Rammendo: una Parola che sta Scomparendo
Il Rammendo come Cultura
Come si intrecciano le Radici del Rammendo
La parola Rammendo oggi suona come qualcosa di antico. E’ infatti difficile trovare qualcuno che ancora adotti questa pratica. Mi sono chiesta perché, visto che e’ una soluzione assolutamente semplice da adottare. Talmente semplice che bastava guardare la nonna o la mamma per capire come farlo. Era infatti un gesto quotidiano, quasi sempre presente in un preciso momento della giornata.
Un Rammendo di Mano in Mano
Il rammendo appartiene a quelle conoscenze che passano di mano in mano, di generazione in generazione senza bisogno di essere spiegate. Ad un certo punto ti rendevi conto che le tue mani sapevano semplicemente dove andare, cosa fare con la trama di un tessuto, misurare lo strappo senza bisogno di righelli, per capire quanto filo preparare. È un sapere che nasce dall’esperienza, non dall’istruzione formale. E proprio per questo è una radice.
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Nelle case, il rammendo non era un’attività separata dal resto della vita. Si rammendava mentre si parlava, mentre si ascoltava la radio, mentre si aspettava qualcuno. Era un gesto che stava dentro il tempo, un modo per riunirsi e fare comunità. Una attività che non aveva fretta, tantomeno alcuna pretesa di essere perfetta.
Qualcosa di profondamente culturale
Tutte queste caratteristiche rendomo l’attività del rammendo qualcosa di profondamente culturale. Non solo perché fa parte di un bagaglio di capacità manuali, ma anche per l’accettazione di indossare qualcosa che non e’ piu sana come quando era nuova. Il rammendo, infatti, non cancella lo strappo, non finge che non sia mai esistito, semplicemente lo attraversa.
In molte famiglie, rammendare era un compito affidato alle donne, alle nonne, alle madri. Ma più che un ruolo di genere, era un ruolo di custodia. Custodia degli oggetti, certo, ma anche delle storie che quegli oggetti portavano con sé. Un maglione non era solo un maglione. Era “quello di tuo zio”, “quello dell’inverno scorso”, “quello che ti ha fatto tua nonna”. Rammendarlo significava tenere insieme le cose e le persone.
Il Rammendo come adattamento
Oggi siamo abituati a pensare alle radici come a qualcosa di statico, di fisso. Un’origine lontana, magari idealizzata. Il rammendo ci racconta un’altra idea di radice: non qualcosa che resta immobile, ma qualcosa che resiste adattandosi. Le radici non sono solo ancoraggi al passato, ma una rete che ci mantiene mobili.
Anche il linguaggio conserva tracce di questo gesto. “Rammendare uno strappo”, “ricucire un rapporto”, “tenere insieme i pezzi”. Usiamo ancora queste espressioni, anche se il gesto concreto ci è diventato estraneo. Sembra quasi che cio’ che ha dimenticato il corpo lo tiene vivo la lingua.
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Il rammendo insegna una forma di attenzione lenta. Richiede di fermarsi, di osservare, di accettare l’imperfezione. Non c’è una soluzione standard: ogni strappo è diverso, ogni tessuto reagisce a modo suo. È una conoscenza legata al contesto, alle mani che la praticano. Proprio come molte tradizioni che oggi rischiamo di perdere perché non entrano nei manuali.
Il Sapere
Parlare di rammendo, allora, non significa fare nostalgia. Significa riconoscere che esistono saperi che non si misurano in efficienza, ma in continuità. Saperi che tengono insieme il passato e il presente senza bisogno di proclami.
Forse le radici non sono solo ciò da cui veniamo. Forse sono anche i gesti piccoli, ripetuti, silenziosi, che ci hanno permesso di arrivare fin qui senza che ce ne accorgessimo. Come un filo sottile, passato e ripassato, che tiene insieme un tessuto sottile e invisibile: le radici appunto.
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