Art. 21 della Costituzione

Art. 21 della Costituzione

Mi rifaccio all’art. 21 della Costituzione che recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” … ed io lo faccio.

IL LAVORO
Il lavoro nobilita l’Uomo …

Le Leggi e la Burocrazia, che condizionano e circoscrivono la libertà di impresa, alienano l’Uomo …

La disoccupazione, umilia l’Uomo …

L’assistenzialismo, distrugge la attività creativa dell’Uomo, rendendolo schiavo del “Potere” che,
quell’assistenzialismo, glielo concede dalla culla alla tomba (per limite vitale).

Diversamente, l’occupazione, ottenuta attraverso la immorale raccomandazione (si badi bene, cosa ben diversa dalla “Segnalazione), in molti casi, esalta l’Uomo “Maestro del nulla”.

LA IMMORALE RACCOMANDAZIONE
Immorale “raccomandazione”, poiché, essa, molto spesso, in occasione di un Concorso ufficiale, consente, a taluni, di trasformare, per il proprio egoismo, il “diritto” in “privilegio”, sottraendo agli altri candidati aventi Titolo, le pari opportunità di accesso al lavoro.

E si, perché se, un “raccomandato”, frega il posto ad un altro candidato dotato di qualità superiori alle sue, il danno patrimoniale che procura a quest’ultimo, è di inestimabile valore (in trent’anni, è, abbondantemente, di oltre un milione e mezzo di euro).

E dire che, un personaggio che Opera in nome di Dio (sempre che Dio sia d’accordo con lui), pontifica, ed intellettualmente legalizza, riconoscendola in assoluto, la cosiddetta “ricchezza giusta” …

Ma quale sarebbe la “ricchezza giusta”? … vi starete chiedendo, ora, a “giusta” ragione.

Mah… ?

Forse, la “ricchezza giusta”, potrebbe essere lo stipendio mensile, corredato di tutti gli accessori, che sarà elargito al fortunato “raccomandato”, fino alla fine dei suoi giorni, pensione e TFR compresi ?

E se, un individuo privilegiato in quanto “raccomandato”, alla fine dei suoi giorni, resti ancora
mentalmente lucido, cosa potrà pensare guardandosi allo specchio?

L’ESERCITO DI RACCOMANDATI
Ma, poi, chiedo a me stesso:
Se un individuo ha tutte le carte in regola e le caratteristiche meritorie, perché deve cercare una “raccomandazione” per accedere ad un posto di lavoro, perché deve compiere un atto di
sottomissione, perché deve offendere la propria dignità, la propria libertà, la propria indipendenza esistenziale, fisica e mentale, perché deve impedire ai suoi fratelli (si fa per dire, se il riferimento, è a quelli dell’Inno d’Italia) di avere le sue stesse e pari opportunità, perché dovrebbe essere pronto a “battere i tacchi” a chi lo ha raccomandato, perché dovrebbe accettare di entrare a far parte di quell’esercito di “raccomandati”, assoggettato al raccomandatario, al quale, quell’esercito, è assolutamente necessario per imporre il proprio potere ed il proprio dominio sulla Società ?

Certo, il cosiddetto “raccomandato”, una volta superata l’umiliazione dell’assoggettamento e della perdita della sua indipendenza psicologica, dell’aver “fregato”, tradendoli,
i suoi fratelli (in quanto “fratelli tutti ” di Bergogliana memoria), reagirà sentendosi come un miracolato, un “Unto del Signore”, poiché penserà che, se ha “conquistato” quel posticino (posticino, perché privo di qualsiasi merito), è, perché, in definitiva, l’ha voluto Dio, che gli ha indicato la “via” per giungere al dispensatore dei posti di lavoro.

E, tutto ciò, accade in totale spregio dei principi di “Solidarietà” e di “Lealtà” verso il prossimo, di Cristiana concezione, giusto per rimanere nei concetti di religiosa intellettualità.

QUANDO ERAVAMO RAGAZZINI
A proposito dei principi di “Solidarietà” e di “Lealtà”, quando eravamo ragazzini, noi della nostra generazione, giocando al pallone per strada, così come era d’uso a quei tempi, socializzavamo vivendo con lo spirito di gruppo. Era “Alto” il senso di solidarietà tra di noi e quando qualche ragazzino “furbetto” tradiva il gruppo, dicevamo nel nostro dialetto: ha giocato a “futti cumpagni”.

La butto li: e se qualcuno proponesse un disegno di Legge (visto che sono un Disegnatore qualificato, faccio solo una battuta per sorridere un po’), che prevedesse il grave reato di appropriazione indebita della cosiddetta “cosa pubblica” e/o del “Bene comune”?

MIO NONNO
Si narra, tra storia e leggenda (citazioni che appresi negli anni successivi, dai racconti postumi di mia nonna) che, mio nonno materno, Vincenzo Ferrari da San Pietro Vernotico, Campione di Tiro al volo e di Tiro al Piattello, oltre ad essere un abile cacciatore, quando vedeva un suo concittadino prostrarsi al Partito Fascista, per ottenere la famigerata Tessera Annonaria (meglio conosciuta come la tessera della fame), sbottava più o meno così: …
“…ecco un altro che perde la sua dignità “ …
e closava : …
” … ecco un altro che chiama papà (Tata), a chi gli dà da mangiare”.

