Ucraina, la ‘hibakusha’ giapponese: “Dopo l’atomica solo il nulla”

Ucraina, la ‘hibakusha’ giapponese: “Dopo l’atomica solo il nulla”
Masako Wada è una hibakusha, un termine giapponese che indica una persona sopravvissuta ai bombardamenti atomici americani su Hiroshima e Nagasaki
 “I politici hanno la grande responsabilità di essere consapevoli di quali sono le conseguenze dell’utilizzo delle armi nucleari. Noi abbiamo l’altrettanta grande responsabilità di spingerli a fare azioni concrete per evitarne l’utilizzo”. E’ con “dolore” e “preoccupazione” ma anche con fermezza che Masako Wada, vicesegretaria generale di Hidankyo, la prima associazione giapponese dei sopravvissuti alle atomiche, parla del conflitto in Ucraina e del rischio dell’utilizzo di ordigni nucleari.

Uno scenario, questo, del quale si è cominciato a discutere dopo che la Russia, il Paese che possiede il più alto numero di testate nucleari al mondo, ha lanciato la sua offensiva militare il 24 febbraio. Giorni fa il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha detto che Mosca “potrebbe utilizzare armi nucleari qualora ci fosse una minacca all’esistenza stessa del Paese”, secondo “i nostri parametri di sicurezza interna”. Ieri il vice primo ministro della Polonia, Jaroslav Kaczynski, ha affermato che Varsavia “è pronta a ospitare armi nucleari americane se Washigton dovesse richiederlo”.

L’attivista giapponese, classe 1943, commenta sulla base di un’esperienza dolorosa e straordinaria: Wada è infatti una hibakusha, un termine giapponese che indica una persona che è sopravvissuta ai bombardamenti atomici americani su Hiroshima e Nagasaki nell’agosto 1945. A oggi gli attacchi alle due città nipponiche sono l’unico caso di utilizzo di armi nucleari contro i civili nella storia. Wada all’epoca non aveva neanche due anni, la sua casa era situata a meno di tre chilometri dal punto d’impatto dell’ordigno sganciato su Nagasaki, che il 9 agosto e nei mesi successivi provocò fra le 60 e le 80mila vittime. Molte di più, quelle che hanno sofferto postumi negli anni a venire.

“Quando nel 1956 fondammo la nostra organizzazione, decidemmo di salvare l’umanità dalla sua crisi tramite l’insegnamento portato dalle nostre esperienze, salvando così anche noi stessi, senza neanche considerare l’idea della vendetta nei confronti degli americani”, dice Wada, rilanciando i principi che ispirarono la nascita di Hidankyo. Parole orientate alla riconciliazione e alla pace, che l’attivista oggi rilancia: “Pensiamo che l’unico modo per fare qualcosa sia impegnarsi a ‘non usare la forza contro la forza’“.

Da qui, un appello e una preghiera: “Ai leader coinvolti dico di continuare negoziati sinceri in vari modi il più a lungo possibile, per fermare la guerra. Prego dal profondo del mio cuore per la pace dell’Ucraina e del mondo”.

Sollecitata sulla strategia di inviare armi a Kiev adottata finora da Stati Uniti, Unione Europea a altri Paesi, Wada premette di non ritenersi “in diritto di commentare”, ammettendo solo che “in un certo modo sorprende che i Paesi della Nato stiano inviando questi armamenti” ma che “forse invece non dovrebbe stupire che in tanti siano così pronti all’evenienza di un conflitto”.

Quello che è certo, per Wada, è che “gli atti del presidente russo Vladimir Putin sono gesti di distruzione e morte, oltre che violazioni del diritto internazionale”. In questo senso l’attivista fa riferimento “al Trattato per la proibizione delle armi nucleari delle Nazioni Unite, che comprende fra gli abusi anche la minaccia dell’utilizzo di armi nucleari”. Sueichi Kido, segretario generale di Hidankyo, ha anche inviato una lettera alll’ambasciata russa di Tokyo condannando la guerra.

Al netto di tutte le motivazioni elencate dal presidente russo, per Wada quella di Putin sono solo “scuse egoistiche dettate dalla cieca ambizione”. Il punto centrale nell’utilizzo di armi nucleari però trascende di molto i confini degli uffici del Cremlino e in un certo senso li travolge. “Posso dire a Putin cosa succede quando si usano armi di questo tipo: non ci sarà nessuno rimasto vivo per seppellirti”, afferma Wada rivolgendosi idealmente al presidente. “Non puoi vincere in un mondo in cui non c’è più niente. Anche tu non esisterai più. Cosa ci puoi guadagnare da questo? Dovresti sapere che le armi nucleari non sono un vero potere”.

Redazione Radici

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