Un Italiano a Edimburgo. Ovvero quando una manciata di post sui social ti apre strade che non pensavi di avere davanti

Un Italiano a Edimburgo. Ovvero quando una manciata di post sui social ti apre strade che non pensavi di avere davanti
Andrea nella John Knox House

Storie di Italiani all’estero, storia di Un Italiano a Edimburgo

Un Italiano a Edimburgo…….. la storia di Andrea

Andrea e’ un italiano residente nel Regno Unito, come tanti. Ma la sua non e’ una storia come tante. Lui vive in Scozia, a Edimburgo, ed e’ qui che lo incontro in un caldo (ma ventoso) pomeriggio di ottobre. Temperatura fuori stagione per questa città. Veniamo da una estate talmente calda che lo splendido verde dei prati scozzesi e’ al momento un ricordo.

Mentre osservo i giardini sotto lo Scott Monument nella pricipale Princes Street, Andrea arriva. Ci sediamo lungo la passeggiata dei giardini e inziamo a parlare. Parliamo del perché ci troviamo in terra straniera e trovo la sua storia veramente interessante. Così gli propongo una serie di domande specifiche, perché e’ bello condividere una storia cosi positiva, può essere un incoraggiamento per molte persone.

Letture consigliate:Nizza mostra Giochi Olimpici disegno di una mano con il dito indice che punta in basso per una call to action

Radici Sospese dal Kurdistan alla Scozia

L’Orgoglio Italiano senza Confini

Quando a emigrare erano gli italiani: storia di Maria e Giovanni 

Inizio chiedendogli di condividere quali sono state le sue prime impressioni appena arrivato in questa città

Ricordo perfettamente quel settembre del 2019. Tutti mi dissero: “Ma sei pazzo? Parti proprio l’11 settembre, e con un biglietto di sola andata?” Eppure sentivo che era il momento giusto per cambiare, anche se già registravo all’anagrafe 46 compleanni! Sono partito senza conoscere la Scozia, senza mio figlio e mia moglie, senza parlare inglese, lingua che poi questa terra mi ha insegnato, arrivando persino a pagarmi il College per studiarla.

Avevo prenotato solo una stanza a Dunfermline per le prime notti, un piccolo punto d’appoggio per riprendere fiato. Il giorno dopo sono arrivato a Edimburgo, e lì ho sentito qualcosa di forte, una connessione immediata. Forse perché la città mi ricordava Orvieto, la mia terra d’origine, con i suoi saliscendi, la pietra scura, i panorami improvvisi. Ma Edimburgo aveva anche un’energia diversa: antica e viva allo stesso tempo, misteriosa ma accogliente.

E quell’energia viva la percepisco nel suo sguardo

Vediamolo in questo simpatico video

Ricordo il profumo dell’aria, il vento che ti colpisce al volto, il suono dei gabbiani ( a cui non ero abituato) che si mescola alle cornamuse lontane. Tutto sembrava nuovo, eppure incredibilmente familiare. È stato come entrare in una cartolina, ma una di quelle che non metti in bacheca: la vivi, la respiri, la porti con te.

Come hai affrontato i primi giorni: trovare casa, sistemarti, conoscere il quartiere?

Sono stati giorni intensi, forse i più difficili. Non conoscevo nessuno, non parlavo inglese e non avevo un vero punto d’appoggio. Qualche giorno prima di partire, però, scoprii di avere un parente proprio a Edimburgo (che non avevo mai conosciuto): fu una sorpresa provvidenziale. Con sua moglie mi offrirono una stanza in affitto a condizioni agevolate, un piccolo spazio che mi permise di iniziare la mia nuova vita con un minimo di stabilità. A loro devo molto: con la loro gentilezza mi aiutarono ad alleviare quella solitudine inevitabile che si prova nei primi giorni lontano da tutto ciò che conosci.

Il 13 settembre, appena due giorni dopo il mio arrivo, trovai il mio primo lavoro come lavapiatti. Da lì è iniziato tutto. Lavoravo molte ore, ma ogni momento libero lo dedicavo a migliorare il mio inglese e a cercare una casa per la mia famiglia. Non fu affatto semplice: dovevo creare uno “storico lavorativo”, un requisito fondamentale per affittare, e al tempo stesso capire quali quartieri fossero più adatti, soprattutto per garantire un catchment scolastico per mio figlio.”

Si emoziona… lo capisco….