E cosa avrebbe avuto da dire mio nonno se avesse visto alcuni “Dirigenti raccomandati” che, oggi, guadagnano vagonate di soldi (sempre in tema di ricchezza giusta).

Ma cosa avranno in quel cranio quei Signori privilegiati, per costare così tanto al loro Datore di lavoro e/o alla collettività?

LA REGOLA MORALE
Così si espresse negli anni sessanta, Adriano Olivetti, in tempi quando la “Etica” e la “Morale” avevano ancora un valore, a proposito degli stipendi ai Dirigenti:

“ … Nessun Dirigente, neanche il più alto in grado, deve guadagnare più di dieci volte l’ammontare del salario minimo”. Questa, è la regola morale …” .

Oggi, invece, sappiamo che, questa regola, è inconcepibile, dal momento che i Dirigenti /o Manager pubblici e/o privati, messi li dal Potere, guadagnano annualmente fino a 7.000 volte e più di un loro dipendente.

Per la legge fisica dei vasi comunicanti, per dare molto di più a quei cervelloni, bisogna sottrarre ai tanti “poveri” cittadini che creano reddito, ai quali togliere tutte le risorse accumulate magari in decenni di duro lavoro (chiedo scusa, ho detto lavoro, che nessuno si offenda) per dare agli amici degli amici.

Se questa regola divenisse legge (quella delle dieci mensilità rapportate al salario minimo), spazzeremmo via la Società ingiusta, iniqua, razzista, in un sol colpo, pacificando tutte le fibrillazioni sociali.

Gli effetti positivi, si determinerebbero attraverso una maggiore distribuzione della ricchezza sociale.

IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI
E dire che diversi Partiti, invece di porre la propria attenzione su chi, “raccomandato” dal potere, guadagna una enormità di danaro, magari per gestire Enti che poi finiscono per fallire sotto ogni aspetto, si sono concentrati, in tema di risparmio e di redistribuzione sociale, tagliando il numero di Parlamentari (si badi bene, l’unico dei poteri dello Stato, che dipende dalla volontà del popolo, esercitata attraverso il voto democratico), giustificando quella scelta politica, con un paventato risparmio economico collettivo sugli stipendi dei politici, risultato infine di pochi spiccioli.

Ma ciò che è accaduto veramente, con il supporto referendario dell’inconsapevole popolo, è che è stata “tagliata” una quantità di parlamentari, che garantivano il pluralismo politico e la rappresentanza dell’elettorato in Parlamento, quantità di rappresentanze parlamentari, già determinata numericamente dai Padri Costituenti, eliminata la quale, oggi, è stata data maggiore forza al Potere Amministrativo, in definitiva, proprio a quei Dirigenti che guadagnano una enormità di danaro.

Sono più che convinto della incostituzionalità di quel taglio.

I NO VOTOX
Pensate un po’, invece di imporre il “voto obbligatorio” per tutti i cittadini (con conseguenze penali per i novotox, di ellenica memoria) così come d’altronde è stato imposto per il vaccino, hanno deciso di adeguare i rappresentanti parlamentari, tagliandoli numericamente, rapportandoli ai pochi cittadini interessati, che vanno ancora a votare (naturalmente, non sappiamo se, in futuro, il Potere Amministrativo, consentirà ancora di andare di nuovo al voto democratico).

LA LEZIONE DI PIETRO CALAMANDREI
E che la “raccomandazione” rappresenti il degrado sociale, oggi come ieri, è dimostrato dalle parole dell’Avv. Pietro Calamandrei, punta di diamante della Resistenza Antifascista e Padre Costituente, il quale, disincantato com’era, così scriveva negli anni sessanta, anticipando i tempi che sarebbero venuti:

” … c’è chi, con ammirevole pazienza e coerenza, sta sistemando i suoi fedeli non
soltanto nei pubblici uffici, necessariamente temporanei, ma nelle più stabili e più lucrose cariche direttive degli istituti controllati dallo Stato, nelle banche, nei giornali, nei consigli di
amministrazione delle grandi industrie: ovunque ci sia un profitto da trarre, una prebenda da lucrare, un gettone di presenza da riscuotere, una poltrona comoda con molti campanelli sulla scrivania e alla porta un’automobile da sdraiarcisi senza pagare”.
Fin qui l’avv. Pietro Calamandrei.

IL DEGRADO DELLA POLITICA DEGLI ANNI SETTANTA
Negli anni settanta, si determinarono due aspetti di malcostume della politica d’allora, dei quali ne risentiamo ancora oggi, ovvero, la spartizione dei posti di lavoro attraverso la “raccomandazione” equamente distribuita in ordine di forza tra tutti partiti dell’arco Costituzionale (o quasi tutti) e, per motivi clientelari, i Falsi Invalidi, ovvero concedere loro un sostegno economico con una piccola bugia compromissoria, tra il cittadino e le commissioni che avrebbero dovuto accertarne l’invalidità.

