Pasqua in 8 parole: il racconto corale della redazione di Progetto Radici
Attesa, casa, infanzia, famiglia, memoria, tradizione, rito, rinascita: otto sguardi per raccontare cosa significa davvero oggi la Pasqua
La Pasqua non è uguale per tutti.
C’è chi la riconosce nei profumi che arrivano dalla cucina, chi nei gesti che si ripetono ogni anno, chi nei ricordi d’infanzia e chi nel bisogno di ricominciare.
Per questo la redazione di Progetto Radici ha scelto di raccontarla in modo diverso: attraverso otto parole.
Otto voci, otto prospettive, un unico filo che tiene insieme ciò che siamo.
Nicoletta Russo — Attesa
L’attesa della Pasqua è il rito nel rito.
Durante la Quaresima si organizza con calma la decorazione della casa, si scelgono i dettagli per una tavola elegante, semplice e colorata: dai segnaposti ai fiori per il centrotavola.
In cucina prendono forma le leccornie: odori che evocano ricordi di famiglia si intrecciano creando la fragranza della festa.
Casatiello, pastiere e colombe fatte in casa diventano simboli di un tempo che si prepara con cura.
L’attesa è fatta di gesti semplici, condivisi con dolcezza e luminosità.
Giuliana Donnarumma — Casa
“Casa”, dal latino cāsa, piccolo rifugio, e dal greco oîkos, non è solo uno spazio fisico, ma un luogo di appartenenza, intimità e affetti.
Nella storia stessa della parola è racchiuso il suo significato più autentico.
La casa resta ancora oggi il modello della comunità familiare, il porto sicuro a cui tornare.
È qui che si fa memoria, insieme, di un dono che si rinnova: quello racchiuso nel mistero della Pasqua.
Vera Tagliente — Infanzia
La Pasqua, per me, ha ancora il sapore dell’infanzia.
È l’attesa dell’uovo di cioccolato, il rumore della carta che si apre troppo presto, i vestiti scelti per “il giorno di festa”.
Sono i pranzi lunghi, le voci sovrapposte, la sensazione che quel giorno fosse diverso dagli altri.
Da piccoli non si comprende davvero il significato della Pasqua, ma se ne percepisce l’importanza.
E forse è proprio lì che resta: in quella leggerezza, in quei momenti semplici che continuano a tornare ogni anno.
Maria Calenda — Famiglia
Con l’avvicinarsi della Pasqua, la famiglia diventa il punto di riferimento per ognuno di noi.
Nel momento in cui ci ritroviamo seduti alla stessa tavola, si riscopre il valore delle radici.
È lì che si torna a raccontarsi, a condividere, a riconoscersi.
Un gesto semplice, ma essenziale.
Giovanni Merone — Memoria
La Pasqua è memoria condivisa.
Non solo una ricorrenza religiosa, ma un patrimonio culturale che attraversa generazioni, territori e famiglie.
Ogni gesto, ogni piatto, ogni incontro porta con sé una storia che si rinnova nel tempo.
In un Paese come l’Italia, dove le tradizioni cambiano da regione a regione, la Pasqua resta uno dei pochi momenti in cui queste differenze si ricompongono in un’identità comune.
È nella memoria che la festa trova il suo significato più profondo: non ciò che si ripete, ma ciò che continua a unire.
Mattia D’Anna — Tradizione
La tradizione contribuisce a costruire l’identità di un popolo, ma è anche un elemento che segna la vita di ogni singola persona.
Nel suo tramandarsi nel tempo, attraversa il passaggio tra passato e presente, trasformandosi.
Le tradizioni non restano immutate: si adattano ai cambiamenti della società.
Oggi rappresentano un equilibrio costante tra continuità e innovazione.
Serena Tortorici — Rito
Quando tutto cambia, ciò che resta è il rito.
Nei gesti che si tramandano, nei silenzi che diventano memoria, nelle abitudini che ci riportano a casa.
A Pasqua il rito diventa memoria viva, un filo che unisce passato e presente, capace di riportare a casa anche chi è lontano.
Non è solo tradizione: è appartenenza, è riconoscersi e ritrovarsi.
È il gesto più semplice che attraversa il tempo e custodisce il senso più autentico della rinascita.
Raffaele Gaggioli — Rinascita
Il concetto di rinascita è presente, in forme diverse, in molte culture.
Molte religioni vedono nella morte il passaggio verso una nuova esistenza, determinata dal percorso vissuto.
Anche al di fuori della dimensione religiosa, la rinascita assume significati molteplici: può riguardare un popolo dopo una tragedia, un Paese dopo una guerra, o una persona che decide di cambiare la propria vita.
In ogni caso, esiste sempre un momento di fine che segna il passaggio tra un prima e un dopo.
Accettare questa fine diventa condizione necessaria per poter rinascere davvero.
Otto parole, otto voci, un solo racconto.
La Pasqua cambia, si adatta, si trasforma.
Ma resta uno dei pochi momenti in cui ci si ferma davvero a riconoscersi: nei gesti, nelle tradizioni, nelle persone.
Nelle nostre radici.
Da parte di tutta la redazione di Progetto Radici, auguri di una Pasqua che sappia riportare ciascuno all’essenziale: alle persone, ai legami, alle proprie radici.

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