Disuguaglianza economica G20: denuncia Oxfam sui super-ricchi e allarme globale
Disuguaglianza economica Oxfam: la verità scomoda che il G20 non può più ignorare
Disuguaglianza economica G20: crescita dei super-ricchi e Stati sempre più poveri
Disuguaglianza economica è il nodo che nessuno vuole affrontare davvero ma che ora scoppia tra le mani dei potenti del pianeta.
I numeri diffusi da Oxfam alla vigilia del G20 sono un pugno nello stomaco e mostrano un mondo in cui una manciata di super ricchi accumula fortune sempre più indecenti mentre intere nazioni arrancano tra debiti soffocanti e servizi pubblici al collasso.
La presidenza sudafricana prova a smuovere le acque ma le resistenze restano e la partita è tutt’altro che semplice.
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Nel 2024 la ricchezza complessiva detenuta dai miliardari dei Paesi del G20 è cresciuta di 2,2 trilioni di dollari.Un ammontare, secondo quanto denunciato dall’OXFAM alla vigilia del Vertice G20 di Johannesburg (22/23 novembre), equivalente alle risorse necessarie a far uscire per un anno dalla povertà 3,8 miliardi di persone. Nel summit sudafricano sarà centrale il tema della lotta alle disuguaglianze globali posto con forza dalla presidenza sudafricana e affrontato in dettaglio nel rapporto, di recente pubblicazione, della task-force speciale del G20 presieduta dal Premio Nobel per l’Economia Joseph E. Stiglitz. Un’iniziativa voluta dal Sudafrica con l’obiettivo di portare a un’azione più incisiva del Gruppo dei 20 per la riduzione delle crescenti disparità globali.Eloquente il quadro restituito dal rapporto della task-force: su scala planetaria, tra il 2000 e il 2024, la ricchezza privata è aumentata vertiginosamente, ma il modo in cui tale incremento si è distribuito tra i diversi gruppi della popolazione mondiale ha evidenziato macroscopici squilibri. Il 41% dell’incremento è stato appannaggio dell’1% più ricco del pianeta, mentre la metà più povera dell’umanità ha incamerato appena l’1% della “nuova ricchezza”. Tra le principali raccomandazioni del report c’è la creazione di un Panel Internazionale sulla Disuguaglianza.“È una proposta chiave per contrastare la crisi delle disuguaglianze – dichiara Misha Maslennikov, policy advisor su giustizia economica di Oxfam Italia –. Al pari dell’IPCC (Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici dell’ONU), un panel permanente di esperti indipendenti da diverse regioni del mondo assicurerebbe rigore scientifico alla raccolta dei dati e all’analisi delle tendenze delle disuguaglianze, effettuerebbe valutazioni delle politiche pubbliche e formulerebbe raccomandazioni ai governi”. Il G20 arriva nel mezzo di un terremoto geopolitico.Il Presidente Trump non parteciperà al vertice, mentre la sua Amministrazione sta di fatto alimentando la disuguaglianza sia all’interno degli Stati Uniti che fuori, attraverso dazi sconsiderati, agevolazioni fiscali regressive e tagli agli aiuti al Sud globale. Gli altri Paesi del G20 hanno oggi la reale opportunità di assumere impegni duraturi in direzione diametralmente opposta, lavorando per la riduzione delle disuguaglianze e approntando regole internazionali e processi di cooperazione tra Paesi di cui benefici l’intera collettività planetaria, ponendo al centro il benessere e le aspirazioni dei più vulnerabili. L’appello di Oxfam al G20In questo contesto Oxfam lancia perciò un appello ai leader del G20 per un’azione incisiva che assicuri una tassazione effettiva e più equa degli ultra-ricchi – come concordato l’anno scorso in occasione del G20 in Brasile – passando dalle parole ai fatti. Non deve passare in sordina il fatto che i super-ricchi riescano oggi a strutturare i propri patrimoni minimizzando i flussi di reddito tassabile e godano di ampie opportunità per occultare offshore i propri capitali. Va inoltre contrastato il dumping fiscale internazionale in materia di tassazione personale, a partire dall’abolizione di regimi fiscali di estremo favore offerti da molti Paese ai paperoni d’oltreconfine. È infine cruciale che il G20 agisca con decisione per alleviare la morsa del debito che strangola le economie più fragili. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, più della metà dei Paesi a basso reddito è in una situazione di indebitamento eccessivo o rischia di finirci. Un macigno che priva gli Stati di risorse fondamentali per le scuole, gli ospedali e le infrastrutture, aggravando le disuguaglianze. Basti pensare che oggi 3,4 miliardi di persone vivono in Paesi che spendono più per il pagamento degli interessi sul debito estero che per l’istruzione o la sanità. “Per questi Stati ripagare il debito equivale oggi a rinunciare allo sviluppo e ai servizi essenziali per la popolazione – conclude Maslennikov –. Il piano del G20 per aiutarli a uscire dai livelli di sovra-indebitamento è fallito per gli infiniti rinvii e ritardi. Al momento solo 4 dei 69 Paesi ammissibili hanno presentato domanda per parteciparvi. Si tratta di economie sempre più intrappolate in un circolo vizioso: i capitali privati sono in ritirata a causa dell’aumento del rischio di insolvenza, costringendo i Governi a rivolgersi a organismi multilaterali come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, i cui prestiti sono spesso accompagnati da condizioni più severe, come ad esempio le richieste di tagli draconiani alla spesa pubblica”. (aise) |
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La disuguaglianza economica è ormai una crepa che attraversa il pianeta e nessun vertice potrà più limitarsi alla retorica di circostanza,
Oxfam mette sul tavolo numeri che fanno male e che smascherano un sistema dove pochi accumulano ricchezze senza limiti mentre miliardi di persone restano schiacciate da debiti e rinunce.
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