Ed è così che, l’italico uomo sano, forte e coraggioso, petto in fuori e pronto a dare la vita per la Patria, fu costretto a rintanarsi dietro una menomazione fisica inesistente, pur di mettere il piatto in tavola.

Mentre il primo aspetto di degrado raccomandatizio continua ancora oggi, per i Falsi Invalidi, diversamente, si sono sollevate negli ultimi dieci anni, le grida soprattutto da parte dei Media (in questo caso a giusta ragione), scandalizzati di una simile frode etico morale inaccettabile.

Ma, come spesso accade in Italia, a pagare il conto, è stata la parte più debole della catena, ovvero i Falsi invalidi … che, comunque, oggi, alcuni di loro, non avendo ancora maturato il diritto alla pensione minima, possono continuare a godere del più legale reddito di cittadinanza.

Le Commissioni, gli Enti incaricati di accertare la veridicità delle varie invalidità, che si sono alternati negli ultimi cinquanta anni, nella maggior parte dei casi, l’hanno fatta franca, malgrado avessero certificato falsamente la invalidità di molti soggetti sottoposti a visita medica di accertamento.

LA “RACCOMANDAZIONE”, PRATICA ETICAMENTE RIGETTATA DAL POPOLO
Il privilegio della raccomandazione, è rigettato, eticamente e moralmente, dal Popolo.

Il popolo, reagisce alla raccomandazione.

Ne volete la prova?
Ebbene, prendiamo ad esempio un Tizio qualunque, conosciuto dalla sua comunità come uno dei tanti vitelloni che passeggiano quotidianamente lungo il corso principale della città, ma che gode di alcune amicizie di peso politico e/o amministrativo (magari a goderne può essere lui stesso e/o il padre e/o un suo parente, comunque, ciò, poco importa), insomma il cosiddetto “leccaculo” (scusate la volgarità ma, in alcuni casi bisogna essere per forza efficaci).

Ad un tratto, questo Tizio, vince un concorso e prende un posto, remunerato con un ottimo stipendio, malgrado la presenza di candidati più qualificati di lui, provvisti di un curriculum certamente più importante.

Immediatamente, alla notizia della sua assunzione, la reazione dei suoi concittadini, dei suoi amici, insomma di chi lo conosce bene, sarà quella del rancore, della invidia, della maldicenza, che evidenzia come la “raccomandazione” sia una pratica rigettata dal popolo, “raccomandazione” che ha dato, al raccomandato, accesso al lavoro, cambiandogli la vita e il suo “Status”.

Insomma, un improvviso benessere “sine titulo”, al quale si contrapporranno le maledizioni, gli anatemi, gli auguri più brutti che si possano immaginare, indirizzati verso il “raccomandato” da parte dei suoi stessi concittadini.

Al contrario, prendiamo, adesso, ad esempio, un Tizio che vinca un milione di euro con il gratta e vinci.

Tutti i cittadini della sua zona, correranno presso la ricevitoria dove il biglietto del fortunato vincitore è stato acquistato, con bottiglie di Champagne da stappare in nome della “Dea Fortuna”.

Tutti, esultano ballano e cantano in quella ricevitoria, tutti si fanno riprendere dalle macchine fotografiche e dalle Telecamere dei giornalisti intervenuti.

Ed allora chiediamoci, perché si determinano questi due tipi di reazione da parte del popolo, così opposti tra di essi, come nei due casi sopra descritti?

Probabilmente, perché, nel primo caso, la “raccomandazione”, rappresenta una sottrazione alle pari opportunità, naturalmente in danno della collettività, nel secondo caso, invece, vi è il tocco della fortuna, poiché quel biglietto vincente, era a disposizione di tutta la comunità e che, tutti, ma proprio tutti, sarebbero potuti diventare, con pari opportunità e pari dignità, i probabili vincitori, se solo fossero andati, lì, in quella ricevitoria, un attimo prima che quel biglietto fosse comprato dal fortunato vincitore.

Ecco quale è la differenza: la casualità e le pari opportunità.

Negli anni sessanta, il genialissimo Marcello Marchesi, a proposito di questo antichissimo vizio italico raccomandatizio, diceva con tono scherzosamente biblico: “ … Beati gli ultimi perché saranno i primi….se hanno la raccomandazione” .

Concludo, con una amara riflessione: …

Il libero Lavoro, costituisce il fondamento per lo sviluppo sociale di qualsiasi Civiltà, tanto più se consideriamo che il primo articolo della nostra amata Costituzione, recita: “ … L’Italia, è una Repubblica fondata sul Lavoro”.

Insomma, cambiano gli uomini, cambiamo i tempi, cambia la società ma, tra i corsi e i ricorsi, la
storia, è sempre la stessa.

Compresa la solfa?

ROBERTO CHIAVARINI
Opinionista di Arte e Politica

Redazione

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