L’Italia post-populista e malinconica fotografata dal CENSIS, un monito per tutti a cambiare rotta!

L’Italia post-populista e malinconica fotografata dal CENSIS, un monito per tutti a cambiare rotta!

Dario Patruno

Il Censis, Centro Studi Investimenti Sociali, è un istituto di ricerca socio-economica fondato nel 1964.

A partire dal 1973 è diventato una Fondazione riconosciuta con Dpr n. 712 dell’11 ottobre 1973.

Leggo dal sito che “Il Censis svolge da oltre cinquant’anni una costante e articolata attività di ricerca, consulenza e assistenza tecnica in campo socio-economico. Tale attività si è sviluppata nel corso degli anni attraverso la realizzazione di studi sul sociale, l’economia e l’evoluzione territoriale, programmi d’intervento e iniziative culturali nei settori vitali della realtà sociale: la formazione, il lavoro e la rappresentanza, il welfare e la sanità, il territorio e le reti, i soggetti economici, i media e la comunicazione, il governo pubblico, la sicurezza e la cittadinanza.”

Ma il 56° rapporto, pubblicato il 2 dicembre, interroga gli italiani e li sprona a fare meglio.

La rinnovata domanda di prospettive di benessere degli italiani si esprime in alcuni numeri significativi che incidono sulle esistenze degli italiani: IL 61% DEGLI ITALIANI TEME CHE POSSA SCOPPIARE IL TERZO CONFLITTO MONDIALE, IL 59% IL RICORSO ALLA BOMBA ATOMICA, IL 58% CHE L’ITALIA ENTRI IN GUERRA. CON L’INGRESSO IN UNA NUOVA ETÀ DEI RISCHI, EMERGE UNA RINNOVATA DOMANDA DI PROSPETTIVE DI BENESSERE E SI LEVANO AUTENTICHE ISTANZE DI EQUITÀ, NON PIÙ LIQUIDABILI COME «POPULISTE». QUELLA DEL 2022 NON È UNA ITALIA SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI: SI CERCA UNA PROFILASSI PER L’IMMUNIZZAZIONE DAI PERICOLI CORRENTI. MA I MECCANISMI PROIETTIVI, CHE SPINGEVANO LE PERSONE A FARE SACRIFICI PER ESSERE MIGLIORI, ADESSO RISULTANO INCEPPATI E LA SOCIETÀ INDULGE ALLA MALINCONIA. TRA DE-GLOBALIZZAZIONE E PROVE DI FRIEND-SHORING ALL’ITALIANA: IL RIPOSIZIONAMENTO LATENTE DEL SISTEMA ECONOMICO.

Ma quali sono i grandi eventi della storia che hanno fatto irruzione nelle vite individuali: la pandemia perdurante, la guerra cruenta alle porte dell’Europa, l’alta inflazione, la morsa energetica. E la paura straniante di essere esposti a rischi globali incontrollabili. La reazione è la sfiducia nel voto come strumento per cambiare, l’astensione risulta pari al 18%. La quasi totalità degli italiani è convinta che l’impennata dell’inflazione durerà a lungo (97%) e questo aumenta l’incertezza del futuro.

Il costo dei grandi eventi della storia si esplica nell’inceppamento dei meccanismi protettivi e la malinconia sociale.

Il rapporto analizza l’ingresso in una nuova età dei rischi e del senso d’insicurezza che viene definita una società dei “senza”: territori senza coesione sociale, scuola e università senza studenti, sanità senza medici.

La deglobalizzazione a chi conviene? Il L’Italia sembra avere già iniziato a perseguire una propria strategia di friend-shoring intensificando gli scambi con i Paesi europei, con l’area nord-americana e con i Paesi del Mediterraneo. Il termine friend-shoring non è altro che un neologismo che prende le mosse dai più datati re-shoring e on-shoring. Si tratta, in breve, di rilocalizzare alcune fasi della produzione in paesi amici, che condividono il sistema di valori – o di interessi – e l’allineamento geopolitico del paese di riferimento. Alcune aziende americane, Apple compresa, da qualche tempo stanno rilocalizzando alcuni passaggi della propria filiera dalla Cina verso paesi come Taiwan, India e Vietnam più vicini agli interessi statunitensi.

La ristrutturazione del sistema d’impresa accelerata dalla crisi energetica esige di ripensare il modo di essere e fare impresa. Il grave squilibro tra costi e ricavi penalizzerà le microimprese.

Dulcis in fundo, la Pubblica Amministrazione si rinnova poco. Negli ultimi ventanni ha perso 260.000 dipendenti ed emerge “una spinta dall’oligarchia tecnocratica” che accresce l’insoddisfazione dei cittadini.  I principali motivi che causano il cattivo funzionamento della Pa, secondo i cittadini insoddisfatti, sono l’eccesso di burocrazia (31,4%), la scarsa motivazione del personale (29,2%), la cattiva organizzazione (17,5%) e l’interferenza della politica nelle nomine dei dirigenti (12,9%). Il 6,3% degli insoddisfatti indica come motivo principale del cattivo funzionamento della Pa il ricorso ancora limitato alle tecnologie digitali.

Se si dovesse sintetizzare questa fotografia prenderei a prestito le parole dello scrittore Maurizio De Giovanni: “La gente ha fame, ha paura, è preoccupata”.

Ma la tendenza ad invertire la rotta è fatta di best practice che vanno implementate e ove già esistono, potenziate.

Quando ti viene data la possibilità di scegliere se avere ragione o essere gentile, scegli di essere gentile”, è una frase del Dr Wayne W. Dyer, uno psicoterapeuta americano, tratta dal film “Wonder”.

E’ un modo per affidarsi ad una speranza che nasce dal comportamento di ognuno di noi e rende la vita migliore e degna di essere vissuta.

Redazione

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