L’IA, le sue Funzioni e i suoi Problemi (Parte 2)
Nonostante le Promesse dei Suoi Creatori, questa Tecnologia Sembra meno Affidabile del Previsto.
Le Controversie
Secondo recenti sondaggi, l’IA non è particolarmente popolare tra gli abitanti degli Stati Uniti. Sembra esserci infatti un timore diffuso che questa tecnologia stia compromettendo le capacità logiche umane e, soprattutto, che stia causando problemi economici piuttosto che risolverli.
Recenti analisi indicano che circa il 40% del mercato lavorativo globale sarà affetto in un modo o nell’altro dalla tecnologia IA, inclusi lavori altamente qualificati normalmente non affetti dall’automatizzazione dei mezzi di produzione.
Nelle economie avanzate, la percentuale di lavori affetti sale a 60%. L’IA potrebbe eseguire compiti chiave attualmente svolti dagli esseri umani, riducendo il bisogno di manodopera e causando un abbassamento degli stipendi o la perdita di posti di lavoro.
I Paesi emergenti dovrebbero essere meno affetti (dal 26 al 40%), in quanto non hanno le infrastrutture o le forze di lavoro qualificate necessarie per trarre vantaggio dalla nuova tecnologia. Vi è quindi il timore che la nuova tecnologia possa aumentare le disuguaglianze sia tra le varie nazioni, sia all’interno di esse.

Foto di İsmail Enes Ayhan per Unsplash
Oltre al danno economico, c’è poi il danno ambientale. Le IA necessitano di centri dati per il loro funzionamento, i quali consumano imponenti quantità di energia ed acqua.
La loro costruzione richiede l’utilizzo di materiali rari, la cui estrazione e lavorazione impattano in maniera negativa l’ambiente circostante, e una volta operativi producono rifiuti elettronici, che spesso contengono sostanze pericolose, come mercurio e piombo.
Entro il 2030, in base all’attuale tasso di crescita, i centri dati delle IA potrebbero arrivare ad immettere ogni anno nell’atmosfera da 24 a 44 milioni di tonnellate di anidride carbonica e consumare da 731 a 1.125 milioni di metri cubi d’acqua all’anno.
Dal punto di vista legale, le varie aziende dell’IA sono state accusate più volte di violazione del copyright. Gli algoritmi delle AI vengono creati in base al materiale che viene loro fornito, spesso testi e altre opere ai cui creatori non è stato chiesto il permesso.
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I problemi economici
Un’analisi della situazione economica delle varie aziende IA rivela inoltre che i loro conti sono in rosso. Fino ad ora, solo il 25% delle iniziative di IA ha generato il ritorno sull’investimento (ROI) previsto, mentre appena il 15% dei dipendenti statunitensi ha dichiarato che il proprio datore di lavoro ha comunicato una chiara strategia in materia di IA.
Allo stesso tempo, più dell’80% delle aziende ha sperimentato con gli strumenti GenAI, ma solo la metà ha poi deciso di integrarli effettivamente nel proprio ciclo di produzione. Peraltro i vantaggi rimangono marginali, limitandosi per lo più ad aumenti della produttività individuale, senza un impatto sistemico sul business.
Questi insuccessi spiegano anche come le aziende dell’AI stiano perdendo miliardi di dollari, sebbene i loro CEO continuano ad insistere che le loro creazioni rivoluzioneranno il mondo.

Foto di Levart_Photographer per Unsplash
OpenAi, attualmente la più grande azienda IA al mondo, sta infatti ottenendo molti meno guadagni rispetto a quanto spende normalmente per il funzionamento dei suoi centri dati. Nei prossimi anni, l’azienda conta di spendere altri 14 miliardi per espandere le sue attività, portando la spesa complessiva oltre i 115 miliardi, prima di iniziare a guadagnare di nuovo entro il 2030.
Tuttavia, secondo alcune analisi, anche se l’azienda riuscisse a guadagnare più di 200 miliardi di dollari entro questa data, dovrà comunque trovare altri 207 miliardi di finanziamenti per rimanere in attività.
OpenAi e le altre aziende AI non sono però i soli a stare contraendo debiti. Allo stesso tempo, anche le aziende che forniscono data center, chip e potenza di elaborazione “computazionale” a OpenAI hanno contratto debiti per circa 96 miliardi di dollari per finanziare le loro attività.
In effetti, molte aziende tecnologiche stanno contraendo debiti sempre più grandi per finanziare i loro investimenti nel campo dell’IA: Amazon, Google, Meta, Microsoft e Oracle hanno contratto quest’anno nuovi debiti per 121 miliardi di dollari per finanziare le operazioni di intelligenza artificiale. Si tratta di un importo quattro volte superiore al livello medio di debito (28 miliardi di dollari) contratto da queste aziende nei cinque anni precedenti.
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Accade Oggi: Dichiarazione Universale Diritti Umani
La promessa di futuri guadagni e di ulteriori sviluppi nelle potenziali applicazioni della tecnologia IA viene finora usata come garanzia ai vari finanziatori da parte delle varie startup per ottenere tutti i fondi necessari. Ovviamente, non riuscire a ottenere nessuno dei risultati promessi renderebbe questi investimenti un completo fallimento.
Lo sviluppo di questi debiti non fa altro che aumentare il timore che gli investimenti nell’IA stiano creando una bolla speculativa. Queste industrie potrebbero infatti trovarsi in difficoltà se gli investitori iniziassero a esitare nell’impegnare ulteriori capitali. Le conseguenze potrebbero ripercuotersi anche su altre aziende, come i fornitori di servizi IT o i finanziatori che hanno accettato di acquistare decine di miliardi di dollari in obbligazioni per finanziare progetti di IA.
Il potenziale scoppio di questa bolla danneggerebbe in maniera grave queste aziende, portando alla loro chiusura e causando la perdita di ancora più posti di lavoro. Il vero rischio è però rappresentato da come i mercati finanziari reagiranno se queste aziende IA non saranno in grado di ripagare i loro debiti.
Dato che queste aziende stanno contraendo debiti sempre più grandi per finanziare il loro sviluppo, c’è il timore che il loro fallimento possa causare un effetto a catena simile al fallimento del mercato immobiliare del 2008 e dare inizio ad una nuova crisi economica.
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