Lobbying, nuove regole europee per più trasparenza e responsabilità democratica

Lobbying, nuove regole europee per più trasparenza e responsabilità democratica
Foto di Lukas S su Unsplash

Lobbying, l’Europarlamento alza l’asticella della trasparenza

Lobbying, cosa cambia con la nuova direttiva Ue

Lobbying, il Parlamento europeo decide di fare finalmente ordine in un terreno dove per anni hanno regnato opacità e mezze verità. Con la nuova direttiva, l’obiettivo è semplice: chiunque cerchi di influenzare il processo decisionale europeo per conto di paesi terzi dovrà metterci la faccia, dichiarare chi paga e con quale scopo. Un passo che punta a proteggere il dibattito pubblico senza colpire chi fa informazione, ricerca o impegno civico in modo trasparente.

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Nuove norme per aumentare la trasparenza e la responsabilità democratica del lobbying di paesi terzi in Europa.

Questo è quanto adottato giovedì scorso dal Parlamento europeo (392 voti favorevoli, 88 contrari e 133 astensioni).
I deputati hanno rafforzato quindi la proposta originaria della Commissione affinando le definizioni e introducendo garanzie per evitare la stigmatizzazione di attività legittime che possono contribuire positivamente al dibattito pubblico.

La direttiva, spiega l’Europarlamento, riguarda le attività di rappresentanza di interessi dietro remunerazione (o altre forme di compenso) che mirano a influenzare le politiche, le leggi o il processo decisionale dell’UE.
Ciò include l’organizzazione o la partecipazione a riunioni e conferenze, la presentazione di contributi a consultazioni o audizioni, campagne di comunicazione (anche tramite influencer sui social media), la preparazione di documenti strategici, la proposta di emendamenti e la realizzazione di sondaggi.

Sono escluse attività come funzioni governative o diplomatiche ufficiali, servizi dei media, consulenza legale e ricerca accademica.

I deputati vogliono inoltre tutelare le attività delle organizzazioni della società civile, per cui i finanziamenti da sovvenzioni di paesi terzi non collegati al lobbying non saranno considerati remunerazione.
Per rafforzare la trasparenza e la responsabilità democratica, la direttiva stabilisce che le autorità nazionali indipendenti adottino registri obbligatori, collegati tramite un portale centralizzato dell’UE. Dopo la registrazione, alle entità sarà assegnato un numero unico europeo di rappresentanza d’interessi (EIRN), valido in tutta l’UE. I deputati sottolineano che i dati devono essere presentati in modo fattuale e neutrale, e che la semplice registrazione non deve creare un clima di sfiducia.

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Il Parlamento intende garantire infatti che, a differenza di alcune leggi sugli “agenti stranieri” in alcuni paesi, la direttiva non possa essere usata per etichettare o penalizzare determinate entità, comprese le organizzazioni della società civile, né per limitare l’impegno civico.
Inoltre, non deve essere impiegata per vietare attività o imporre la divulgazione di finanziamenti da paesi terzi non collegati alla rappresentanza di interessi.
“La trasparenza non è una questione ideologica, è una condizione fondamentale per la fiducia democratica – ha spiegato la relatrice Adina Valean (PPE, Romania) -.

Con questa direttiva, chiunque intenda influenzare le decisioni dei paesi dell’UE per conto di un governo straniero dovrà registrarsi ed essere visibile. Si stabiliscono regole chiare e uniformi in tutta Europa, senza etichettare o gravare le organizzazioni legittime.” (aise) 

Una stretta che non vuole punire nessuno, ma rendere più limpido un gioco che da troppo tempo si svolgeva all’ombra. Ora tocca agli Stati membri trasformare l’intento politico in una pratica quotidiana che renda l’Europa meno vulnerabile e più credibile.

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Redazione Radici

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