La fine del campo largo

La fine del campo largo
Fonte immagine: WIkimedia Commons

di Donatello D’Andrea

Il segretario del Partito Democratico, Enrico Letta, in una lunga intervista rilasciata al quotidiano Repubblica, in cui ha sostanzialmente parlato dei principali temi che intende affrontare in campagna elettorale, ha anche fatto alcuni riferimenti all’alleanza tra il Movimento Cinque Stelle e il suo partito.

In maniera molto netta ha ribadito che «il percorso comune si è interrotto» con la caduta del governo di Mario Draghi. Si tratta della prima volta che Enrico Letta parla in maniera così chiara, netta e decisa della sua intenzione di interrompere ogni possibilità di alleanza con il partito di Giuseppe Conte.

Nei giorni scorsi, in realtà, il segretario dem aveva soltanto affermato che ricucire con i grillini, i quali sono stati accusati di aver favorito la caduta dell’esecutivo guidato dall’ex BCE, sarebbe stato molto difficile e che le possibilità di presentarsi assieme alle elezioni del prossimo 25 settembre erano ridotte al minimo.

Oggi, invece, le cose sono radicalmente cambiate e nell’intervista è arrivata una netta chiusura ad ogni possibilità di alleanza.

È la fine del campo largo?

Il cosiddetto “campo largo” ha avuto origine nel 2019 per volontà di Nicola Zingaretti, ex segretario dem, ma sembrava essere diventata un’alleanza strutturale soltanto dopo la caduta dell’ultimo governo Conte. In realtà, anche in questa alleanza, non sono mancati problemi. Alcuni esponenti del PD – e del M5S stesso – mal digerivano il fatto di essere alleati. Le prime spaccature sono venute fuori proprio sotto Draghi e in occasione dei voti sull’invio delle armi all’Ucraina.

Con la fine dell’esperienza draghiana parrebbe essersi conclusa anche la breve parabola del campo largo. Letta, infatti, si sta rivolgendo più verso il centro, a Calenda e forse a Di Maio – che difficilmente tornerebbe da Conte. Incerta è la collocazione di Matteo Renzi, ma il segretario del Partito Democratico non ha affermato che “parlerà con tutti”. Appare chiaro che nemmeno lui abbia una strategia elettorale chiara in fatto di alleanze e non si sa se il segretario sia conscio dei rischi che correrebbe in caso di corsa solitaria. Inoltre, entrambi i leader di partito stanno costruendo il proprio fronte elettorale dialogando con partiti con cui condividono il bacino elettorale – Letta con Azione e Italia Viva, i quali sono molto forti in Toscana, Lazio e in alcune aree della Lombardia a trazione democratica, Conte con Articolo Uno, forte al Sud – il rischio è quello di spostare pochi voti ed essere penalizzati nei grandi collegi elettorali.

Il 25 settembre, infatti, si voterà con una legge elettorale mista che premia le coalizioni. Correre da soli, sia per Letta che per Conte, potrebbe rivelarsi una scelta fatale. In queste condizioni, ottenere un buon risultato in solitaria sarebbe quasi impossibile ed entrambi i partiti ne riuscirebbero fortemente ridimensionati. Competere con il centrodestra, il quale, nonostante le beghe interne che poco hanno a che vedere con la legge elettorale, resta la coalizione da battere e l’unica con la capacità di compattarsi in occasione degli appuntamenti elettorali, sarà molto difficile. Al contrario, i numeri che i due partiti otterranno – soprattutto nei collegi uninominali – saranno irrisori e, di conseguenza, insufficienti per pesare in Parlamento.

Redazione Radici

Donatello D'Andrea

Donatello D'Andrea

Classe 1997, lucano doc (non di Lucca), ha conseguito la laurea in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali e frequenta la magistrale in Sistemi di Governo alla Sapienza di Roma. Appassionato di storia, politica e attualità, scrive articoli e cura rubriche per alcune testate italiane e internazionali.

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