Scuola, il disastro degli insegnanti di sostegno

Scuola, il disastro degli insegnanti di sostegno

Sempre più precari, con più alunni, con più compiti e responsabilità e senza specializzazione ed aggiornamenti.

Sembra ormai un tiro al bersaglio contro i docenti di sostegno, non c’è pace nella scuola italiana e soprattutto regna sovrana la discriminazione tra docenti e docenti di sostegno; quest’ultimi spesso e ingiustamente nell’occhio del mirino. Non dovrebbe essere cosi, i docenti di sostegno sono una risorsa per la scuola, rappresentano un valore aggiunto ed assolvono ad un ruolo didattico, sociale educativo e  umanitario che dovrebbe indurre ad un maggiore rispetto ed a  una maggiore considerazione per la loro azione di sostegno a favore dei soggetti disabili che con il loro prezioso aiuto, dedizione, amore  e professionalità li guidano per superare i  gap  dell’apprendimento e con grande pazienza ed impegno  guidarli verso il recupero parziale o totale delle loro capacità psicofisiche.

Una mission quella dei docenti di sostegno che li aiuterà pian piano ma concretamente ad inserirsi nella società, a migliorare il rapporto con la famiglia, con se stessi e con gli altri. Una funzione meritoria, dunque,  quella dei docenti di sostegno che meriterebbero una maggiore attenzione e considerazione non solo nei giudizio dei media e dei social ma anche da parte dello stesso mondo della scuola. Eppure non è cosi, spesso le diatribe tra gli stessi docenti portano a scontri e polemiche che non giovano a nessuno, tantomeno ai soggetti portatori delle più diverse disabilità. I docenti di sostegno vengono accusati di impegnarsi poco o quel tanto necessario, di non essere spesso all’altezza della situazione, di conseguire scarsi risultati nell’azione di recupero o di sostegno,  di non aggiornarsi e specializzarsi con la dovuta frequenza per porre in essere metodi di recupero didattico e  psico-fisico ampiamente sperimentati con risultati assai lusinghieri e  che di certo gioverebbero nel quotidiano rapporto con gli alunni a loro affidati. C’è poi il problema del rapporto con i genitori, il vero tallone d’Achille  di questa annosa querelle; i genitori spesso sono convinti che una volta affidati i loro figli alla scuola il loro compito deve ritenersi concluso; il che tradotto in parole povere significa che la scuola e nella fattispecie i docenti di sostegno dovrebbero farsi carico di tutto, insegnare, educare ma anche curare la salute dei ragazzi magari somministrando i medicinali agli orari programmati o ponendo in essere idonee terapie riabilitative come se la scuola fosse una clinica privata o una succursale della ASL

Siamo all’assurdo , a quell’assurdo che rende i rapporti scuola, genitori, docenti e studenti complicato a detrimento di quelli che dovrebbero essere gli obiettivi conclamati per i quali si fa poco, molto poco, che lascia le acque stagnanti che non giovano alla scuola, alla società ed alle famiglie.  Nella scuola italiana in dieci anni gli alunni con disabilità sono aumentati del 50% e sono accolti in poco più della metà delle classi italiane. Tutti i numeri della mala gestione sono riportati nel dossier del Ministero. Gli alunni disabili sono  in costante aumento nelle classi italiane; i docenti di sostegno risultano sempre più precari e indaffarati a seguire anche più di un alunno, anche senza la specializzazione prevista.

Una recentissima pubblicazione del ministero dell’Istruzione sugli “alunni con disabilità del 2021/2022” mette in luce una situazione dell’integrazione degli alunni H che probabilmente necessita di un nuovo intervento normativo. Se da un lato infatti l’inclusione nelle classi degli alunni disabili è il fiore all’occhiello dell’istruzione italiana, che quasi mezzo secolo fa mise in soffitta le classi differenziali, da un altro canto la sua gestione pratica, in base ai numeri contenuti nel dossier, è un mezzo disastro. Due anni fa, infatti, le classi della scuola statale accoglievano più di 283mila alunni diversamente abili, pari al 3,8% dell’intera popolazione scolastica. Dieci anni prima, nel 2010/2011, se ne contavano 189mila e rappresentavano il 2% del totale. Nell’arco di due lustri, la presenza degli alunni H nelle scuole di stato si è incrementata del 50%. Un aumento progressivo che ha fatto emergere alcune distorsioni del sistema, come quella dei docenti di sostegno o della concentrazione degli stessi alunni in una parte delle classi. I 283mila alunni affetti da disabilità sono infatti accolti in poco più di metà delle classi italiane: il 53%. In altre parole, soltanto 198mila classi su un totale di 376mila accoglievano almeno un alunno disabile. Per decodificare la media di 1,4 alunni disabili per classe, basti dire che circa metà delle classi accoglieva due alunni in difficoltà.

E passando dall’altra parte della cattedra, sul versante dei docenti di sostegno, emergono altre incongruenze. Due anni fa, la percentuale di insegnanti specializzati sul sostegno ha fatto segnare il record assoluto: il 20,3% del totale dei docenti in servizio. Dieci anni prima la quota si fermava a poco più del 12% e vent’anni prima all’8,6%. L’incremento dei docenti di sostegno ha determinato una corrispondente lievitazione dei costi per la collettività che oggi si aggirano attorno ai 6 miliardi di euro. E neppure sostenendo questa spesa il servizio sembra soddisfacente. Perché il 54% degli interessati gestisce due o più alunni disabili.

E nell’anno di riferimento dello studio si raggiunge anche il record di insegnanti di sostegno precari sul totale. Se nel 2010/2011 su 96mila e 500 docenti specializzati 36mila e 500 erano supplenti, il 38%, dieci anni dopo le percentuali si sono quasi invertite: nel 2020/2021, su un totale di 184mila e 400 insegnanti di sostegno in servizio 103mila e 700 erano precari: il 56%. Il dossier sorvola sul possesso dei titoli di specializzazione. A causa del contingentamento dei posti da parte del ministero e delle università italiane, che organizzano i corsi di specializzazione a numero chiuso, una consistente fetta di docenti di sostegno in cattedra (almeno il 30%) era sprovvisto del titolo di specializzazione. Aggravando la già precaria situazione di un servizio che si rivolge agli alunni più fragili. Volgendo lo sguardo ad oggi, non sembra che la situazione sia migliorata.

Anzi. Dai pochi dati messi a disposizione dal ministero per l’anno scolastico appena iniziato emerge che, al contrario di quello che avviene ormai da diversi anni per il complesso degli alunni italiani, in calo, quelli affetti da disabilità continuano ad aumentare superando nel 2022/2023 le 290mila unità. E si tratta di un dato ancora provvisorio che quasi certamente è destinato a incrementarsi ulteriormente. Oggi, la presenza dei disabili in classe sfiora il 4% del totale degli alunni. Con record alla primaria e alla secondaria di primo grado dove la loro presenza è ormai prossima al 5%. L’auspicio è quello di mettere da parte contrasti, rivalità e presunzioni per realizzare una scuola inclusiva, aperta al contributo di tutti e fiore all’occhiello nei processi educativi e di apprendimento.

Marcario Giacomo

 

Redazione

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