Turismo delle radici tra identità, memoria e sviluppo dei territori
Turismo delle radici in Italia: 7,3 milioni di viaggiatori attesi nel 2026 e oltre 5,5 miliardi di euro di indotto
Turismo delle radici, il ritorno a casa degli italiani nel mondo diventa un fenomeno di massa
Turismo delle radici non è più un segmento marginale del travel italiano.
Nel 2026 l’Italia si prepara ad accogliere 7,3 milioni di viaggiatori delle origini, figli e nipoti dell’emigrazione storica, con oltre 37,9 milioni di pernottamenti e una spesa stimata superiore ai 5,5 miliardi di euro.
Un fenomeno in costante crescita che coinvolge direttamente gli italiani all’estero e i loro discendenti, trasformando il viaggio in un’esperienza di ricostruzione identitaria e di ritorno simbolico alle proprie radici familiari.
Secondo le stime, già nel 2024 sono stati 6,6 milioni gli arrivi legati al turismo delle radici, con un incremento del 6,2% rispetto all’anno precedente.
Un trend che conferma come il legame con l’Italia non sia solo affettivo, ma anche economico e culturale.
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Chi sono i turisti delle radici
Il turismo delle radici riguarda soprattutto figli, nipoti e pronipoti di emigrati italiani, residenti in Europa, nelle Americhe e in Australia. Non si tratta di semplici turisti: chi viaggia per riscoprire le proprie origini cerca luoghi, storie e relazioni, non pacchetti standardizzati.
Visitano il paese dei nonni, entrano nelle chiese dove si sono celebrati matrimoni di famiglia, percorrono le strade dei borghi da cui qualcuno partì con una valigia di cartone. È un viaggio emotivo, spesso pianificato con cura, che nasce dal desiderio di ricucire una storia familiare interrotta dalla migrazione.
I numeri parlano chiaro: oltre 6,1 milioni di cittadini italiani sono iscritti all’AIRE, mentre il bacino potenziale globale delle persone di origine italiana è stimato in circa 80 milioni. Una platea enorme, destinata a crescere nei prossimi anni.
Numeri in crescita: più tempo, più spesa, più ritorni
Il turismo delle radici si distingue per alcune caratteristiche chiave:
- soggiorni più lunghi rispetto alla media,
- propensione a tornare più volte,
- maggiore spesa in servizi locali ed esperienze autentiche.
I viaggiatori delle origini investono in visite guidate personalizzate, ristorazione tradizionale, prodotti artigianali, eventi culturali e attività legate alla memoria migratoria. Questo genera un impatto economico diffuso, che va oltre le grandi città e coinvolge l’Italia meno turistica.
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Da dove arrivano: Europa, Americhe e Australia
I principali flussi provengono dall’Europa, con Regno Unito, Germania, Francia e Spagna in testa.
Seguono Svizzera, Austria e Belgio.
In crescita anche il mercato statunitense, mentre dal Sud America – in particolare Argentina e Brasile – e dall’Australia si registra un forte interesse legato a comunità italo-discendenti molto radicate.
In queste aree la memoria dell’Italia è ancora viva attraverso dialetti, ricette di famiglia, racconti tramandati di generazione in generazione.
Elementi che diventano il motore di un viaggio “di ritorno”, anche a distanza di un secolo dalla partenza.
Un’opportunità concreta per borghi e aree interne
Il turismo delle radici rappresenta una leva strategica per la rinascita dei piccoli comuni italiani. Non si concentra sulle mete sovraffollate, ma porta visitatori in borghi collinari, paesi montani e aree rurali segnate da spopolamento e invecchiamento della popolazione.
Chi torna alle origini cerca spesso:
- case nel centro storico,
- trattorie tradizionali,
- musei dell’emigrazione,
- feste patronali e sagre locali,
- archivi comunali e parrocchiali.
Questo tipo di turismo stimola nuove opportunità di lavoro, il recupero del patrimonio immobiliare abbandonato e la valorizzazione della memoria storica locale.
Il ruolo delle istituzioni e dei progetti dedicati
Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha inserito il turismo delle radici tra le priorità della propria azione verso gli italiani nel mondo. Attraverso bandi, progetti e collaborazioni con Regioni, Comuni, musei e associazioni, l’obiettivo è costruire un’offerta strutturata e duratura.
Iniziative come la borsa internazionale “Roots-In” mettono in contatto territori italiani e comunità all’estero, favorendo la nascita di itinerari personalizzati basati su cognomi, archivi storici, registri comunali ed eventi locali.
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