La Crisi Iraniana
Le Bombe Continuano a Cadere in Iran, ma Nessuno Sembra Sapere Cosa sta Facendo.
Le origini della crisi
I rapporti diplomatici tra Iran e Stati Uniti sono apertamente ostili sin dal 1979. Quell’anno la dittatura filo-occidentale dello Shah fu rovesciata dai fondamentalisti religiosi di Ruhollah Khomeini, i quali imposero una dittatura teocratica sull’intero Paese.
Una delle prime azioni dei sostenitori di Khomeini fu assalire l’ambasciata americana a Teheran, prendendo in ostaggio 52 diplomatici americani. Questi ostaggi furono rilasciati solo nel 1981, in cambio dello scongelamento dei fondi iraniani depositati presso le banche americane.
Da allora, Washington considera l’Iran la principale minaccia ai suoi interessi politico-economici in Medio Oriente. Il regime fondamentalista di Teheran è apertamente ostile agli Stati Uniti e ai suoi alleati regionali, specialmente Israele, e sostiene da anni diversi gruppi terroristici e dittature ostili a Washington (la cosiddetta Asse della Resistenza).
Gli Stati Uniti, a loro volta, hanno imposto numerose sanzioni contro il regime iraniano per isolarlo a livello internazionale ed indebolire le sue capacità belliche. In particolar modo, il programma nucleare dell’Iran è considerato dagli Stati Uniti una delle più gravi minacce per la sicurezza mondiale.
Nonostante Teheran abbia dichiarato più volte che il suo programma ha come unico scopo la creazione di centrali nucleari per la produzione d’energia, gli Stati Uniti sono convinti che il regime islamico ambisca ad ottenere un suo arsenale nucleare. Nel 2015, Iran e Stati Uniti sembrarono trovare però un accordo.
In cambio di una diminuzione delle sanzioni occidentali, l’Iran accettò di ridurre drasticamente le sue riserve di uranio basso arricchimento ed eliminare quelle di uranio a medio arricchimento, entrambi fondamentali per la creazione di bombe atomiche. Lo sviluppo del suo programma nucleare sarebbe poi stato sottoposto a regolari controlli da parte di ispettori dell’ONU.
L’accordo fu tuttavia abrogato da Donald Trump nel 2018, nonostante Teheran sembrasse aver tenuto fede alla parola data. I rapporti diplomatici tra Stati Uniti ed Iran non hanno poi fatto che peggiorare ulteriormente, anche dopo la sconfitta di Trump alle elezioni americane del 2020.
Dal 7 ottobre 2023, l’Iran e il resto dell’Asse della Resistenza hanno iniziato un conflitto non-ufficiale con Israele a seguito dell’attacco terroristico di Hamas contro lo Stato Ebraico. Questo conflitto ha fortemente indebolito il regime islamico ed i suoi alleati.
Hamas ed Hezbollah hanno perso molti membri, mentre in Siria il governo di Bashar Al-Assad è stato spodestato da gruppi armati ostili a Teheran. L’Iran stessa ha subito una serie di pesanti bombardamenti da parte degli Stati Uniti nel giugno del 2025, con lo scopo di distruggere i suoi siti per l’arricchimento dell’uranio ed eliminare alcuni dei suoi leader militari e politici.
Tuttavia, fino a poche settimane fa, sembrava che Washington non fosse interessata ad un’invasione diretta del Paese. Gli esperti militari hanno infatti affermato più volte che una possibile invasione dell’Iran è quasi impossibile, a causa delle caratteristiche geografiche del Paese, e danneggerebbe gravemente l’economia globale.
Tuttavia, nelle ultime settimane una vera e propria guerra tra Teheran e Washington sembra essere sempre più imminente a causa delle azioni di Donald Trump.
L’Operazione Epic Fury
Dallo scorso 28 febbraio, Israele e Stati Uniti hanno ricominciato a bombardare Teheran, prendendo di mira strutture militari, vari leader politici e siti per l’arricchimento dell’uranio (nome dell’operazione: Epic Fury). I danni finora subiti dal regime islamico sembrano essere ingenti.
La Guida Suprema dell’Iran Ali Khamenei, il capo delle forze armate Abdolrahim Mousavi, il ministro della difesa Aziz Nasirzadeh e almeno altri 40 leader politici/militari iraniani sono stati uccisi durante la parte iniziale dell’attacco militare statunitense contro Teheran.
Anche le strutture civili e militari iraniane sembrano aver subito danni ingenti. Secondo le immagini satellitari, numerose basi missilistiche iraniane e siti nucleari sarebbero stati distrutti e almeno 11 navi da guerra iraniane sarebbero state affondate.
