L’Iran nel Caos
Non è la Prima Volta che il Regime Fondamentalista Deve Affrontare l’Ira Popolare, ma Potrebbe Essere l’Ultima
Anni ininterrotti di protesta.
Oramai, le grandi proteste di piazza contro il regime non sono più un evento raro in Iran. Nonostante la brutalità del regime fondamentalista e delle sue forze armate, sin dal 2016 simili proteste accadono praticamente ogni anno.
Molti giovani iraniani sono stanchi dell’oppressivo sistema religioso sotto cui sono costretti a vivere. La Polizia Morale del regime è responsabile dell’arresto e/o omicidio di migliaia di giovani iraniani, accusati in un modo o nell’altro di non aver seguito alla lettera la rigida interpretazione del Corano del regime.
Le prime proteste contro l’hijab obbligatorio (ossia l’obbligo per le donne iraniane a portare il velo islamico pubblico) hanno avuto inizio nel 2017. Cinque anni dopo, la ventiduenne Mahsa Amini fu arrestata dalla Polizia Morale per non aver indossato correttamente il velo e morì in circostanze mai del tutto chiarite.

Foto di Ashkan Forouzani per Unsplah
In molti casi, anche gli iraniani più conservatori hanno perso fiducia nel governo di Khamenei a causa delle restrizioni economiche a cui sono sottoposti.
Tra il 2018 e il 2019, il Paese è stato bloccato da una serie di scioperi. I dimostranti chiesero al governo di aiutarli economicamente e di risolvere il problema dilagante della corruzione. L’anno successivo, simili proteste ebbero di nuovo luogo a causa dell’aumento del prezzo della benzina.
Nel 2021, oltre all’aumento del carovita e alla corruzione dilagante, migliaia di iraniani iniziarono a protestare di nuovo a causa della crisi idrica ed alimentare che aveva iniziato ad attanagliare il Paese.
In ciascuna di queste occasioni, il regime iraniano reagì violentemente. Le forze armate iraniane soppressero le proteste e il governo rifiutò in qualsiasi modo di aiutare la sua popolazione.
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Gli eventi del 2022-2025
Il periodo tra il 2022 e il 2025 non è stato particolarmente positivo per il regime fondamentalista iraniano. Nel corso di questo arco temporale, Teheran è stata umiliata a livello internazionale da parte di Israele e altri gruppi a lei ostili.
Il cosiddetto “Asse della Resistenza”, l’intricata rete di alleanze tra Teheran e vari gruppi terroristici attivi in Medio Oriente, è stato infatti quasi totalmente distrutto. Prima, il gruppo terroristico palestinese di Hamas ha subito perdite ingenti nel corso dell’invasione israeliana della Striscia di Gaza.
Poi, nel 2023 la guerra israeliana contro Hamas si è espansa al Libano. Buona parte del sud del Paese era controllato da Hezbollah, gruppo fondamentalista sciita alleato con Teheran. L’intervento di Israele contro il gruppo terroristico ha però ucciso la maggior parte dei suoi membri, inclusa la maggior parte dei suoi leader.
Sul finire del 2024 il dittatore siriano Bashar Al-Assad da una coalizione armata sostenuta da Turchia ed Arabia Saudita. Assad era un alleato di lunga data del regime iraniano e questo aveva permesso a Teheran di espandere notevolmente la sua influenza nel mondo arabo.+
Nel 2025, infine, l’Iran stessa fu attaccata quando il Presidente Trump ordinò il bombardamento dei siti per l’uranio arricchito che il regime stava usando per crearsi un suo arsenale atomico. Sebbene Teheran abbia in seguito dichiarato che i danni fossero stati minimi, quanto successo dimostrò che le sue difese aeree non erano efficaci come proclamato dalla sua propaganda.
