Italiani in America: la grande onda, Ellis Island e il sogno americano
Italiani in America: dal grande esodo alla rinascita
Italiani in America:dalle radici all’identità italoamericana
Pionieri italiani verso gli Stati Uniti nel 1867: le storie, i sacrifici e le sfide dei primi migranti verso il sogno americano tra emarginazione e speranza.
L’evoluzione dell’immagine dell’Italia negli Stati Uniti
Gli italiani sono arrivati in America sin dai primi anni dell’Ottocento, soprattutto dal Nord Italia. Erano esuli apprezzati per le loro doti artistiche e letterarie, nonché per le loro capacità lavorative. Rappresentavano l’immagine collettiva dell’Italia, culla della cultura e nazione dal glorioso passato, meta dei Grand Tour europei di quegli anni. Ma ben presto le cose iniziarono a cambiare. Con il nuovo flusso migratorio postunitario, gli immigrati italiani, prevalentemente provenienti dal Sud Italia, non ricevettero lo stesso trattamento.
In fuga dalla crisi: la difficile traversata oceanica verso il sogno americano
Provenienti da una forte crisi agricola, dalla mancanza di lavoro, dalla povertà e dalla sovrappopolazione, gli italiani, soprattutto quelli del Meridione, decisero di partire alla ricerca di una vita migliore. Per arrivare in America i costi erano proibitivi, quindi la maggior parte degli immigrati viaggiava in terza classe, dove i biglietti costavano meno, ma le condizioni di viaggio erano davvero tremende (un po’ come i migranti che oggi arrivano sulle coste italiane su barconi stipati gli uni sugli altri).
Già sulla nave, i migranti dovevano affrontare la prima barriera all’immigrazione: un questionario di 31 domande che indagava ogni aspetto della loro vita, dalle informazioni personali a quelle sanitarie, dal grado di alfabetizzazione alla specializzazione professionale. Questi questionari sarebbero poi diventati la base degli archivi dell’Ellis Island Immigration Center. Una volta sbarcati, spesso venivano lasciati ad attendere per ore, per poi essere sottoposti a rigidi esami sanitari.
I medici controllavano la presenza di malattie come la tubercolosi o la scabbia; chi invece aveva qualche problema fisico o mentale veniva contrassegnato con del gesso e messo da parte. Se, dopo la quarantena, non veniva giudicato guarito, veniva rimpatriato a spese della compagnia di navigazione.
Da Castle Garden a Ellis Island: le porte del sogno americano
Inizialmente, gli sbarchi avvenivano nel porto di Castle Garden (oggi Castle Clinton), che il 1 agosto 1855 aprì come “Emigrant Landing Depot” per proteggere gli immigrati dai truffatori che infestavano i moli di New York. Una volta sbarcati a Castle Garden, gli immigrati venivano registrati e ricevevano assistenza per il cambio valuta, l’acquisto di biglietti ferroviari e il collocamento, oltre a un servizio informazioni.
Dal 1867, dopo l’unificazione dell’Italia, si verificò un nuovo esodo di massa verso gli Stati Uniti e fu necessario cambiare lo scalo per i migranti. Il 1 gennaio 1892, i primi 700 migranti sbarcarono a Ellis Island, un isolotto circondato da banchi di ostriche che passò che passò di mano in mano fino a quando non fu acquistato dallo Stato di New York. In seguito, a causa della sua posizione tra New York e il New Jersey, fu scelto come sito per la costruzione di un centro di smistamento per gli immigrati.
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Pregiudizi e stereotipi sugli emigranti italiani.
Se nei primi anni dell’Ottocento gli italiani erano molto apprezzati, lo stesso non si può dire del secondo flusso migratorio. Etichettati come analfabeti, poco inclini alle cure igieniche e abituati a vivere in case e quartieri sovraffollati, venivano descritti dalla stampa dell’epoca come briganti, anarchici e mafiosi, nonostante svolgessero i lavori più umili, pesanti e pericolosi. Per la prima generazione di italiani che mise piede negli USA, dunque, l’integrazione fu difficile. Per sopravvivere, si riunirono in comunità per aiutarsi a vicenda, affidandosi ai valori familiari che trasmisero poi alle nuove generazioni.
I grandi quartieri italiani in America
La concentrazione degli italiani negli Stati Uniti è molto alta, soprattutto nel Nordest e nel Midwest come nello stato di New York, seguito dal Rhode Island e dal Connecticut, e nelle principali aree metropolitane di New York, New Jersey, Philadelphia, Chicago, Boston. Ad eccezione del sud sulla West Coast (Los Angeles e San Francisco) e in Florida (Miami) e in Texas (Houston), il resto degli Stati Uniti ha una percentuale molto bassa di residenti italiani, a causa dell’enorme discriminazione di cui erano vittime e dei lavori nei campi molto faticosi che li spingevano a cambiare città.
Con il tempo, gli italoamericani si sono trasferiti dai quartieri centrali, come Little Italy, verso zone residenziali come Long Island, mantenendo vive le proprie radici culturali.