Le mie giornate scorrevano tutte uguali ma piene: lavoro, studio, ricerche su internet, visite a case, documenti da preparare. E finalmente, dopo tre mesi e tre buste paga, riuscii ad affittare un piccolo appartamento. A dicembre, mia moglie e mio figlio mi raggiunsero. Quello fu il momento in cui Edimburgo smise di essere soltanto una città straniera e diventò davvero casa.

Quali sfide hai incontrato all’inizio nel tentativo di adattarti a una nuova città e a un nuovo Paese?

“Tutto era diverso, il modo di comunicare, di lavorare, persino il ritmo con cui si vive la quotidianità. Ogni cosa richiedeva un piccolo sforzo in più, dal capire gli accenti scozzesi (che all’inizio sembravano un’altra lingua!) al dover gestire pratiche e abitudini che in Italia davamo per scontate. Ma più che una difficoltà, ho cercato di viverla come una grande opportunità, per una nuova vita, diversa.

All’inizio non è stato affatto facile. C’erano giorni in cui mi sentivo spaesato, circondato da persone gentili ma con cui facevo fatica a comunicare davvero. Non nascondo di aver anche pianto a volte, accusavo fortemente la distanza dei miei cari (mio figlio aveva appena 7 anni). Però col tempo ho imparato ad apprezzare quella calma e quel profondo rispetto che contraddistinguono la cultura scozzese; un rispetto per gli spazi, per i tempi, per il lavoro e per le persone. È una lezione che porto ancora con me ogni giorno.

Se devo essere sincero, l’unica cosa che non è mai stata una difficoltà è stato il cibo: cucinavo italiano a casa!

Era un modo per sentirmi un po’ più vicino alle mie radici, e forse anche per condividere un pezzetto della mia cultura con chi mi stava intorno.”

Letture consigliate:Nizza mostra Giochi Olimpici disegno di una mano con il dito indice che punta in basso per una call to action

Gallipoli e le vele dei suoi pescatori

Fede intesa come ricerca el Padre

Monumento al Migrante: Omaggio dell’immigrazione italiana in Brasile

Come e’ stato il ricongiungimento quando la tua famiglia e’ arrivata in Scozia

“È stato un momento indimenticabile. Dopo mesi di distanza, poterli finalmente riabbracciare è stato come respirare di nuovo. Nei giorni prima del loro arrivo vivevo emozioni molto forti: la stanchezza accumulata, la tensione di quei mesi da solo, le paure… non nascondo che avevo crisi di pianto, temevo di crollare appena li avessi visti.

Quando li ho incontrati all’aeroporto… mio figlio, mia moglie (più bella che mai) e mia madre… mi sono reso conto che quasi non mi riconoscevano. E in effetti, avevo perso venti chili in pochi mesi. Ma quel momento, invece di farmi sentire fragile, mi ha rigenerato.

Li avevo davanti, finalmente insieme, dopo tante incertezze, con mia moglie che stentava a riconoscermi. È stato come se tutto trovasse un nuovo senso. Da quel giorno ho capito che, nonostante le difficoltà, ce l’avremmo fatta. Edimburgo non era più solo il luogo dove cercare una nuova vita, ma stava diventando davvero “casa”.”

Ci sono stati momenti in cui ti sei sentito “fuori posto” o spaesato?

“Sì, inevitabilmente. Forse sarebbe stato strano il contrario. All’inizio mi sentivo spesso spaesato: non conoscevo la lingua, non capivo ancora i meccanismi della città, i ritmi, i silenzi, perfino i sorrisi diversi da quelli a cui ero abituato. Non sapevo nemmeno cosa fosse un close o come orientarmi tra le mille sfumature di accenti scozzesi.

Eppure, giorno dopo giorno, ho cominciato ad esplorare: il Castello, Holyrood Palace, il Museo Nazionale… e con ogni visita cresceva la mia curiosità e la mia consapevolezza di trovarmi in un posto davvero diverso, ma speciale.

La sensazione di sentirmi “fuori posto” non è mai del tutto scomparsa, ma sta cambiando forma. Oggi la vivo come un segno di rispetto verso una cultura che continuo a scoprire. Più conosco Edimburgo, meno mi sento estraneo… come se, passo dopo passo, stessi imparando a farne parte.

