L’economia Italiana e l’Iran
Il Conflitto in Medio Oriente Mette in Grave Pericolo l’Economia Italiana
Dallo scorso 28 febbraio, gli Stati Uniti ed Israele hanno iniziato una massiccia campagna di bombardamenti contro la Repubblica Islamica d’Iran. Fino ad ora, nessuno dei due ha spiegato il motivo di questi bombardamenti, né ha detto quanto a lungo questa operazione militare andrà avanti.
L’unica cosa certa è che numerosi civili e membri del governo iraniano sono morti a causa di queste bombe, e che le forze armate iraniane hanno iniziato a loro volta a bombardare strutture militari e civili nei Paesi confinanti.
Il governo iraniano, ora guidato dalla nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei, da settimane sta colpendo le basi militari americane e, soprattutto, gli impianti per l’estrazione del petrolio in Arabia Saudita, Kuwait e altri Paesi. Oltre ad indebolire la posizione strategica di Washington in Medio Oriente, Teheran vuole anche danneggiare economicamente l’Occidente.
Questa guerra tra Washington e Teheran mette quindi in grave pericolo gli interessi economici e strategici dell’Italia nella regione medio orientale. La maggior parte del petrolio utilizzato dall’Italia proviene infatti dal Kuwait, dall’Arabia Saudita e da altri Paesi attualmente sotto attacco da parte dell’Iran.
Inoltre, c’è forte preoccupazione che l’Iran possa rendere inoperabile lo Stretto di Hormuz, un tratto di mare che separa la penisola arabica dall’Iran. Attraverso questo tratto di mare passano le petroliere dirette verso l’Europa, la Cina e gli Stati Uniti. Sembra che l’Iran abbia già iniziato a minare le acque, mentre diverse navi petrolifere sono state attaccate da droni di Teheran.
Dall’inizio del conflitto, il prezzo della benzina in Italia è già salito ad 1 euro e 80 al litro, mentre quello del gasolio ha superato la soglia dei 2 euro al litro. Tuttavia, questo aumento è solo uno dei numerosi problemi che l’Italia deve affrontare.
Secondo Conflavoro, il blocco prolungato dello Stretto di Hormuz potrebbe causare fino a 33 miliardi di danno all’economia italiana, poiché l’intero flusso delle importazioni energetiche italiane dal Golfo Persico, pari a 9,6 miliardi di euro, passa attraverso di esso.
In particolar modo, l’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran rischia di costare alle imprese italiane quasi 10 miliardi in più nel 2026 per le bollette energetiche.
Secondo la Cgia, la regione che sarebbe più colpita da un aumento dei costi dell’energia sarebbe la Lombardia, con un incremento totale di 2,3 miliardi di euro. Poi seguirebbero, nell’ordine, l’Emilia-Romagna (+1,2 miliardi), Veneto (+1,1 miliardi), Piemonte (+879 milioni) e Toscana (+670 milioni).
Tra i settori più a rischio ci sono la metallurgia, il commercio, l’alimentare, gli alberghi, il trasporto e logistica e la chimica per l’elettricità, l’estrattivo, la lavorazione alimentare, il tessile e la cantieristica navale per il gas.
L’aumento del prezzo di petrolio e gas indebolisce infatti le piccole e medie imprese di questi settori, riducendo notevolmente il loro margine di guadagno. L’instabilità in Medio Oriente potrebbe inoltre causare un aumento del prezzo di diverse materie prime o addirittura impedirne l’arrivo, rischiando di bloccare intere linee produttive a causa del ritardo nelle consegne di specifici componenti o semilavorati.
Sul piano finanziario, ci sono anche rischi che possa aumentare l’incertezza nei mercati azionari e obbligazionari. Questo potrebbe spingere le banche verso una maggiore prudenza, il che renderebbe più difficile per le imprese italiane richiedere prestiti ed altri aiuti finanziari.
C’è poi il problema del commercio italiano in Medio Oriente.
Le esportazioni del made in Italy (in particolar modo verso gli Emirati Arabi) nei mercati mediorientali valgono all’incirca 27,8 miliardi di euro, secondo i calcoli di Confartigianato, cioè l’1,28% del Pil totale, il 4,6% dell’export manifatturiero complessivo.
Il conflitto rischia di colpire indirettamente anche il settore agroalimentare attraverso lo shock energetico e l’aumento dei costi per i fertilizzanti. Il conflitto tra Usa, Israele e Iran minaccia di replicare quanto già successo con la guerra in Ucraina, con il balzo alle stelle dei prezzi dei principali fattori di produzione, che dopo quattro anni restano sensibilmente più alti, dal +49% dei fertilizzanti al +66% per l’energia.
Allo stesso tempo, la guerra sta danneggiando anche il commercio agroalimentare italiano in Medio Oriente, dove il valore complessivo delle vendite tricolori supera i 2 miliardi di euro. Molti prodotti agroalimentari italiani sono bloccati in porto o la loro consegna sta subendo ritardi significativi, in quanto le navi di trasporto hanno dovuto cambiare rotta.
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