Tra i quartieri piu famosi ricordiamo quelli di:
New York
- La storica Little Italy di Manhattan è oggi principalmente un’attrazione turistica, con i suoi ristoranti e, soprattutto, con la famosa festa di San Gennaro e il celebre Caffè Ferrara.
- Arthur Avenue, nel Bronx, è il luogo in cui si è spostata l’anima italoamericana, con i suoi mercatini, le panetterie e le botteghe storiche.
- Bensonhurst, situato a Brooklyn, è noto per essere storicamente il fulcro della comunità italiana, famoso per i negozi a conduzione familiare e per la Festa di Santa Rosalia.
- Staten Island, zona residenziale, ospita la più alta concentrazione di italoamericani negli Stati Uniti, con circa il 40% della popolazione di origine italiana. I quartieri principali sono Rossville e Tottenville, noti per la loro forte identità culturale e le numerose attività, diventando di fatto la “nuova” Little Italy di New York.
Boston
- Il North End, lo storico quartiere italiano noto come la Little Italy della città, si trova vicino al porto e dista circa 15 minuti dal centro. Fondato nel 1860, divenne il centro di immigrati siciliani, calabresi e genovesi. Caratterizzato da strade strette e acciottolate e da edifici in mattoni rossi, è un quartiere vivace, con numerosi negozi gastronomici, caffè, ristoranti e pasticcerie.
Philadelphia
- Italian Market è il principale quartiere italiano di Philadelphia, o, come lo chiamano gli oriundi, “Philly”. Situato tra la South 9th Street e la South Philly, vanta numerose attività italiane che mantengono viva la tradizione ed è il più grande mercato all’aperto di tutti gli Stati Uniti.
Chicago
- Little Italy / Taylor Street: È il cuore pulsante storico, ricco di eredità italo-americana.
- Heart of Italy: Situato tra Oak Park e Archer Avenue, mantiene una forte comunità italo-americana.
- Grand Avenue (Italian Village): Un’altra area storica importante per l’insediamento italiano.
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Gli italiani che hanno reso grande gli Stati Uniti
Anche se con molta fatica, la prima generazione di italiani in America è riuscita, alla fine, ad ambientarsi e a contribuire pienamente allo sviluppo delle attività economiche delle città in cui risiedeva. Tra gli italiani più famosi ricordiamo:
- Amadeo Pietro Giannini: fondatore della Bank of Italy, poi diventata Bank of America, rivoluzionò il sistema bancario offrendo prestiti a piccoli imprenditori e immigrati.
- Fiorello La Guardia: figlio di immigrati italiani, fu un popolarissimo sindaco di New York (1934-1945), noto per la sua lotta alla corruzione e il rinnovamento urbano,a cui è stato dedicato l’omonimo aereoporto nel Queens .
- Antonio Meucci: Inventore fiorentino che sviluppò un dispositivo di comunicazione vocale simile al telefono decenni prima di Graham Bell.
- Ettore Boiardi: Immigrato italiano,ha lavorato al Plaza Hotel per diventare poi un imprenditore culinario, nel 1928, per rendere il pasto più veloce e semplice inventò gli spaghetti al sugo in barattolo “Chef Boyardee” ! proprio così i tanto amati primi in scatola degli americani sono un prodotto tutto italiano.
- Joseph Mario Bellanca: Ingegnere aeronautico siciliano, pioniere nella progettazione di aeroplani.
- Pietro Belluschi: Architetto, figura di spicco dello stile internazionale e del modernismo americano
Oltre a architetti, pittori e politici, l’America vanta un nutrito gruppo di italoamericani famosi in vari campi: ci piace ricordare Madonna, Sylvester Stallone, il regista Francis Ford Coppola, Al Pacino, Robert De Niro, Leonardo DiCaprio Jo DiMaggio, Vince Lombardi e molti altri. Un elenco lungo quanto la traversata dei mari che i loro antenati hanno compiuto per raggiungere la patria che li ha visti nascere.
Gli italoamericani oggi
Dalle umiliazioni di Ellis Island e dalla diffidenza dei primi del Novecento, gli immigrati italiani sono risaliti la china con tenacia e lavoro incessante, tanto che oggi la comunità italoamericana, forte di oltre 17-20 milioni di persone, è perfettamente integrata nel tessuto socio-politico ed economico pur mantenendo vive le tradizioni culturali delle proprie radici italiane. Hanno mantenuto vivo il ricordo della lingua italiana, parlata soprattutto a New York e nel New Jersey, e nel 1975 hanno fondato un’associazione no profit, la NIAF (National Italian American Foundation), per promuovere il patrimonio culturale italiano, rafforzare i legami tra Italia e USA, offrire borse di studio e sostenere la comunità attraverso eventi e iniziative educative.
L’influenza italiana ha ridefinito il DNA americano: il cognome più diffuso è Russo, seguito da Marino, Rossi, Bruno e Romano. Dai cantieri edili alle cattedre universitarie, fino alla rivoluzione gastronomica che ha portato la cucina mediterranea sulle tavole di tutto il Paese, gli italiani hanno arricchito il “melting pot” con ingredienti di passione, famiglia e bellezza. Non sono andati in America solo per lavorare, ma per insegnare a vivere.
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