La Papolatria

La Papolatria

L’Opinione di Roberto Chiavarini

La Papolatria, si manifesta quando qualcuno tenti, ostinatamente, di porre il proprio sigillo (o bocca o becco o lingua) su ogni argomento … (della quale sindrome, ne sono rimasti contagiati perfino molti Papi della Storia della Chiesa, anche recenti, da qui la Papolatria) …

… che, poi, è la presunzione dei tanti, i quali, molto più modestamente laici, pur in possesso di un pezzo di carta qualsiasi, ormai inflazionato (naturalmente, fatti salvi gli studenti e le Istituzioni scolastiche di assoluto e riconosciuto prestigio), ovvero
quello ottenuto con il lasciar passare di “certi” professori, pretendono di porsi su un piano di superiorità per “grazia ricevuta” e, quindi, su un livello più alto rispetto a tutti gli altri individui, in realtà, senza alcuna competenza, senza alcuna professionalità e, soprattutto, senza alcuna esperienza (assolutamente necessaria per conoscere le complesse dinamiche sociali) .

Certo, non è una novità (quella di alcune frange della Società che si sentono superiori) … ricordo che ai tempi degli storici “Moti Studenteschi” (i miei tempi) gli studenti del Liceo Classico si ammantavano tutti, o quasi, del “complesso di superiorità”, per grazia divina, rispetto agli studenti degli altri Istituti
Diventavano tutti o quasi, estremisti di sinistra, fumavano le “spaccapolmoni” e inneggiano principi proletari, ma poi facevano i “figli di papà”.

E poi abbiamo visto negli anni a seguire, come hanno rovinato l’Italia, una volta entrati nelle stanza dei bottoni.

Una regola di Ragioneria, stabilisce che, più aumenta la produzione (in questo caso, di Titoli scolastici senza valore), più scema il prodotto .

Caratteristiche negative, che si evidenziano allorquando, questi individui, messi alle strette da chi è molto più preparato e istruito di loro, reagiscono come fa qualsiasi naufrago incapace di galleggiare (in questo caso sul mare della vita) e, di conseguenza, finiscono per affogare miseramente nella loro più totale ignoranza (in quanto “ignorano” financo del perchè siano venuti al mondo) .

A tal proposito, così si esprimeva, perfino ai suoi tempi, Antonio Gramsci:

Lo studentucolo che sa un po’ di latino e di storia … che è riuscito a strappare uno straccetto di laurea alla sorveglianza e al lasciar passare dei professori, crederà di essere diverso e superiore anche al miglior Operaio”…
ANTONIO GRAMSCI

E cosa dire di ciò che scriveva ancor prima, Lev Tolstoj :

“Ogni istruzione seria s’acquista con la vita, non con la scuola …”.
LEV TOLSTOJ

E allora, lasciate che la gente comune, a qualsiasi area culturale essa appartenga, possa formulare il proprio libero pensiero ed esterni i propri dubbi come meglio ritenga, senza subire la violenza della imposizione del pensiero unico, molte volte dettato da frange radicali ed estremiste, detentrici di titoli senza valore, sicuramente minoritarie ma egemoni nel paese …

Lasciate che ogni uomo utilizzi la propria logica …

Cosa è la logica ?
Ne parleremo in un’altra occasione …

ROBERTO CHIAVARINI
Opinionista di Arte e Politica

Redazione

Un pensiero su “La Papolatria

  1. «Qui se ipsum laudat, cito derisorem invenit»
    «chi si loda presto trova chi lo deriderà»
    (Publius Syrius. Sententiae)

    Roberto Chiavarini acutamente discetta l’argomento della presunta superiorità
    intellettuale di taluni individui, con peculiare riferimento a coloro che si fondano
    unicamente sui loro titoli accademici per ritenersi migliori del prossimo.
    L’articolista, condivisibilmente, biasima con veemenza siffatta forma mentis, te-
    matizzando il valore dell’esperienza pratica e della perizia effettiva, piuttosto che la
    pretta, a volte infeconda, cultura accademica.
    La censura alla “papolatria”, id est alla proclività di certuni a far valere la propria
    iudicandi ratio, cioè la propria logica del giudizio relativamente a qualsivoglia ra-gionamento, è patente e icasticamente enunciata.
    L’utilizzo di riferimenti a Gramsci e Tolstoj inserisce intensità al contenuto, met-
    tendo in evidenza l’istanza di uno spirito emancipato e interpretativo, che inceda ol-tre gli stereotipi culturali.
    Chiavarini sottolinea come, sovente, tali soggetti si rivelino inadeguati.
    A dimostrazione, certi studenti del passato i quali pensavano di essere migliori
    degli altri, bensì che si sono rivelati una delusione allorché hanno fatto ingresso nell’universo lavorativo.
    Chiavarini, illuministicamente, esorta a dare la stura alle proprie idee, ricusando
    surrettizie imposizioni.

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