L’Italia in Medio Oriente

L’Italia in Medio Oriente
La bandiera italiana. Foto di aitac per Unsplash

La Guerra in Iran Apre Scenari Imprevedibili per il Nostro Paese

Lo stato attuale della guerra

Mentre prosegue l’offensiva degli Stati Uniti e di Israele contro la Repubblica islamica d’Iran, l’Europa e gli altri alleati di Washington non sembrano intenzionati a farsi coinvolgere nel conflitto.

A seguito della chiusura dello stretto di Hormuz da parte di Teheran, Trump ha infatti chiesto a diversi Paesi di aiutare militarmente Washington per mantenere aperto il tratto di mare. Trump mirerebbe ad invadere l’isola di Kharg che si trova a circa 25 chilometri dalla costa iraniana.

Attraverso l’isola passa circa il 90% delle esportazioni petrolifere iraniane (quasi 2 milioni di barili al giorno). La sua conquista faciliterebbe il passaggio delle navi occidentali attraverso lo stretto ed indebolirebbe economicamente Teheran.

A sorpresa, Trump si è rivolto anche a nazioni non appartenenti alla NATO come la Corea del Sud e la Cina.

Tuttavia, nessuna delle nazioni a cui si è rivolto ha accettato. C’è infatti il timore diffuso che un’escalation del conflitto possa danneggiare ulteriormente l’economia globale, attraverso l’interruzione del commercio internazionale e dell’esportazione di petrolio e di altre risorse dal Medio Oriente.

Attraverso lo stretto passa la maggior parte delle navi che esportano vari prodotti dal Medio Oriente verso il resto del mondo. La sua chiusura ha già fatto innalzare notevolmente il prezzo della benzina e del gasolio in tutto il mondo.

La Cina e l’India hanno già siglato accordi con Teheran per assicurarsi ulteriori rifornimenti di petrolio e il passaggio delle loro navi attraverso lo stretto.  Pechino starebbe sfruttando la crisi per incrementare la sua influenza politica ed economica in Iran.

Altri Paesi, soprattutto Europei, stanno attualmente cercando di ottenere accordi di questo genere con la Repubblica Islamica.

L’Italia è tra questi Paesi.  Nelle ultime settimane, il governo italiano ha dichiarato di non essere interessato a partecipare alle operazioni militari degli Stati Uniti in Iran e sembra stia cercando di ottenere un accordo diplomatico con Teheran.

L’economia Italiana e l’Iran

La Posizione dell’Italia in Medio Oriente

Oltre ad assicurarsi il continuo rifornimento di petrolio, la maggiore preoccupazione di Roma sembra essere garantire la sicurezza dei civili e dei militari italiani presenti in Medio Oriente.

Ci sono infatti 94.800 italiani in Medio Oriente e nel Golfo Persico, anche se il numero è già diminuito a seguito del ritorno di numerosi turisti ed altri viaggiatori da Paesi mediorientali attualmente bombardati dall’Iran.

Fino ad ora, circa 25mila nostri connazionali sono tornati dal Medio Oriente, per mezzo di voli civili organizzati dalle varie compagnie aeree o voli charter (ossia voli non di linea, di solito soggetti a contratti di noleggio) gestiti dal governo italiano.

La situazione è più complicata per quanto riguarda i soldati italiani presenti in Medio Oriente. Ci sono circa 2mila militari italiani in Medio Oriente, impegnati a garantire stabilità, sorveglianza e protezione delle infrastrutture critiche, senza partecipare a operazioni offensive dirette.

Nonostante Roma non stia partecipando militarmente al conflitto con l’Iran, le basi militari italiane nella regione sono state comunque bersagliate da parte degli Iraniani e dei loro alleati. Il 12 marzo, la base italiana di Erbil, nel Kurdistan iracheno, è stata colpita da un drone o da missili provenienti dall’Iran.

Tre giorni dopo, un’altra base militare italiana in Kuwait ha subito un attacco simile. In entrambi i casi, non è chiaro perché le basi siano state attaccate. Finora non ci sono state vittime, ma rimane comunque alto il timore di un’escalation.

Sta crescendo anche il timore per i soldati italiani presenti in Libano, a seguito della nuova invasione israeliana del Paese. Si teme infatti che molti nostri soldati possano diventare vittime collaterali del conflitto attualmente in corso tra le forze armate israeliane e il gruppo terroristico libanese di Hezbollah.

L’ex capo della polizia Franco Gabrielli ha poi avvisato che non va sottovalutato il rischio di possibili attacchi informatici iraniani contro l’Italia, o addirittura attacchi terroristici da parte di gruppi affilati con Teheran su suolo italiano.

Gli sviluppi Italiani

A seguito degli attacchi iraniani, Roma ha iniziato a ritirare le sue truppe dalle zone più a rischio. Il ministro della difesa Guido Crosetto ha ordinato l’evacuazione dei soldati italiani presenti nella capitale irachena di Baghdad.

Dei circa 500 soldati italiani che si trovavano in Iraq un mese fa, attualmente ne restano poco meno di 150.

Nonostante gli attacchi iraniani, le sedi diplomatiche italiane in Iraq, ossia l’ambasciata a Baghdad e il consolato generale a Erbil, rimarranno attive.

Non è invece previsto alcun ritiro per i circa 1300 militari italiani attivi in Libano. I soldati fanno parte di una missione internazionale gestita dalle Nazioni Unite, perciò la loro evacuazione può essere ordinata solo da quest’organizzazione.

A livello interno, il governo italiano ha innalzato il livello di sicurezza, rafforzando i controlli su circa 28.000 obbiettivi ritenuti a rischio. Questa lista di obbiettivi include luoghi di culto, come sinagoghe, ambasciate, impianti di rigassificazione, le raffinerie, i depositi di carburante e le centrali elettriche.

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Raffaele Gaggioli

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