Gli Uffizi vittima di un attacco hacker, ma il museo precisa: “nessun furto o danno”

Gli Uffizi vittima di un attacco hacker, ma il museo precisa: “nessun furto o danno”
foto di Drblo su Pixabay

Un attacco hacker colpisce gli Uffizi che però non registrano furti o danni

a cura di Mattia D’Anna

Stamattina con un comunicato la Galleria degli Uffizi ha precisato che l’attacco hacker subito lo scorso febbraio non ha riportato alcun danno al museo né tantomeno furti. La situazione, si legge nella nota, non è paragonabile a quella del Louvre (relativa al furto dei gioielli di Napoleone nell’ottobre 2025) in quanto le telecamere erano presenti purché in fase di sostituzione. La sorveglianza, infatti, oggi è totalmente in digitale e non più analogica come qualche mese fa.

FIRENZE – Con una nota, la Galleria degli Uffizi commenta “i presunti problemi di sicurezza seguiti all’attacco hacker dell’1 febbraio scorso”, dopo che la notizia è trapelata da un articolo uscito oggi dove si legge che “il direttore degli Uffizi, ‘contattato’, avrebbe ‘preferito non commentare’. Il pezzo è pieno di imprecisioni, errori e informazioni infondate che si sarebbero potute evitare, se al museo fossero state garantite per tempo le corrette condizioni e la possibilità di spiegare la situazione”.

“NESSUN DANNO, NESSUN FURTO. NON È COME AL LOUVRE”

Per questo, si legge, “le Gallerie sono oggi costrette a precisare quanto segue: Non è stato compiuto nessun danno né effettuato alcun furto. Le telecamere erano in fase di sostituzione da un anno. La situazione non era affatto come al Louvre; le telecamere alle Gallerie c’erano, ma erano analogiche e ora sono digitali.

Ne è stata eseguita la sostituzione dopo segnalazione della polizia nel 2024 ed essa, ovviamente, è stata accelerata per via dei fatti del Louvre, già prima (e poi anche dopo) l’attacco hacker: non sono state rubate password. Nessuna, in assoluto, perché i sistemi di sicurezza sono a circuito chiuso interno e non aperti all’esterno”.

“Per la posizione delle telecamere esse sono per definizione visibili da chiunque si faccia un giro nei locali e questo in tutti i musei e i luoghi pubblici del mondo. Non ci sono prove di alcun tipo riguardo al possesso da parte degli hacker di mappe sulla sicurezza”, scrive ancora il museo.

NESSUNA INFORMAZIONE PERSA

“Per quanto riguarda il tesoro mediceo, esso è chiuso perché si è affidato il cantiere di rifacimento di tutto il museo la cui gara è stata lanciata a settembre; dunque i pezzi andavano sgomberati comunque in vista dell’inizio del lavori. Le prime telefonate in merito sono avvenute tra Uffizi e Banca d’Italia in autunno- fa sapere la Galleria-. Per quanto riguarda le porte murate, si tratta in parte di presidi richiesti dal piano anti incendio, di cui è stata depositata non a caso la Scia ai vigili del fuoco nella giornata dell’altro ieri.

Un evento storico dopo decenni di assenza di certificazione antincendio e che ha visto un grande lavoro da parte del personale degli Uffizi. Altre sono state effettivamente aggiunte per evitare la permeabilità eccessiva degli spazi di edifici storici, vale la pena ricordarlo, risalenti al 1500, e viste le mutate funzioni e il mutato contesto internazionale”.

“Il server fotografico non è stato rubato. Il backup effettuato è infatti completo– concludono gli Uffizi-. Non sono stati infiltrati i telefoni dei dipendenti. I giorni di paralisi sono legati al tempo di ripristino del backup che è stato completato. Non è stata persa nessuna informazione”, conclude la nota.

PD: GIULI FACCIA LUCE SU SICUREZZA DIGITALE BENI

“Il gruppo del Partito Democratico alla Camera, con la capogruppo in Commissione Cultura Irene Manzi e i deputati fiorentini Simona Bonafè e Federico Gianassi, ha depositato un’interrogazione parlamentare per fare piena luce sul grave attacco alla sicurezza digitale che ha colpito le Gallerie degli Uffizi.

Secondo quanto emerso sulla stampa, l’attacco informatico avrebbe consentito ai pirati informatici di sottrarre dati sensibili, inclusi codici di accesso e informazioni sui sistemi interni, sollevando forti preoccupazioni per la tutela del patrimonio culturale”. È quanto si legge in una nota del gruppo Pd alla Camera.

“Una vicenda che desta allarme e preoccupazione e che richiede risposte rapide e puntuali. Per questo, nell’interrogazione si chiede al ministro della Cultura, Alessandro Giuli, di rispondere con urgenza in Parlamento e anche per rendere noto quanto il governo sta investendo per rafforzare la sicurezza digitale delle istituzioni culturali. È necessario fare piena luce sull’accaduto, garantire la massima trasparenza e adottare tutte le misure necessarie- si legge infine nel comunicato- affinché episodi di tale gravità non possano ripetersi”.

RENZI: MINISTRO GIULI SE NE È ACCORTO?

“Abbiamo gli hacker dentro gli Uffizi che minacciano il nostro patrimonio culturale e il ministro che fa? Alessandro Giuli se ne è accorto o è troppo impegnato a suonare il flauto in onore del dio Pan o a far polemiche con Buttafuoco?“. Matteo Renzi, presidente di Italia Viva, commenta così la notizia diffusa dal Corriere della Sera annunciando un’interrogazione sul caso hacker nel museo fiorentino.

“L’Agenzia nazionale per la cybersicurezza che cosa sta facendo? Oppure i soldi degli italiani finiscono solo nei software come Paragon che spiano i giornalisti? Sono curioso di capire se qualcuno avrà il coraggio di rispondere”, conclude l’ex premier. (Agenzia Dire)

Anche Matteo Renzi è intervenuto richiamando l’attenzione del ministro della Cultura Alessandro Giuli e dell’Agenzia nazionale per la cybersecurity rei, secondo l’ex Presidente del Consiglio, di non aver provveduto a migliorare il sistema di sicurezza e salvaguardare quello che rappresenta una parte significativa del nostro patrimonio culturale. Secondo la stampa, infatti, diversi dati sensibili sono stati sottratti dagli hacker in seguito all’attacco informatico.

La Galleria degli Uffizi, insomma, tranquillizza tutti ma allo stesso tempo ci mette di fronte ad un sistema che può recare danni non indifferente al nostro Paese, in un settore estremamente importante come quello culturale da secoli.

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Redazione Radici

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