Non nascondo poi che all’inizio pesava anche un po’ di orgoglio: venivo dall’Italia, con una carriera da consulente e ruoli di responsabilità, e mi sono ritrovato a lavare piatti. Ma è stata una delle lezioni più grandi della mia vita. Qui ho veramente compreso che non sei il lavoro che fai, ma il valore e la dignità che ci metti dentro. Il lavoro ti aiuta a costruire chi sei, ma non ti definisce.

Già, penso, questa e’ veramente una leziona di vita che ti cambia per sempre. Comprendo ciò che Andrea sta dicendo, e’ qualcosa che riconfigura il modo in cui approcci alla vita da quel momento in poi….

Come si è evoluta la vostra routine quotidiana con il passare del tempo?

Con il tempo abbiamo trovato il nostro equilibrio, passo dopo passo. I primi mesi sono stati una piccola rivoluzione per tutti: mio figlio, catapultato in una classe dove nessuno parlava la sua lingua, ha imparato in fretta (molto più in fretta di noi adulti!) a comunicare, a farsi capire e ad appartenere. Mia moglie ha trovato la sua dimensione, costruendo nuove abitudini e legami. Io, da parte mia, ho iniziato ad esplorare non solo la città, ma anche nuove possibilità lavorative e di vita.

Col tempo, la routine si è trasformata in qualcosa di vivo, flessibile, mai statico. Non ci piace “accomodarci”: preferiamo restare in movimento, sempre pronti a cercare qualcosa di nuovo. È un modo per sentirci vivi, per rinunciare a vecchie abitudini e lasciar spazio a esperienze che ci arricchiscano.

La Scozia mi sta insegnando che la stabilità non è l’assenza di cambiamento, ma la capacità di restare in equilibrio mentre tutto evolve.”

Splendida considerazione,  Andrea. Anche qui riesco a capire perfettamente cosa intendi dire. Avere la capacità di applicare un processo di resilienza non solo ti fa sentire vivo, ma ti insegna che fai parte di qualcosa di piu grande, e a quel punto tutto sembra diverso. Ma dimmi……

….ci sono aspetti della vita scozzese che ti hanno sorpreso o affascinato?

“Senza dubbio, la gentilezza. Gli scozzesi hanno un modo unico di essere riservati e accoglienti allo stesso tempo; non invadenti, ma sempre pronti ad aiutarti con un sorriso o una parola gentile. È un’accoglienza silenziosa, autentica.

Un altro aspetto che mi ha colpito fin da subito è il loro rapporto con la natura: anche in città ti senti immerso nel verde, come se la vita qui fosse costantemente intrecciata con il paesaggio. Non è solo una questione estetica, ma un vero rispetto per l’ambiente, una consapevolezza radicata.

All’inizio poi, rimasi stupito anche dalla confidenza con cui persone di tutte le età, anche gli anziani, utilizzavano la tecnologia. Pagamenti con carta, smartphone, app: una naturalezza che in Italia, allora, era meno diffusa.”

Eh già, lo interrompo, non a caso Edimburgo e’ spesso al primo posto in Europa come Smart City, il suo programma sulla digitalizzazione sostenibile e’ un vero esempio di come dovrebbe funzionare la società.

“E poi ci sono quei piccoli momenti quotidiani che scaldano il cuore, come le chiacchiere alle pensiline del bus con signore anziane sempre sorridenti e curiose di sapere chi sono e da dove vengo.

Infine, mi fa sempre sorridere lo stupore di molti scozzesi quando scoprono che parlo tre lingue: italiano, francese e inglese. In un certo senso, credo che anche questo contribuisca a costruire un piccolo ponte tra le nostre culture.”

Hai lavorato per diverse aziende, tra cui anche una istituzionale: cosa ti ha insegnato questa esperienza?

“Lavorare per realtà come la Scottish Qualifications Authority o il Royal College of Surgeons è stato un vero salto di qualità, sotto ogni punto di vista. Queste esperienze mi hanno insegnato rigore, attenzione al dettaglio e, soprattutto, il valore della responsabilità individuale.

In contesti così strutturati ogni azione ha un impatto, ogni email, ogni documento, ogni scadenza. Ho imparato a essere preciso, a rispettare i tempi e le procedure, ma anche a riconoscere il valore del lavoro di squadra e della comunicazione chiara.

Sono ambienti che ti formano non solo professionalmente, ma anche umanamente: ti insegnano il rispetto dei ruoli, la meritocrazia e l’importanza della trasparenza nei rapporti professionali.”

