Papa Francesco riforma la curia romana

Papa Francesco riforma la curia romana

Svolta epocale della Chiesa che cambia: No ai faccendieri ed ai mercanti del tempio 

Nella solennità di Pentecoste è entrata in vigore la Costituzione apostolica “Praedicate Evangelium”, uno degli atti qualificanti dell’attuale pontificato. Con questo documento, promulgato (finora solo in lingua italiana) il 19 marzo e poi in editio typica il 31 marzo, papa Francesco ridisegna la Curia Romana e introduce un principio in qualche modo “rivoluzionario” che potrà avere ripercussioni a livello di Chiese particolari.

Numerosi i cambiamenti nella struttura curiale. Spariscono le vecchie denominazioni (Congregazioni, Pontifici Consigli) e i 16 dipartimenti della Santa Sede vengono chiamati Dicasteri. Rimane la Segreteria di Stato ma perde molte delle sue attribuzioni e non sarà più l’architrave della Curia, come aveva voluto Paolo VI e confermato Giovanni Paolo II.

Cambia anche l’ordine di precedenza. Al primo posto ci sarà il Dicastero per l’Evangelizzazione (direttamente presieduto dal Papa con due pro-prefetti nelle sezioni in cui è diviso) e solo dopo quello per la Dottrina della fede (che storicamente aveva sempre la prima posizione tra le vecchie Congregazioni). Segue il nuovo Dicastero per il Servizio della carità, che precedentemente era un semplice Ufficio, quello dell’Elemosineria apostolica. Piccola ma significativa novità: nel testo si parla di “Segreteria generale del Sinodo” e non di “Segreteria generale del Sinodo dei vescovi” come tuttora si chiama questo organismo extra-curiale. Segno forse che quel “dei vescovi” è destinato a dissolversi. Nei vecchi ordinamenti della Curia Romana era previsto che il segretario di Stato e i prefetti delle Congregazioni fossero cardinali. Tutto questo sparisce.

Gli unici due incarichi per cui è esplicitamente stabilito che siano presieduti da un porporato sono il prefetto della Segnatura apostolica e il coordinatore del Consiglio per l’economia. Per il resto viene stabilito che «qualunque fedele può presiedere un Dicastero o un organismo, attesa la peculiare competenza, potestà di governo e funzione di questi ultimi». E questo in virtù del principio che la «potestà di governo nella Chiesa non viene dal sacramento dell’ordine, ma dalla missione canonica» ricevuta dal Papa con il conferimento dell’ufficio. Un principio in qualche modo “rivoluzionario” che potrà avere importanti ripercussioni nel futuro della vita ecclesiale, anche a livello diocesano (con le figure dei vicari generali ed episcopali, ma prima bisognerà emendare il Codice di diritto canonico).

Finora l’opinione prevalente e la prassi consolidata postconciliare era quella che vedeva la potestà di governo essere connessa al sacramento dell’Ordine, con la conseguenza che nei ruoli apicali della Curia potevano sedere solo sacerdoti o vescovi, con o senza la dignità cardinalizia. Così prevedeva la precedente Costituzione apostolica che regolava la Curia, la Pastor Bonus del 1988. Presentando la nuova Costituzione apostolica il gesuita Gianfranco Ghirlanda (preconizzato cardinale da papa Francesco domenica scorsa), ha ricordato però che la questione – «molto complessa» e che «divide gli autori» – fu dibattuta «ripetutamente nel Concilio Vaticano II, ma alla fine questo non l’ha voluta dirimere nel senso dell’origine dal sacramento dell’Ordine».

Tanto che già in alcune norme canoniche postconciliari, sottolinea Ghirlanda, viene fatto valere il principio che la potestà di governo deriva dalla missione canonica conferita dal Papa. In attesa di vedere quali incarichi saranno affidati a laici e laiche, Francesco domenica ha comunque annunciato che farà cardinali i due prefetti delle Congregazioni per il culto divino e per il clero, che prevedibilmente rimarranno alla guida dei rispettivi nuovi Dicasteri.

Dopo l’entrata in vigore della nuova Costituzione apostolica si attende anche la nomina dei nuovi vertici dei Dicasteri. Di per sé hanno già superato i 75 anni i prefetti delle vecchie Congregazioni (ora Dicasteri) per la Dottrina della fede, per le Chiese orientali, per i Consacrati, per l’Educazione cattolica, per il Servizio umano integrale, nonché il Penitenziere maggiore. Nel corso dell’anno raggiungeranno poi l’età pensionabile i prefetti del Dicasteri per i Laici e di quello delle Cause dei santi.

Il Papa comunque può sempre derogare dai limiti di età. Soprattutto però, dopo la  “Praedicate Evangelium” sarà necessario approvare un nuovo Regolamento generale della Curia Romana, nonché quelli interni alle istituzioni vaticane. Non solo. Alcune novità introdotte, come ad esempio la sparizione della Camera apostolica, vanno anche ad intaccare le norme per il Conclave, quindi sarà necessario emendare anche la “Universi Dominici Gregis”. Senza contare poi che, secondo il cardinale Oscar Andres Rodriguez Maradiaga, coordinatore del Consiglio di cardinali che più da vicino ha collaborato col Papa per la nuova Costituzione apostolica, sarà ora necessario mettere mano alla revisione dell’intero Codice di diritto canonico.

Un passaggio epocale nella Storia della Chiesa che nei secoli  ha visto alternarsi luci ed ombre in  materie delicate  come la famiglia, la  indissolubilità del matrimonio e le sue eccezioni  Nella nuova Chiesa di Papa  Francesco  non ci sarà più posto per i mercanti del tempio, per coloro che utilizzano la missione sacerdotale o episcopale per motivi personali e di potere. Spazio ai sacerdoti giovani, ai sacerdoti di frontiera a quelli che hanno fatto dell’amore, della umiltà, della fratellanza e della dedizione l’unica ragione alla base della loro missione nel mondo al servizio dei più deboli, dei più fragili, degli ammalati e di quanti soffrono nel corpo e nello spirito. Il messaggio à chiaro e forte!

Giacomo Marcario

Redazione

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