Lobbying, nuove regole europee per più trasparenza e responsabilità democratica
Lobbying, l’Europarlamento alza l’asticella della trasparenza
Lobbying, cosa cambia con la nuova direttiva Ue
Lobbying, il Parlamento europeo decide di fare finalmente ordine in un terreno dove per anni hanno regnato opacità e mezze verità. Con la nuova direttiva, l’obiettivo è semplice: chiunque cerchi di influenzare il processo decisionale europeo per conto di paesi terzi dovrà metterci la faccia, dichiarare chi paga e con quale scopo. Un passo che punta a proteggere il dibattito pubblico senza colpire chi fa informazione, ricerca o impegno civico in modo trasparente.
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Nuove norme per aumentare la trasparenza e la responsabilità democratica del lobbying di paesi terzi in Europa.Questo è quanto adottato giovedì scorso dal Parlamento europeo (392 voti favorevoli, 88 contrari e 133 astensioni). La direttiva, spiega l’Europarlamento, riguarda le attività di rappresentanza di interessi dietro remunerazione (o altre forme di compenso) che mirano a influenzare le politiche, le leggi o il processo decisionale dell’UE. Sono escluse attività come funzioni governative o diplomatiche ufficiali, servizi dei media, consulenza legale e ricerca accademica.I deputati vogliono inoltre tutelare le attività delle organizzazioni della società civile, per cui i finanziamenti da sovvenzioni di paesi terzi non collegati al lobbying non saranno considerati remunerazione. Letture consigliate: L’Orgoglio Italiano senza Confini Quando a emigrare erano gli italiani: storia di Maria e Giovanni Gallipoli e le vele dei suoi pescatori Il Parlamento intende garantire infatti che, a differenza di alcune leggi sugli “agenti stranieri” in alcuni paesi, la direttiva non possa essere usata per etichettare o penalizzare determinate entità, comprese le organizzazioni della società civile, né per limitare l’impegno civico. Con questa direttiva, chiunque intenda influenzare le decisioni dei paesi dell’UE per conto di un governo straniero dovrà registrarsi ed essere visibile. Si stabiliscono regole chiare e uniformi in tutta Europa, senza etichettare o gravare le organizzazioni legittime.” (aise) |
Una stretta che non vuole punire nessuno, ma rendere più limpido un gioco che da troppo tempo si svolgeva all’ombra. Ora tocca agli Stati membri trasformare l’intento politico in una pratica quotidiana che renda l’Europa meno vulnerabile e più credibile.
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