C’è stata qualche differenza significativa tra il mondo del lavoro italiano e quello scozzese che ti ha colpito?

“Sì, direi che la differenza più evidente è nel rapporto con il lavoro stesso. In Scozia si lavora con grande serietà e senso del dovere, ma senza perdere di vista l’equilibrio con la vita personale. Qui vale la regola del “work to live, not live to work” (si lavora per vivere, non si vive per lavorare).

Un altro aspetto che mi ha colpito è la fiducia: si dà per scontato che tu faccia il tuo lavoro bene, senza bisogno di controlli continui. Questo crea un clima di rispetto reciproco e responsabilità condivisa.

I processi sono molto organizzati, a volte anche troppo, ma servono a garantire chiarezza e parità di trattamento per tutti. In Italia spesso si lavora “per emergenze”, qui invece tutto è pianificato, definito, misurato.

Eppure, nonostante la rigidità dei sistemi, ho trovato un ambiente più umano, più attento al benessere delle persone. È un equilibrio che in Italia, sinceramente, mi era mancato.”

un italiano uomo seduto davanti a un camino in abiti d'epoca

Cosa ti ha portato a scegliere di avviare una tua attività?

“Un Italiano a Edimburgo” è nato quasi per caso, a marzo del 2025. Inizialmente era solo una pagina social, un piccolo spazio dove condividere la mia prospettiva su questa città straordinaria, raccontandola con gli occhi di chi l’ha scelta e la sta conoscendo giorno dopo giorno.

Non avevo grandi ambizioni: volevo solo restituire un po’ di quella magia che Edimburgo mi trasmetteva. Poi, improvvisamente, hanno iniziato ad arrivare messaggi da persone che mi chiedevano consigli, curiosità… e poi richieste vere e proprie di tour.

Da lì, senza quasi rendermene conto, quella che era nata come una passione si è trasformata in una nuova avventura (ufficialmente nata ad agosto 2025!).”

Magica Scozia! Penso io sorridendo.

“Oggi la pagina conta oltre 7000 follower, ma per me il numero non è ciò che conta davvero: è il fatto che si sia creata una comunità di persone curiose, innamorate della Scozia, con le quali condividere un modo autentico di vivere i viaggi. “Un Italiano a Edimburgo” è diventato, nei miei occhi e come già detto, un ponte tra due culture: un modo per far sentire l’Italia un po’ più vicina a chi viene qui, e la Scozia un po’ più accessibile a chi la sogna da lontano.”

Oggi accompagni turisti italiani a Edimburgo e in Scozia: come nasce questa idea e cosa ti entusiasma di più del tuo lavoro?

“In realtà tutto è nato in modo molto naturale, quasi come un’estensione di quella pagina. Le persone volevano scoprire la città insieme a me, non solo come guida, ma come un amico che la conosce e la vive ogni giorno.

Quello che mi entusiasma di più è la luce che vedo negli occhi delle persone: quando si trovano davanti a un paesaggio che non rende in foto, o quando camminano tra le strade di un villaggio che avevano solo immaginato o un luogo che ti lascia senza respiro, e capiscono che la Scozia è molto più di ciò che si vede sui social.

Il momento più bello è quando mi rendo conto che non ho semplicemente accompagnato qualcuno in un tour, ma ho contribuito a creare un ricordo. Leggere le recensioni e scoprire che qualcuno scrive “non abbiamo fatto un tour, abbiamo vissuto un’esperienza” è la soddisfazione più grande.”

E in effetti, possiamo avere un assaggio di questo nel video qui sotto:

YouTube player

“Sono fortunato ad accogliere persone già innamorate di questo Paese, e forse un po’ sognatori come me, perché in fondo credo che ogni viaggio in Scozia non sia mai una fine, ma sempre un nuovo inizio.”

Quali sono le parti più gratificanti e quelle che più rappresentano una sfida in questa attività?

“Non mi definisco una guida nel senso classico del termine. Mi piace pensarmi come un amico che ti aspetta in Scozia per condividere un pezzo di strada, per farti vivere qualcosa di autentico e su misura. Non importa se siamo a piedi o in auto: ciò che conta è il tempo trascorso insieme, la curiosità reciproca, la passione che cerco di trasmettere, anche quando il meteo scozzese decide di metterci alla prova.

