Anniversari: 15 gennaio – Martin Luther King Jr.: l’eredità perduta
Anniversari: 15 gennaio – Il sogno di Martin Luther King Jr: l’eredità che non avremmo dovuto perdere
Anniversari: 15 gennaio 1929 la nascita di un’eredità
Anniversari: 15 gennaio 1929, Atlanta, Georgia, Stati Uniti. Nasceva un bambino di colore, da genitori di colore; un pastore di colore della chiesa di Atlanta e un’insegnante e musicista, di colore nella stessa chiesa del marito. Nasceva in una nazione, dove essere di colore, negri, scuri, colorati o semplicemente diversi, era una colpa, una colpa primordiale, e per questo motivo dovevano essere puniti, allontanati, distanziati.
Il 15 gennaio 1929, nasceva un bambino che di questa colpa ne avrebbe fatto la sua vita, il suo “cavallo di battaglia”, la sua speranza di cambiamento, il suo sogno. Quel bambino, negli anni, crescendo, imparò (e chi è figlio di quel tempo, di quel retaggio, lo sa bene), non tutti sono uguali. Chi non è bianco, è di classe “B”, e, per essere di classe “B” ti bastava essere scuro, nero o negro.
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“Io ho un sogno” ma sono nato “nero”
Essere nero, di colore, significava dover studiare in scuole di seconda categoria, vivere in quartieri fatiscenti e pieni di criminalità, significava non potersi avvicinare ad un poliziotto, anche solo per chiedere informazioni o semplicemente per chiedere aiuto, non ci si poteva avvicinare perché si rischiava di morire. Essere neri significava vivere sistematicamente di soprusi, di snobismo, di violenze, in un sistema fallaceo, che alla fine ti dava sempre torto, solo per un unica colpa primordiale: essere nato nero.
Il 15 gennaio 1929, nacque Martin Luther King Jr. Un bambino che crebbe con la consapevolezza che qualcosa dovesse cambiare. Un bambino che diventò adulto, studiò, si laureò e divenne pastore della chiesa del padre.
Non solo un sogno, ma un sogno che disturbava il potere
King non era solo un pastore egli divenne un leader, una voce capace di disturbare e mettere in crisi il sistema stesso. Secondo lui il razzismo, la povertà ed il militarismo stesso erano tutte questioni di primaria importanza ma soprattutto erano tutte collegate: «dobbiamo ora vedere che i mali del razzismo, dello sfruttamento economico e del militarismo sono tutti collegati», diceva nel libro Where Do We Go from Here: Chaos or Community (1967), divenne così l’uomo che lottava per tutti.
Egli non lottava solo per un gruppo ristretto di persone o una parte della popolazione, egli ormai lottava per la comunità. Questo cambiamento lo portò ad essere scomodo per le istituzioni, le guerre stesse che prima venivano legittimate e “vendute” come necessarie e lodevoli poi venivano messe in discussione, qualcuno ne sottolineava le criticità ed i problemi. La sua voce divenne ancora più scomoda, metteva in discussione le decisioni politiche e militari degli Stati Uniti, del Presidente. Denunciava qualsiasi forma di violenza e ingiustizia.
Un uomo, un sogno che davano fastidio al potere.
E’ stato trasformato in un simbolo che non obbliga più nessuno a cambiare davvero
Oggi, quando pensiamo a Martin Luther King, ci viene subito in mente la sua immagine, fiera, orgogliosa, rassicurante, sulle scale del Lincoln Memorial, mentre pronuncia, probabilmente, il più importante dei suoi discorsi: I have a dream: «…Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia».
Ce lo immaginiamo così, lo postiamo e ripostiamo, estrapoliamo frasi per apparire a favore dei diritti civili, il giorno della commemorazione, frasi ispirazionali, foto, dediche, fino a rendere la sua immagine tanto riconoscibile da “addomesticarla”, come se fosse un amico, un parente.
Negli anni, è stato perso qualcosa, qualcuno, di profondamente scomodo, sovversivo e divisivo ed è stato trasformato in un simbolo loquace, gentile che non obbliga più nessuno a cambiare davvero.
Molti studiosi parlano di questo fenomeno, particolarmente esplicativo è l’articolo di Maia Hoskin, How Martin Luther King Jr.’s Legacy Has Been Used to Insulate White Supremacy (2022), su «Forbes», la quale centra profondamente il problema, ovvero si tende ad estrapolare dal contesto alcune frasi eliminando così la parte più radicale del pensiero di Martin Luther King Jr, quello che resta non è l’essenza, bensì una frase presentabile e non troppo scomoda.
L’eredità universale perduta e la responsabilità che nessuno vuole
Se tornassimo a dare valore alle parole vere di King ci accorgeremmo della forte discrepanza che c’è tra ciò che è stato realmente e ciò che è stato costruito ad hoc per esempio: «The problems of racial injustice and economic injustice cannot be solved without a radical redistribution of political and economic power.» («I problemi dell’ingiustizia razziale e dell’ingiustizia economica non possono essere risolti senza una radicale redistribuzione del potere politico ed economico.»), The Three Evils Society, Martin Luther King Jr.
Non è una frase che si legge spesso in un post o facile da citare eppure è una frase di King, e per l’esattezza un richiamo a prendere coscienza ed a battersi contro i meccanismi che mantengono vive le ingiustizie.
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Il contrasto tra la celebrazione e la responsabilità morale
Già un anno prima, nel discorso Beyond Vietnam, King lanciava un avvertimento chiaro: «…A nation that continues year after year to spend more money on military defense than on programs of social uplift is approaching spiritual death.» («Una nazione che spende più per la guerra che per il benessere sociale si avvicina alla morte spirituale.»). Non c’è un contenuto vuoto o volubile, è la sua reale eredità quella nuda e cruda, la sfida alle priorità morali, politiche ed economiche.
Studiando invece come viene celebrato e ricordato oggi, il contrasto è lampante. Come fa notare Lenwood V. Long Sr. su «Forbes» nell’articolo Honor MLK’s Legacy by Creating Economic Justice (2024), nelle celebrazioni ufficiali di King si tende a parlare sempre delle solite cose svuotate della reale importanza del messaggio di King; sogni, speranze ed ispirazione ma ben poco di giustizia sociale, economica e di redistribuzione delle ricchezze, quelle che realmente erano le battaglie per cui si batteva King.
Ed è proprio questa semplificazione del suo messaggio e della sua figura che ci permette di sollevarci da qualunque responsabilità morale e collettiva.
Quanto costa oggi assumersi la responsabilità di essere coerenti con le frasi ed i post che pubblichiamo di King? Quanto costa oggi combattere per ciò che pensiamo giusto? Quanto costa e chi è disposto oggi a portare aventi quell’eredità universale, morale e civile che Martin Luther King Jr. ci ha lasciato?
E tu, cosa sei disposto a fare?
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