Difficile al momento calcolare il numero di vittime civili, in quanto le autorità iraniane hanno completamente bloccato internet e altri collegamenti con il mondo esterno in tutto il Paese. Tuttavia, secondo l’agenzia di stampa statunitense Human Rights Activists News Agency (HRANA), sarebbero finora stati uccisi 1.168 civili, tra cui 194 bambini. Nonostante le assicurazioni del Pentagono, sembra che i missili statunitensi ed Israeliani stiano colpendo anche scuole, ospedali ed altri edifici che non hanno alcun scopo militare.
Nonostante le ingenti perdite subite o il fatto che i bombardamenti stiano tuttora continuando, le forze militari iraniane non sembrano disposte ad arrendersi. Molti Stati Mediorientali, specialmente Dubai, Arabia Saudita ed Israele, sono stati colpiti da missili e droni iraniani. La mossa sembra volta soprattutto a colpire basi americane nella zona e a punire governi che l’Iran considera alleati con Washington.
Le forze armate iraniane sembrano però stare bersagliando Paesi che non hanno nulla a che fare con i recenti bombardamenti statunitensi/israeliani. Droni iraniani hanno colpito Cipro (dove si trovano basi militari inglesi) e l’Azerbaijan, mentre un missile iraniano diretto verso la Turchia sarebbe stato abbattuto prima che colpisse il bersaglio.
La Russia starebbe aiutando l’Iran, fornendole le informazioni necessarie per colpire le basi militari statunitensi, mentre la Cina è forse pronta ad inviare aiuti economici e militari a Teheran.
Per ora, solo sei soldati americani sono morti a seguito di questi bombardamenti ma i danni subiti dalle basi americane (soprattutto ai sistemi radar) sembrano essere piuttosto gravi.

Foto di Kaufdex per pixabay
La guerra si è poi espansa ancora una volta in Libano. Le forze armate israeliane hanno invaso il sud del Paese per impedire il lancio di razzi o altri tipi di attacchi da parte di Hezbollah e stanno attualmente bombardando Beirut, la capitale libanese.
Tel Aviv ha inoltre ordinato l’evacuazione di circa 59 zone del Libano, compresi diversi quartieri di Dahiyeh, tradizionalmente abitati dalla popolazione sciita, considerata una base di sostegno per Hezbollah. Secondo le autorità libanesi, almeno 217 persone sono state uccise e 798 ferite dall’intensificarsi degli attacchi israeliani lunedì, con oltre 95.000 sfollati.
L’espansione del conflitto sta per ora affliggendo soprattutto l’economia globale, in particolar modo incrementando il prezzo di gas e petrolio. Gli attacchi per mezzo dei droni iraniani hanno danneggiato molti centri per l’estrazione del petrolio in Medio Oriente e Teheran ha ordinato la chiusura dello stretto di Hormuz, una rotta fondamentale per le esportazioni di petrolio e gas mediorientali verso il resto del mondo.
Poca chiarezza e molta divisione
Finora, la Casa Bianca non è stata in grado di fornire un motivo chiaro o un qualche tipo di strategia per l’attacco contro l’Iran. Inizialmente, Trump aveva dichiarato che l’Iran era pronta ad attaccare le basi americane in Medio Oriente e che per questo motivo gli USA avevano dovuto attaccare per primi.
Questa notizia è però stata smentita dal Pentagono. Poi il Segretario di Stato Marco Rubio ha affermato che l’attacco era stato pianificato da Israele e che gli Stati Uniti hanno dovuto sostenere Tel Aviv per prevenire futuri attacchi iraniani alle basi americane nella regione. Dopo che Trump ha criticato quest’affermazione, Rubio ha però ritrattato la sua dichiarazione.
Secondo altri fonti, alcuni comandanti militari starebbero giustificando l’invasione dell’Iran alle loro truppe come mossa necessaria per dare il via all’Armageddon, assicurando così il ritorno di Gesù sulla Terra.
La Casa Bianca non sembra neppure saper dire per quanto gli attacchi contro l’Iran andranno avanti. Nel suo discorso successivo all’attacco, Trump ha invitato gli iraniani a rovesciare il loro governo ora che Khamenei e molti suoi ministri sono morti. In seguito, il presidente ha però affermato che vuole la resa incondizionata dell’Iran e che sarà lui a scegliere il nuovo leader iraniano.
Il leader americano ha inoltre espresso poca preoccupazione per la possibile morte di altri soldati americani o l’aumento del prezzo della benzina, affermando che sono conseguenze inevitabili della guerra. Il partito repubblicano sembra appoggiare incondizionatamente la sua linea di condotta, dato che i senatori del partito hanno bloccato una proposta di legge volta a limitare l’autorità di Trump nell’estendere il conflitto.
Il resto della NATO sembra indecisa sul da farsi. Finora solo la Spagna ha apertamente condannato l’attacco, rifiutando di far usare le sue basi militari alle forze armate statunitense dirette verso l’Iran. Altri Paesi come Francia, Germania ed Inghilterra stanno inviando supporto militare a Cipro, ma non sembrano intenzionati a sostenere direttamente un’invasione americana dell’Iran.
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