, con una certa estensione; in un linguaggio abbellito di varie specie di abbellimenti, ma ciascuno a suo luogo nelle parti diverse; la quale, mediante una serie di casi che suscitano pietà e terrore, ha per effetto di sollevare e purificare l’ animo da siffatte passioni.» (Aristotele Poetica VI. 1449b,24-25)

Secondo la tragedia greca antica la malattia non la puoi scegliere. Ti accade è una violenza della natura. Non puoi dire per esempio scelto tra l’essere sano e l’essere malato. La malattia è purtroppo, una realtà della nostra vita. E’ una disarmonia del corpo, della tranquillità, dello spirito, del desiderio, della felicità, e dell’amore. La parola cosmos in greco significa appunto ordine e insieme armonia. L’armonia deve necessariamente rimanere prigioniera della malattia, perché cosi è il gioco della vita.

La malattia è l’assenza in ogni forma pura, è la certezza della ricompensa della morte. Ecco perché Euripide dice: «δυσχερῆ γε μὴν τἄνδον ὁράματα, ὦ ξένε, τελαμῶνές τε ἀνάπλεῳ καὶ ἄλλα σημεῖα τῆς νόσου· αὐτός τε οὐχ ἡδὺς ξυγγενέσθαι ὅταν ἡ ὀδύνη προσπέσῃ. καίτοι λελώφηκε τῷ χρόνῳ τὸ πολὺ τῆς νόσου, κατ᾽ἀρχὰς δὲ οὐδαμῶς ἀνεκτὸς ἦν» Cioè «o straniero, sono ripugnanti le cose che puoi vedere qui dentro, le bende intrise e altri oggetti, segni della malattia. E poi non ti sarà piacevole starmi accanto quando il dolore mi assale, anche se col tempo gli accessi si sono per la maggior parte alleviati, perché all’inizio non era proprio possibile sopportarli»


Nel pensiero greco esiste un’ontologia di malattia. La malattia viene presentata come una fiera. Secondo Sofocle la malattia è (νοσω διαβόρω) cioè “malattia divoratrice” questo possiamo vedere con Filottete. Il dolore, la paura, l’angoscia, sono istanze utilizzante della tragedia greca antica ma il grande nemico dell’ uomo è la malattia. Perché la malattia apre la porta alla morte. Euripide vede questa porta della morta nell’opera di Alcesti quando dice: “…alla casa dei morti un essere alato”. La malattia è il volgere (μεταβολή), è rovesciamento (περιπέτεια), anche affezioni dell’anima (παθήματα). Infine la sanità ti accade e non la senti, mentre la malattia ti accade e la senti.

Anche nelle Trachinie, Sofocle descrive la morte di Eracle, dovuta ad una veste avvelenata (o infetta), donatagli dalla moglie Deianira, nel tentativo di riconquistarlo. E poi secondo tragedia di Sofocle Edipo re, abbiamo una epidemia per il popolo di Tebe. Edipo è impegnato a debellare una grande epidemia che tormenta Tebe, la sua città, mentre una folla supplicante si pone attorno a lui per chiedergli di salvarli dalla fame e dal contagio; Edipo, sovrano illuminato e sollecito verso il proprio popolo, afferma di aver già mandato Creonte, fratello della regina della città di Tebe ad interrogare l’oracolo di Delfi sulle cause della grande epidemia. Al suo ritorno Creonte rivela secondo l’oracolo di Delfi, che la città è contaminata dall’uccisione di Laio, che era il precedente re di Tebe, che è rimasta impunita: il suo assassino vive ancora in città come imprecazione, maledizione e finché questi non sarà identificato e esiliato o ucciso, la pace e la prosperità non potranno tornare.

Edipo chiedeva altre informazioni a Creonte, e lui continua dicendo che al tempo in cui la città era sotto l’incubo della Sfinge, Laio stava andando a Delfi quando, lungo la strada, fu assalito da dei briganti dai quali, secondo il racconto di un testimone, fu ucciso. Sfinge pone un enigma e solo quando uno trovava la soluzione dell’enigma, l’epidemia fermerà a Tebe. Edipo era lui che trovava la soluzione dell’enigma. L’enigma era qual è l’essere che ha una sola voce e appena nato usa quattro zampe, poi due e infine tre e che più gambe ha più è debole. Edipo ha risposto l’uomo e cosi fermata l’epidemia.


Vediamo nella cultura greca antica che tra malattia e medicina esiste un’ antitesi che si trova in una guerra. «Un giorno Aristotele era ammalato e il medico gli impartì un ordine (προσέταξε δὲ αὐτῷ ὁ ἰατρὸς πρόσταγμά τι). Quegli allora disse: “Non curarmi come un bovaro o un contadino, ma insegnami prima la causa (ἀλλὰ διδάξας πρότερον τὴν αἰτίαν), e così mi renderai pronto a obbedire (οὕτως ἕξεις ἕτοιμον πρὸς τὸ πείθεσθαι)”, mostrando con queste parole che non si deve somministrare niente senza enunciarne la causa»

La malattia esiste anche nelle opere di commedia greca antica. Per esempio Aristofane, in una sua commedia (Pluto), ne da una divertente descrizione. Che devono fare i malati per avere una terapia. Durante la notte il Dio gli appariva e prescriveva loro i rimedi necessari. Il giorno successivo il malato raccontava la sua visione e, di conseguenza, veniva sottoposto al trattamento ordinato.
Secondo pensiero della tragedia greca antica tutto nasce dalla differenza tra sanità e malattia. Malattia, era uno squilibrio degli elementi del corpo secondo Ippocrate e Platone. Cosi la malattia insorgesse quando nell’organismo si verificava una rottura dell’equilibrio esistente tra i quattro umori fondamentali. Abbiamo una teoria umorale, questa teoria troviamo nella tragedia greca antica secondo la quale il nostro corpo sarebbe governato da quattro umori diversi (sangue, bile gialla, bile nera, flemma), che combinandosi in differenti maniere condurrebbero alla salute (crasi), nel caso in cui questi siano in proporzioni ed equilibrio, o alla malattia (discrasia), se uno o più di uno fossero in eccesso.

La malattia anche è insulto, sfrenatezza, della natura, del diritto, dell’equilibrio, questo che si chiavano i greci antichi ύβρις una parola che significa la superbia degli individui, una superbia che prende la forma di empietà.


Apostolos Apostolou
Scrittore e Docente di Filosofia ad Atene.

Corrispondente Progetto Radici

Atene Grecia

Redazione@progetto-radici.it

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