Le ultime proteste in ordine di tempo
Mentre Teheran veniva umiliata a livello internazionale, le tensioni interne ricominciavano ad aumentare. La perdita di alleati internazionali e le nuove sanzioni occidentali, avevano infatti peggiorato la crisi economica in cui da decenni versa il Paese.
L’inflazione ha superato il 42% a livello nazionale, in un contesto caratterizzato dal crollo della valuta nazionale, dal rapido aumento dei prezzi dei generi alimentari e dei beni di prima necessità. I prezzi dei generi alimentari sono aumentati del 72% e quelli dei prodotti sanitari e medici del 50% rispetto a dicembre dell’anno precedente.
Ai problemi economici, si è aggiunto poi quello dell’acqua. I fiumi iraniani che hanno sostenuto insediamenti e agricoltura per secoli si stanno prosciugando, mentre le riserve di acqua sotterranea vengono estratte ben oltre il loro naturale ricambio. Oltre il 70% delle principali falde acquifere è considerato sovra sfruttato.
Per decenni, le politiche di sviluppo nazionali hanno dato per scontato che l’ingegneria e l’estrazione potessero superare i limiti ambientali. Oggi, tali limiti si stanno riaffermando e la carenza idrica si sta spostando dalle periferie rurali alle grandi città, inclusa la capitale Teheran.
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La rivolta ha avuto inizio il 28 dicembre 2025, quando i proprietari dei bazar nella piazza di Teheran (normalmente sostenitori del regime fondamentalista) hanno iniziato a protestare contro le restrizioni economiche a cui erano sottoposti.
Entro pochi giorni, la protesta si è diffusa per tutto il Paese, non solo nelle grandi città ma anche nei borghi più piccoli.
Attualmente, dall’Iran arrivano poche e frammentarie notizie. Internet e le connessioni telefoniche sono state sospese in tutto il Paese, di fatto ponendo tutto l’Iran sotto legge marziale.
Secondo le poche contraddittorie notizie, Mashhad (la seconda più grande città iraniana) sarebbe caduta in mano ai ribelli mentre ad Esfahan e altre città diversi edifici governativi (incluse moschee) sarebbero stati incendiati.

Foto di Artin Bakhan per Unsplash
Reza Pahlavi, pretendente al trono iraniano in esilio sin dal 1979, sembra poi essere diventato una figura di riferimento per i vari dimostranti. Secondo i video e le foto provenienti dall’Iran, molti dei rivoltosi stanno sventolando la vecchia bandiera imperiale dell’Iran e chiedendo a gran voce il ritorno del principe esiliato. Pahlavi stesso incoraggia da anni il popolo iraniano a rivoltarsi contro il regime fondamentalista, ed è una figura di spicco per gli esuli iraniani che vivono in Occidente.
Tuttavia il governo di Khamenei non sembra disposto a cedere il potere. I media di stato iraniani hanno accusato i dimostranti di essere terroristi, aiutati in segreto da Stati Uniti ed Israele. Allo stesso tempo, il procuratore generale dell’Iran ha proclamato tutti i manifestanti “nemici di Dio”, un’accusa punibile con la morte secondo le leggi iraniane.
Non è possibile sapere l’esatto numero di morti a causa del blackout mediatico imposto da Khamenei, ma secondo alcune stime più di 2.000 iraniani sarebbero già stati uccisi (anche se altri fonti parlando addirittura di 12.000 morti).
Allo stesso tempo, però, Khamenei starebbe già pianificando una via di fuga. Le riserve aurifere iraniane sarebbero già state inviate in Russia, mentre il Cremlino si è offerto di ospitare Khamenei qualora fosse costretto ad abbandonare l’Iran.
Intanto, al di fuori dei confini iraniani sta crescendo la condanna internazionale nei confronti del regime islamista di Teheran. Gli Stati Uniti starebbero addirittura valutando di intervenire direttamente a sostegno dei rivoltosi, anche se c’è il timore che questo potrebbe spingere il governo fondamentalista a dichiarare guerra contro Washington ed Israele.
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