Trump Minaccia Altri Paesi

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Donald Trump Foto di 9colonne

La Politica Estera di Donald Trump si fa Sempre più Aggressiva

A cura di Raffaele Gaggioli

USA- Cresce la lista di nazioni che Trump sta direttamente o indirettamente minacciando. Dopo che la Casa Bianca ha ribattuto la sua intenzione di annettere la Groenlandia e minacciato il nuovo governo venezuelano, Trump sembra aver preparato una nuova lista di nazioni che ritiene ostili.

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Trump ha infatti ordinato il dispiegamento di portaerei americane vicino ai confini marittimi dell’Iran, e ha dichiarato lo stato d’emergenza contro Cuba. La piccola nazione caraibica e le nazioni disposte a venderle petrolio sono state colpite da numerose tariffe, mentre la retorica americana contro Havana si fa sempre più aggressiva.

Il dinamismo diplomatico e la retorica muscolare tornano a essere i pilastri della politica estera statunitense, delineando un quadro internazionale sempre più polarizzato. Durante una riunione del Gabinetto a Washington, l’inquilino della Casa Bianca ha annunciato l’ennesimo colpo di scena nelle relazioni con il Cremlino: secondo le sue dichiarazioni, Vladimir Putin avrebbe accettato una tregua umanitaria di una settimana. The Donald ha spiegato di aver chiesto personalmente al leader russo di sospendere i bombardamenti su Kiev e sulle principali città ucraine per proteggere la popolazione dal “freddo estremo” che sta flagellando la regione, citando temperature polari che mettono a rischio la vita dei civili.

Tuttavia, l’annuncio va letto con la necessaria cautela: la cronaca recente ha abituato gli osservatori a una serie di ambiziosi quanto fallimentari tentativi del presidente di piegare Mosca ai suoi voleri o di presentare concessioni temporanee come vittorie diplomatiche definitive. Sebbene la Russia, per bocca del portavoce Dmitrij Peskov, non abbia ancora confermato ufficialmente l’intesa — limitandosi a un laconico “non posso ancora commentare” — le parole del tycoon hanno trovato immediata sponda in Volodymyr Zelensky. Il presidente ucraino, attraverso i social network, ha definito “importante” la possibilità di garantire la sicurezza energetica, confermando che tali discussioni erano già state avviate durante gli incontri negli Emirati Arabi Uniti. Resta da vedere se, oltre alle parole del tycoon, seguirà un effettivo silenzio delle armi sul campo.

Se verso Mosca il tono oscilla tra la mediazione e la pressione simbolica, nei confronti di Teheran la postura di The Donald resta quella del comandante in capo pronto all’azione. Ribadendo l’invito a negoziare un accordo “equo” sul nucleare, l’inquilino della Casa Bianca ha nuovamente avvertito che una “imponente Armata” sta solcando le acque verso l’Iran. “Sarebbe fantastico se non dovessimo usarla”, ha dichiarato ai giornalisti, confermando però di aver avuto e di voler continuare ad avere contatti diretti con la Repubblica Islamica. Secondo quanto riportato dal New York Times, al presidente sono state presentate opzioni militari ancora più radicali, che includono non solo attacchi aerei sui siti missilistici e nucleari, ma persino potenziali incursioni di truppe di terra per indebolire direttamente l’autorità dell’Ayatollah Khamenei.

Parallelamente ai venti di guerra, il tycoon ha aperto un nuovo fronte nella sua aggressiva politica tariffaria, puntando il mirino su Cuba. Definendo la situazione dell’isola un’emergenza per la sicurezza nazionale, The Donald ha firmato un ordine esecutivo che impone dazi di ritorsione contro qualsiasi Paese che fornisca petrolio al governo cubano, sia direttamente che indirettamente. L’accusa è quella di alimentare un governo che stringe alleanze pericolose con Russia, Cina e Iran. Sul red carpet del Kennedy Center, prima della première del documentario “MELANIA”, l’inquilino della Casa Bianca ha commentato duramente: “Bisogna provare pena per Cuba, è una nazione in declino che probabilmente non riuscirà a sopravvivere”.

Viene dunque da chiedersi se, nel quadrante latino-americano, dopo il blitz della Delta Force che ha ridotto in catene Nicolas Maduro, il prossimo obiettivo di Trump non sia proprio l’Avana. A supporto di questa ipotesi vi sono le recenti minacce di un blocco navale totale per fermare le importazioni energetiche e l’ultimatum lanciato su Truth Social, dove il presidente ha intimato alle autorità cubane di raggiungere un accordo “prima che sia troppo tardi”, avvertendo che non ci sarà “più petrolio o denaro” per l’isola. Utilizzando l’energia come leva strategica estrema, The Donald sembra intenzionato a sfruttare il collasso delle forniture per forzare una capitolazione politica che in Venezuela non è ancora riuscito a ottenere.

(9colonne)

Trump sembra aver puntato anche gli occhi contro il Canada. A seguito dei nuovi accordi commerciali tra il Canada e la Cina, Washington ha imposto una nuova serie di dazi contro i prodotti canadesi.

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Allo stesso tempo, ha suscitato scandalo in Canada la notizia che alcuni collaboratori di Trump si sono incontrati con degli attivisti della provincia canadese dell’Alberta per incoraggiare la separazione del territorio dal resto del Canada.

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