Il piano europeo per l’ambiente

Politica

La Presidentessa della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha presentato il Programma delle iniziative che l’Unione Europea intende promuovere e realizzare in materia ambientale sottolineando che questo: “È il nostro momento Uomo sulla Luna’”

Il Green Deal, per l’Europa, è “il momento “Uomo sulla Luna”. Visibilmente soddisfatta, dopo un tour de force defatigante per mettere insieme in un unico progetto condiviso le proposte dei Commissari Europei, la presidentessa della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato che il primo atto formale del Collegio dei Commissari europei riguarda, come da impegno assunto nel discorso di insediamento, il tema ambientale e quello della lotta ai cambiamenti climatici. “Il nostro obiettivo è quello di riconciliare l’economia con il nostro pianeta, tagliare emissioni ma nel contempo creare occupazione e rafforzare l’innovazione”, ha detto parlando della “nuova strategia di crescita Ue che dà molto di più di quello che toglie” e che vuole rendere l’Ue “capofila” nell’economia pulita.

Il piano del nuovo esecutivo “da un lato è la nostra visione per un continente climaticamente neutro per il 2050 (che potrà contare su un investimento iniziale ipotizzato non inferiore ai mille miliardi) e dall’altro una roadmap interamente dedicata, che prevede 50 azioni. Il nostro obiettivo è quello di ristrutturare e riconvertire l’economia, il modo in cui produciamo, per creare condizioni di sintonia con il nostro pianeta. Sono convinta che il vecchio modello di crescita basato sui combustibili fossili e l’inquinamento sia fuori dal tempo e dal mondo”, ha aggiunto la presidente, convinta che il Green Deal sia un progetto “ambizioso, ma dobbiamo stare molto attenti a valutare l’impatto e ogni singolo passo che intraprendiamo”.

La presidentessa assicura che l’obiettivo in campo ambientale è veramente quello di realizzare un’autentica, storica quanto epocale svolta : “Il Green Deal è la nostra nuova strategia di crescita, vogliamo davvero cambiare le cose, vogliamo essere i precursori nelle industrie climate-friendly, nelle tecnologie pulite e nella finanza verde”. per questo “siamo determinati a fare sì che questa strategia abbia successo per il bene del pianeta e delle sue forme di vita, per il patrimonio naturale europeo, la biodiversità, le nostre foreste e i nostri mari. Mostrando al resto del mondo la nostra capacità di essere sostenibili e competitivi, possiamo convincere altri Paesi a muoversi con noi”. A chi critica la decisione di un investimento così massiccio, von der Leyen risponde che maggiore “sarebbe il costo dell’inazione“ e  che tra l’altro, “sono i popoli europei che ci hanno chiamato a un’azione decisiva sul cambiamento climatico, sono scesi in strada e oggi siamo qui per loro, a dirgli che abbiamo ascoltato le loro richieste in modo chiaro e forte ed ecco la nostra risposta”.

La risposta è proprio “la proposta della prima legge europea sul clima che fissa regole chiare, cosicché innovatori e investitori possano programmare gli investimenti a lungo termine. Questo rende la transizione più prevedibile e affidabile”. Soddisfatti i rappresentanti del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo, con l’eurodeputata, Eleonora Evi, che ha dichiarato: “L’obiettivo di neutralità climatica entro il 2050 e le tante misure proposte per economia circolare, riforestazione e qualità dell’aria vanno nella giusta direzione di un’Europa più verde e che combatte con efficacia i cambiamenti climatici”. Per i pentastellati, però, rimangono comunque dubbi sugli investimenti da sostenere: “La Commissione stima che avremo bisogno di 260 miliardi di euro all’anno fino al 2030 per finanziare l’European Green Deal, mentre la Corte dei Conti reputa siano necessari almeno 1.115 miliardi di euro all’anno. Purtroppo siamo ben lontani da un piano di questa portata”. E aggiungono riallacciandosi al discorso della presidente della Commissione: “Siamo davanti a una sfida storica che è stata comparata al primo uomo sulla luna, ma abbiamo dubbi che questo European Green Deal abbia al momento  le risorse necessarie.

Sulle cosiddette ‘risorse proprie’ la nuova Commissione europea ha mostrato pochissimo coraggio. I rifiuti di imballaggi in plastica non riciclata e le quote dell’Ets certo non basteranno. E se si vuole fare sul serio, lo scorporo degli investimenti verdi dal Patto di Stabilità e Crescita è essenziale e non più rinviabile”. La presidente dei Socialisti, Iratxe Garcia, ha manifestato la propria soddisfazione: “Oggi abbiamo la possibilità di iniziare una nuova era, un nuovo modello di crescita per trasformare l’Ue in una società più giusta in grado di affrontare e di dare risposte concrete alle sfide del cambiamento climatico. Serve un cambiamento di paradigma totale che si sviluppi in tre direzioni tra loro convergenti: un pilastro verde che attui l’agenda Onu, il secondo pilastro è la dimensione sociale del patto verde, mentre il terzo è quello finanziario“. Critiche, invece, le ong ambientaliste, con Greenpeace che fa sapere che aumentare dal 40% al 50-55% gli obiettivi di riduzione delle emissioni al 2030 “non è sufficiente, la natura non negozia“. L’organizzazione attacca anche la tempistica prevista per la presentazione della proposta su maggiori tagli alle emissioni, con l’estate 2020 considerata una data troppo in là, tale da “minacciare l’accordo di Parigi”.

Il calendario von der Leyen, prevede, invece, che il Climate Action Network, “richiederà agli Stati membri di concordare il nuovo obiettivo 2030 già in occasione del Consiglio europeo di giugno 2000”, fondamentale per consentire all’Ue di assumere un ruolo guida nella Cop26 di Glasgow, in programma a novembre 2020. L’organizzazione auspica il 65% di riduzione delle emissioni, mentre il Wwf si chiede se “ponendo l’enfasi sulla crescita economica come obiettivo chiave” la Commissione non abbia “perso l’occasione di sfidare il paradigma tradizionale della crescita in favore di un approccio più rispettoso dei limiti del pianeta” Tanti dubbi e tante perplessità, tutte legittime pere l’amor del cielo ma diamo  alla von der Leyen il tempo necessario per mettere a punto, per la prima volta nella lunga storia dell’Unione Europea, un Piano strategico che affronti con forza e concretezza quello che è diventato un  problema non più rinviabile e dalla cui soluzione dipende il benessere e soprattutto la sopravvivenza dello stesso pianeta.

Giacomo Marcario

Comitato di Redazione del Corrierepl.it


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