Pena di morte in Israele, Italia, Francia, Germania e Regno Unito lanciano l’allarme

Pena di morte in Israele, Italia, Francia, Germania e Regno Unito lanciano l’allarme
Foto di cottonbro studio su pexels.com

I quattro ministri degli Esteri esprimono profonda preoccupazione per il disegno di legge in discussione alla Knesset e chiedono a Israele di abbandonare il progetto

Pena di morte in Israele al centro della presa di posizione congiunta di Italia, Germania, Francia e Regno Unito. I ministri degli Affari Esteri dei quattro Paesi europei hanno espresso “profonda preoccupazione” per il disegno di legge che amplierebbe in modo significativo i casi in cui potrebbe essere applicata la pena capitale. Nel mirino anche il carattere ritenuto discriminatorio del provvedimento e il rischio di una violazione dei principi democratici.

In una dichiarazione congiunta i ministri degli Affari Esteri di Italia, Germania, Francia e Regno Unito hanno espresso la loro “profonda preoccupazione per un disegno di legge che amplierebbe significativamente le possibilità di imporre la pena di morte in Israele e che potrebbe essere approvato la prossima settimana”.

I ministri dei quattro Paesi europei sai sono detti “particolarmente preoccupati per il carattere di fatto discriminatorio del disegno di legge”, aggiungendo che ”l’adozione di questo disegno di legge rischierebbe di minare gli impegni di Israele in materia di principi democratici”.
“La pena di morte è una forma di punizione disumana e degradante, priva di qualsiasi effetto deterrente”, si sottolinea nella nota congiunta. “Per questo motivo ci opponiamo alla pena di morte, a prescindere dalle circostanze nel mondo”.

“Il rifiuto della pena di morte è un valore fondamentale che ci unisce”, ribadiscono i quattro Paesi esortando “i decisori israeliani alla Knesset e al Governo ad abbandonare questi piani”. (aise) 

La dichiarazione comune dei quattro Paesi europei ribadisce così una netta opposizione alla pena di morte e un richiamo diretto alle autorità israeliane affinché il provvedimento non venga portato avanti.

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Redazione Radici

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