La cura di Dio per la vita del mondo

La cura di Dio per la vita del mondo

La Cura come Atto di Amore Estremo e Disinteressato, Inteso come “Volere il Bene dell’Altro”.

La cura: etimologicamente l’atto di prendersi a cuore qualcosa o qualcuno, suggerendo una dedizione costante e profonda. Nelle antiche culture latine, chi si prendeva cura di un altro alleviava i suoi dolori e si assumeva anche una responsabilità emotiva e morale. In questo periodo mi son trovata a riflettere a lungo sul significato di questa parola. Nell’aiutare, infatti, la nostra parrocchia per le visite di Avvento alle famiglie, ho letto sulla cartolina da dare in dono questa frase: col Natale si manifesta la cura di Dio per la vita del mondo!

La mia esperienza del “prendersi cura”

Il mio pensiero è subito andato ad una mia esperienza diretta quando lo scorso anno mi è capitato di prendermi cura di mio marito a seguito di una operazione definita “banale” a livello medico ma pur sempre un’operazione. Si noti che ho detto “prendere cura” e non “badare”, “aiutare” o “sostenere”. Infatti, i significati etimologici di questi tre verbi badare=Sorvegliare, aiutare=giovare a, sostenere=tenere sotto, non sono equivalenti all’avere nel cuore qualcuno suggerito dal prendersi cura. Come anche è importante sottolineare l’utilizzo dell’ accezione “prendersi cura” e non “avere cura”: mentre il verbo avere, infatti, implica possesso il verbo prendere esprime la volontà di afferrare, sollevare, stringere una realtà che non si possiede. Questa esperienza mi ha aperto gli occhi maggiormente su una dimensione altra che a volte non contempliamo, il sacrificio, inteso nel suo significato di fare un atto sacro. Di fronte a chi si trova in una situazione di necessità fermarsi e curare è ciò che di più alto e quindi sacro si possa fare.

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L’universo frammentato del care giver

Chi si prende cura di qualcuno vede capovolto il proprio punto di vista del sé intero verso il sé frammentato. Chi si prende cura vede destrutturata la propria vita, scomposta, come un dessert che, a guardarlo a primo impatto, non ti dà sicurezza di conformità all’originale ma che poi, assaggiato, restituisce comunque lo stesso sapore, con una differenza hai visto di cosa è fatto. Vedere la vita di tutti i giorni scomposta dà l’opportunità di arrivare all’essenziale e capire che in un tiramisù scomposto certo il caffè non può mancare. Dunque, doversi fermare dal lavorare per poter fare le medicazioni necessarie, fa capire che la vita non è il tuo lavoro ma c’è qualcosa di più importante, anche più importante dei tuoi piani. Chi si prende cura non può pianificare, deve vivere il presente e questo è un grande dono. Chi si prende cura capisce bene il significato del voler bene, inteso come “volere il bene dell’altro” nel momento in cui dall’altro non si può pretendere nulla. Chi si prende cura, se è lontano per una spesa al supermercato, per la sua ora di palestra o per mille altre ragioni, porta sempre nel cuore il pensiero dell’altro e dà più senso a tutto ciò che fa in ragione di quella cura.

Non supereroi ma persone mosse dall’amore

Chi si prende cura a volte è sopraffatto dal pensiero di poter fare meglio, dalla paura di sbagliare e ha semplicemente necessità di parlare con qualcuno senza per forza sentirsi rispondere qualcosa, a volte chi si prende cura vuol solo buttar fuori le preoccupazioni per poter dare la parte migliore di sé a chi lo aspetta. Chi si prende cura a volte vorrebbe e dovrebbe avere dei suoi piccoli spazi per sé, per potersi prender cura di sé stesso e ricaricarsi ed è suo sacrosanto diritto. Chi è intorno a chi si prende cura ha il dovere di offrirsi acciocché quanto detto prima accada: poche parole, molti fatti. Chi si prende cura ha momenti di scoraggiamento perché è costantemente posto dinanzi al limite, suo e di chi gli è intorno. È guardato con quegli occhi pieni di senso di colpa da chi riceve le sue cure e quello sguardo gli penetra dentro perché chi si prende cura sa di farlo con amore, quindi gratuitamente, a volte con fatica certo ma con tanto amore, e questo dovrebbe escludere la colpevolezza dell’accudito. Chi si prende cura a volte è visto come un super eroe ma questo non fa altro che aumentare il peso di responsabilità che sente e può essere controproducente; perciò, chi gli è intorno ha il dovere di smontare questo mito, togliergli il mantello e dirgli di riposare un po’.

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Il ruolo della società civile verso chi si prende cura e chi la riceve

Alla società fa comodo avere persone che si prendono cura ma dovrebbe sostenerle, favorirle non innalzandole quali eroi mitici, quindi inarrivabili, inesistenti, ma quali veri eroi cioè mossi dall’eros, mossi dall’amore. Fa comodo alla società plaudire alle azioni di chi si prende cura confrontandosi con difficoltà di cui spesso la società stessa è concausa. Chi si prende cura, però, è solo una faccia della medaglia, c’è poi tutto il mondo di chi la cura la riceve. Ricevere implica accettare un dono ed è, quest’ultimo, un mestiere assai difficile. Per questo Natale fatevi e fate un regalo: abbiate occhi aperti capaci di riconoscete accanto a voi chi si prende cura e chi la riceve. Siate società accogliente e attenta!

 

Giuliana Donnarumma

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