Un ritorno all’eleganza

Un ritorno all’eleganza

Di Riccardo Bertolini


C’è un’aria fresca in questo scorcio d’inverno, qualcosa di nuovo. È bastato un nome, non certo uno qualsiasi, perché tutto, discretamente, si ribaltasse. I vecchi meccanismi narcisistici della politica, l’esaltazione fatua del potere, i canoni estetici, le roboanti parole d’ordine, le cene eleganti.

Tutto silenziato, quasi arreso se non addirittura deriso. Un banchetto da venditore ambulante davanti a Montecitorio, voltagabbana senza mercato, legioni estremiste improvvisamente ridicole. Tutto appare sommesso: gli anatemi sindacali, i malumori della politica improvvisamente afona.

Tutto si adegua magicamente a uno stile che è fatto di pochi microfoni, di nessun social network.

E tutti hanno intuito la grande bellezza della sobrietà e del merito, quello vero, quello che conosce il mondo e che il mondo riconosce, quello dell’inglese parlato come l’italiano, della forza dell’esperienza.

Draghi permette a tutti, qualsiasi ideologia appartengano, di pronunciare una parola: dignità. E l’abbiamo scoperta in un secondo come se fossimo usciti da un coma farmacologico, e finalmente, nonostante la pandemia e il debito pubblico, possiamo sorridere, covare una speranza non fideistica.

Improvvisamente le lauree e i talenti tornano a contare, le esperienze e la considerazione internazionale riconquistano il peso che meritiamo. Non più Tweet minacciosi, anche le tastiere degli ossessionati dal fatuo presenzialismo sembrano perdere la forza e il senso del linciaggio. Dall’impotenza dell’odio possiamo sperare di costruire un futuro fatto di competenze, di rispetto, di autorevolezza.

È tornata l’eleganza dell’apparire senza concessioni, della severità mascherata con un sorriso.

E il resto sembra sciogliersi nel ridicolo. Piattaforme digitali che dovrebbero giudicare chi? I più furbi e navigati hanno subito colto l’attimo per alzare il braccio e manifestare inusitate compiacenze, ma sanno che anche il giochino dei voltagabbana è giunto a termine.

Forse, dopo decenni, possiamo dire con orgoglio: ce lo meritiamo. E non saremo più giudicati per le barzellette di bassa lega o per i bomboloni inghiottiti sulla spiaggia come novelli ducetti.

Un solo nome e abbiamo capito, con sollievo, quanta politica (e non solo) era fatta da persone molto “vuote di sé” e finalmente possiamo dirlo. Finalmente la politica può rivolgersi a persone non ricattabili e questa potrebbe essere una vera rivoluzione: entrano i bravi, escono i furbi.

Ci siamo svegliati e abbiamo scoperto che era proprio questo che cercavamo e che il mondo si aspettava da noi. Non cercavamo solo un curriculum, ma una persona autorevole che non ha bisogno di esternare ogni giorno né di smanettoni da social nel suo back-office.

Certo non sarà facile convincere che i “navigator” o quota 100 siano state idee strampalate e pericolose per il futuro dei giovani. Né sarà facile immettere competenze reali in chi dovrà riordinare la sanità pubblica (e non solo il piano vaccini) e nel campo più strategico per il medio termine: l’istruzione meritocratica.

Draghi ha improvvisamente messo in ombra una politica mediocre: sarà difficile anche per i comici trovare nuovi sketch.

Finalmente, dopo decenni di narcisismi, burlesque e battutoni da bar, arriva un’aria fatta di solida sobrietà che ci insegnerà che il merito non si compra al supermercato, nasce dalla fatica ed è fondamenta di una civiltà innovativa, mai supina.

Improvvisamente abbiamo qualcuno da indicare con orgoglio ai nostri figli come esempio, non uno di cui schernirci; un capitano di cui fidarci nel mezzo di questa enorme tempesta.

Non mi piace pensare che rappresenti l’ultima spiaggia, ma l’uomo che ha permesso lo sbarco dell’intelligenza e del merito sulla nostra bellezza.

Riccardo Bertolini

Redazione

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