Comunità italiana nel mondo: presenza viva

Comunità italiana nel mondo: presenza viva
Foto di Jametlene Reskp su Unsplash

Comunità italiana nel mondo: storia di emigrazione, addii e dolore

Comunità italiane nel mondo: piccole parti d’italia che tramandano usi e costumi.

Le comunità italiane all’estero rappresentano uno dei canali di diffusione della lingua, della cultura in ogni suo aspetto e delle tradizioni secolari.

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Le comunità italiane all’estero

Per spiegare questo fenomeno migratorio, la storia dell’immigrazione può essere suddivisa in quattro fasi importanti.

  • Fase 1 (1865-1915): dovuta soprattutto alla grande depressione e al crollo dei prezzi delle coltivazioni, dato che gli italiani erano soprattutto agricoltori. Fu incentivata dall’allora legge Crispi del 1888, che prevedeva una tutela per gli emigranti durante il viaggio, ma poi li lasciava a loro stessi.
    Questa fase migratoria fu caratterizzata da scelte precise: il Sud preferiva i paesi extraeuropei, il Nord i paesi europei e il Friuli i paesi latinoamericani.
  • La fase 2 (1900-1915) è caratterizzata dall’industrializzazione del Settentrione. Le industrie non riuscivano però ad assorbire tutta la manodopera italiana, creando nuovi flussi migratori verso gli Stati Uniti. Questa volta, però, la legislazione con la Legge 1901 tutelava i diritti dei propri concittadini, assicurando loro protezione.
  • Fase 3 (1918-1939) Nel bel mezzo delle due guerre, il flusso si affievolì, ma non cessò totalmente.
    Questo flusso venne inasprito dalle restrizioni degli Stati Uniti e dal fascismo, che preferiva tenere in patria gli uomini per arruolarli. In questo periodo, chi riusciva a emigrare si dirigeva verso gli Stati europei, in particolare Francia e Germania.
  • Fase 4 (1946-1970) Questa fase è caratterizzata soprattutto dalla migrazione verso i paesi in ripresa economica, come Francia, Germania, Belgio e Svizzera. A differenza delle fasi precedenti, gli emigranti andavano a lavorare dove c’era bisogno di manodopera e, una volta terminate le mansioni richieste, tornavano a casa dalla famiglia che li attendeva.

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Dal 1865 al 1985, circa 18.725.000 italiani hanno lasciato il proprio Paese per non farvi più ritorno, e i loro discendenti, detti “oriundi italiani”, possono richiedere la cittadinanza italiana oltre a quella del Paese di nascita.
Le fasi migratorie sembrano essere giunte al termine, ma purtroppo, a partire dal 2000 e fino al 2007, a causa della crisi economica, ha avuto inizio una nuova fase caratterizzata dalla partenza di giovani specializzati e laureati, con un conseguente aumento dei cittadini iscritti all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero)

Dove si trovano le principali comunità italiane

Le comunità italiane piu numerose nel mondo si trovano in

  • Brasile
  • Argentina
  • Stati Uniti
  • Australia
  • Germania
  • Inghilterra
  • Svizzera
  • Francia
  • Belgio

Radici solide, ben piantate nel terreno da oltre 150 anni.

Parlare di italiani nel mondo, di comunità e quartieri significa parlare della rappresentazione dell’Italia all’estero. Hanno un ruolo importante: diffondere la cultura, la lingua e il made in Italy. Hanno la responsabilità di mantenere saldo il legame con le proprie radici per i propri figli e discendenti, raccontando loro storie d’amore e tradizioni. Si prendono cura dei nuovi expat, offrendo sostegno e creando un senso di appartenenza, e spesso anche una famiglia. Hanno il diritto di voto e di cittadinanza, se lo richiedono. I circa 6 milioni di italiani nel mondo sono un patrimonio vivo per la madrepatria.

L’emigrazione italiana non è stata soltanto la cronaca di valigie di cartone pesanti di speranze, di addii dolorosi e di fughe di cervelli con valigie piene di sapere e tecnologia. L’emigrazione italiana è stata la semina di una parte d’Italia in terra straniera. E il seme, come un albero da frutto robusto, ha attecchito offrendo i propri frutti: i colori, i sapori e il genio del nostro Paese.

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Nicoletta Russo

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