Ogni richiesta è una piccola sfida: capire, in poco tempo e con poche informazioni, che tipo di esperienza può emozionare davvero chi ho di fronte. Costruire un itinerario personalizzato, pensato per quella singola persona o per quel gruppo, è come disegnare un abito su misura. E quando vedo che al termine della giornata le persone sono felici, magari un po’ stanche ma con gli occhi pieni di luce, capisco di aver fatto bene il mio lavoro.

La parte più bella è proprio questa: la gratitudine sincera di chi torna a casa portando con sé non solo immagini, ma emozioni.

La parte più sfidante, invece, è che non puoi mai “improvvisare”: devi studiare, ascoltare, adattarti. Ogni esperienza è unica e richiede sensibilità. So di essere solo all’inizio, ma è proprio grazie ai miei ospiti che continuo a imparare e a scoprire nuovi aspetti di questa cultura, per rendere ogni esperienza ancora più autentica e coinvolgente.” 

C’è un’esperienza particolare con un turista o un gruppo che ti è rimasta nel cuore?

“Ce ne sono davvero tante. Una volta, un bambino (che non era neanche un mio ospite) mi ha fermato sulla Royal Mile e mi ha detto con un sorriso: “Anche io sono un italiano a Edimburgo!”. Una frase semplice, ma piena di significato. In quel momento ho capito quanto il mio progetto avesse iniziato a creare connessioni, a far sentire un po’ di “casa” anche agli altri.

Poi ci sono le emozioni pure, quelle che non si dimenticano. Come una mia ospite che, al Museo Nazionale, ha iniziato a saltare di gioia come una bambina: bastava guardarla per capire che stava vivendo qualcosa di unico.
O quella volta in cui un’ospite, al termine del tour, ha scritto a mia madre (senza conoscerla) per ringraziarla di aver “cresciuto” una persona capace di farle vivere un’esperienza così bella.

E ancora la signora che si è commossa fino alle lacrime quando ho chiesto a uno scozzese in kilt di fare una foto con noi: piccoli gesti che diventano ricordi indelebili.

C’è anche chi si è infortunato durante il tour (fortunatamente solo una slogatura alla caviglia) e ho scelto di restare con lei al pronto soccorso, per tutta la durata della sua permanenza. Non potevo fare altrimenti: in quel momento non ero più solo la “guida”, ma qualcuno che si prende cura di un ospite.
La verità è che ogni persona che ho incontrato grazie a questo progetto mi lascia qualcosa. Io cerco di regalare esperienze, ma alla fine sono loro a regalarmi emozioni, arricchendomi ogni volta.” https://unitalianoadedimburgo.com/

Guardando indietro, come descriveresti l’evoluzione della tua vita da quando sei arrivato a oggi?

“La definirei un percorso di rinascita. Duro, spesso faticoso, pieno di salite e di ostacoli. Ci sono stati momenti difficili, di paura e incertezza, ma ogni passo, anche quelli più pesanti, mi ha portato a un nuovo equilibrio.

Non è stato un viaggio solo geografico, ma soprattutto interiore: ho imparato a ricominciare da zero, a reinventarmi, a dare valore alle piccole conquiste quotidiane. Oggi mi sento parte di questa terra, con la consapevolezza che la crescita non è mai un punto d’arrivo, ma un continuo cammino.”

Quali consigli daresti a chi sta pensando di trasferirsi all’estero con la famiglia?

“Direi di partire preparati, ma soprattutto con il cuore aperto. Non è facile: ci saranno giorni in cui tutto sembrerà complicato, ma se affronti il cambiamento con curiosità, rispetto e umiltà, la nuova vita si costruisce passo dopo passo.

Credo molto in due frasi che porto con me: “Il passato è importante perché ha contribuito a creare chi siamo oggi.” E un’altra che uso spesso per ricordarlo a me stesso: “Se il tuo oggi è uguale al tuo ieri, il tuo domani non potrà essere diverso.”

Viviamo il presente al meglio, perché è lì che il cambiamento inizia davvero.”

Se dovessi raccontare Edimburgo a chi non c’è mai stato, quali aspetti evidenzieresti?

“Direi che è una città che va vissuta con lentezza. Elegante e misteriosa allo stesso tempo, capace di cambiare volto a seconda della luce, della stagione o anche solo dell’umore di chi la guarda.

