L’ Italia mediterranea

L’ Italia  mediterranea

Di Daniela Piesco

Se penso all’Italia mediterranea non posso fare a meno di pensare a Napoli,città nella quale ho vissuto e lavorato per tantissimi anni .

E abbandonarla è stata una ferita che non credo possa rimarginarsi.

Napoli e’ una città dalle mille sfaccettature, che si scoprono in profondità solo quando,appunto, si decide di viverci e lavorarci.

Il centro storico dichiarato Patrimonio Internazionale dell’Umanità, lo splendore dell’omonimo golfo con le sue isole e i tantissimi luoghi d’interesse artistico-culturale fanno della città una delle più celebri mete turistiche del mediterraneo.

Napoli è però capace di offrire molto di più a chi decide di trasferirvisi e a chiunque vi abiti.

Ne sono convinti anche oltreoceano

Poco tempo fa sul The New York Times. una giornalista statunitense, Laura Rysman, ha infatti scritto un articolo, intitolato “36 hours in Naples, Italy“, in cui parló del capoluogo partenopeo: si trattó di una vera e propria guida, nella quale si spiegó ,come visitare Napoli in 36 ore.

Queste le sue parole sul New York Times:

“Una città di gloriosa ma lacera bellezza, nota per la sua vitalità e, sì, un brivido di minaccia, Napoli è ora brulicante di visitatori.

In questa capitale del Mediterraneo sorvegliata dal vulcano Vesuvio ancora in movimento, il numero di turisti è più che raddoppiato dal 2010, la criminalità è diminuita (in particolare, il tasso di omicidi è sceso del 44% nel 2018 rispetto all’anno precedente, secondo il Ministero dell’Interno. ), e le pile intransigenti di spazzatura sono molto meno numerose.

Gli amati romanzi napoletani di Elena Ferrante (e il loro adattamento in corso per HBO) insieme ai grintosi libri, film e serie TV di “Gomorra” ,hanno destato la curiosità su una destinazione a lungo considerata poco più che un trampolino di lancio per Capri, Ischia e Amalfi.

E mentre il Museo Archeologico, con la sua straordinaria collezione di antichità, rimane un po ‘trascurata, la maggior parte dell’arte, della cultura e della scena sociale della città sono ottimisti assieme al fascino di Napoli.

L’ eccesso barocco, la cucina indulgente, l’affascinante stato di fuga di tutto ciò ,invitano come hanno fatto nei giorni di gloria del Grand Tour della città.”(www.nytimes.com)

La motivazione di parlarne è più profonda

Ma oltre all’articolo della Rysmas,che comunque mi dona orgoglio,la motivazione di parlarne è molto più seria e profonda e nasce dalla convinzione che non possa esistere rinascita del nostro paese, senza una rinascita di quella parte dell’Italia che convenzionalmente chiamiamo sud o meridione.

Io preferisco chiamarla Italia Mediterranea, perché sono convinta che sia quella la vera dimensione che dobbiamo ritrovare, quella mediterranea per l’appunto.

Un’Italia Mediterranea, dunque, che non è solo un punto sulla carta geografica, ma un’entità territoriale immensa, rivolta verso Est, strategicamente al centro del Mediterraneo, dove ci vivono più di 20 milioni di abitanti.

E a capo dell’Italia Mediterranea vi è appunto Napoli, che sta vivendo un momento di grande fermento culturale.

Per cultura non intendo quella dei monumenti

Attenzione però, per cultura non intendo quella dei monumenti. Quelli li considero secondari e funzionali ad una rinascita economica, che è certamente necessaria.

Quando parlo di fermento culturale, intendo quello dell’elaborazione di idee e di un pensiero nuovo, che solo una metropoli densamente abitata ti può garantire.

L’Italia Mediterranea non ha vissuto la spinta individualista funzionale al consumismo, che ha frantumato le società cosiddette sviluppate delle regioni continentali.

Proprio per questo, oggi lì è possibile dar vita al gene che porti alla nascita di un pensiero nuovo, di un uomo nuovo e di una nuova società ,di un nuovo riferimento anche internazionale.

Ma vi è dippiù

Vi sono infatti numerosi dati che testimoniano l’eccellenza del capoluogo in alcuni settori economici ed occupazionali.

L’economia del mare è sicuramente tra i settori trainanti: il porto cittadino e le attività legate all’indotto portuale, tra cui la movimentazione di merci e passeggeri, costituiscono ogni anno una parte consistente della ricchezza prodotta nella città (nel 2015, il 29,4%).

Ad accrescere in modo significativo il settore marittimo vi è il turismo costiero, che contribuisce alla produzione della ricchezza cittadina per più del 30%.

Il settore terziario del napoletano presenta ulteriori punti di forza: il campo amministrativo, quello commerciale e quello finanziario sono tra i più sviluppati, ma anche tutte le imprese che operano nel campo della cultura e, soprattutto, dell’editoria.

Inoltre, la provincia di Napoli si classifica come una delle principali di tutto il meridione per la concentrazione di start-up innovative.

L’artigianato, altra attività tradizionalmente molto vivace nel capoluogo partenopeo, vanta produzioni prestigiose come le statuette per i presepi, ceramiche e porcellane artistiche, prodotti tessili e gioielleria di alta qualità.

“Vedi Napoli e poi muori”

Con queste parole Goethe ha omaggiato la città del sole.

Dicono tutti, vedi Napoli e poi muori.

E solo chi ha visto e vissuto la città del sole può spiegare quanto questa affermazione sia vera.

Forse non tutti sanno che la famosa frase, altro non è che la traduzione di ‘Siehe Neapel und stirb’ :la versione tedesca è in realtà quella originale scritta dal famoso poeta Johan Wolfgang van Goethe.

Daniela Piesco Vice Direttore Radici

Www.progetto-radici.it

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