È fatta di contrasti: antica e moderna, fiera e accogliente, austera e poetica. Ogni angolo nasconde una storia, ogni angolo sembra voler raccontare qualcosa. E, anche dopo 6 anni, continua a sorprendermi, come se avesse sempre un segreto nuovo da svelare a chi ha la pazienza di ascoltarla.”

Parlaci di come si è evoluto questo lavoro, del successo che stai avendo e delle novità del momento

“Negli ultimi mesi il progetto Un Italiano ad Edimburgo è cresciuto molto più di quanto potessi immaginare all’inizio.
È nato come un’idea semplice — quella di far scoprire la Scozia agli italiani attraverso gli occhi di chi qui ci vive — ma è diventato un piccolo punto di riferimento per tanti viaggiatori che cercano esperienze autentiche e su misura.

La soddisfazione più grande è vedere che questa realtà è stata riconosciuta anche da enti ufficiali del turismo: sono infatti entrato a far parte di Forever Edinburgh, il portale ufficiale della città, e dei partner di VisitScotland, l’ente nazionale per il turismo.
Essere incluso tra i professionisti che rappresentano la Scozia è per me un grande onore, e una conferma che il lavoro fatto con passione e rispetto viene notato.

Un ruolo importante in questa crescita lo ha avuto anche Business Gateway, che mi ha accompagnato nei primi passi, aiutandomi a strutturare il progetto, a renderlo sostenibile e a comunicare meglio il valore del mio lavoro. Proprio grazie al loro supporto, sono stato inserito nell’elenco dei possibili case study nazionali da selezionare, e questo per una piccola realtà come la mia è un segnale forte: significa che anche un’idea nata in modo indipendente, con cura e coerenza, può trovare spazio e riconoscimento in Scozia.

Oggi le novità non mancano: sto consolidando le collaborazioni con agenzie di viaggio, ampliando i tour in auto e lavorando per offrire nuove esperienze legate alla cultura scozzese. È un percorso in continuo movimento — e forse proprio questo è il bello: continuare a crescere, restando fedele al mio modo di accogliere chi arriva qui con curiosità e voglia di scoprire.”

Grazie Andrea, per aver condiviso con noi la tua incredibile storia. Spero possa essere di ispirazione ma, soprattutto, spero possa aiutare chi in questo momento sta affrontando difficoltà in terra straniera.

Per un’informazione completa

Consulta anche gli articoli pubblicati su:

Alessandra Gentili

2 pensieri su “Un Italiano a Edimburgo. Ovvero quando una manciata di post sui social ti apre strade che non pensavi di avere davanti

  1. Bella storia di coraggio e resilienza!
    Una manciata di post sui social può cambiarti la vita. La storia di Andrea ne è la prova vivente: arrivato a Edimburgo a 46 anni, senza un lavoro, senza parlare inglese e con la famiglia lontana.
    Oggi non solo è rinato, ma è diventato un punto di riferimento per il turismo italiano in Scozia, entrando a far parte dei partner ufficiali di VisitScotland e Forever Edinburgh.
    La sua avventura è un’iniezione di coraggio:
    All’inizio: Partito con un biglietto di sola andata e un lavoro come lavapiatti.
    La svolta: Una pagina social nata per passione si trasforma in un’attività di successo.
    Il successo: Oggi crea esperienze indimenticabili per i turisti, come un amico che ti aspetta in Scozia.
    La lezione più grande? “Il lavoro ti aiuta a costruire chi sei, ma non ti definisce.”
    Una storia che non è solo di trasferimento, ma di trasformazione. Perché a volte, per trovare la propria strada, bisogna avere il coraggio di perdersene una completamente nuova.

  2. Grazie di cuore Luigi per le tue parole.
    Leggerle fa un certo effetto, perché quando sei dentro al “cambiamento” non ti rendi conto davvero di quanto stai trasformando la tua vita… semplicemente cerchi di restare in piedi e di dare il meglio, giorno dopo giorno.
    Se oggi questo percorso ha preso una direzione così bella (non lo chiamerei successo! Di strada ne ho ancora tanta!), è anche grazie alle persone che ho incontrato: chi mi ha dato fiducia quando non ero veramente nessuno, chi ha scelto di camminare con me per scoprire la Scozia, chi ha creduto che potessi farcela.
    Il coraggio, forse, arriva sempre dopo, quando ti giri indietro e capisci che quel passo nel vuoto era in realtà l’inizio di qualcosa.
    Grazie davvero, per aver colto l’essenza di questa storia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.