Monumento Al Migrante: Storia, Significato E Valore Culturale Del Nuovo Simbolo Di Antônio Prado

Monumento Al Migrante: Storia, Significato E Valore Culturale Del Nuovo Simbolo Di Antônio Prado
Foto: Maicon Hinrichsen

Monumento al migrante: un abbraccio alle nostre radici nel cuore dell’Italia del Brasile

Monumento al migrante: un’opera che racconta 150 anni di coraggio, identità e memoria

Monumento al migrante inaugurato lo scorso 8 novembre 2025, nel comune brasiliano di Antônio Prado è la nuova opera che rende omaggio ai 150 anni dell’immigrazione italiana nel Rio Grande do Sul.

Personalmente, rileggendo le parole dei promotori e osservando le immagini della scultura, il mio pensiero non può evitare di andare ai volti di quelle famiglie che hanno lasciato tutto per ricostruire un futuro altrove.
Questa scultura non è un ricordo statico ma rappresenta un ponte tra generazioni, una carezza a chi è partito e un grazie a chi ha permesso a un pezzo d’Italia di fiorire lontano dalla penisola.

Un’opera nata dalla comunità per la comunità

Il progetto è nato da un’idea del Circolo Culturale Italo-Brasiliano (CIBRAP), dall’Agenzia per lo Sviluppo del Patrimonio Culturale e Naturale (ADESP) e dal Comune di Antônio Prado.
Realizzato dall’artista brasiliano Vinicius Ribeiro il quale ha modellato in cemento armato una scultura ispirata ad un’altra opera dedicata agli emigranti situata in Italia presso la vecchia stazione di Asiago in provincia di Vicenza.

Nonostante le sue dimensioni imponenti – 2,20 metri di altezza per 2,50 di larghezza – l’opera trasmette un senso di profonda intimità, raffigurando una famiglia che approda in una terra nuova e sconosciuta, portando con sé il timore dell’ignoto, il coraggio di ricominciare e la speranza di costruire un futuro migliore.

È composta da un nucleo familiare di quattro persone, un padre con la valigia in mano che guarda avanti con determinazione, una madre che stringe al petto il figlio più piccolo simboleggiando la speranza e al centro un bambino che rappresenta il futuro, fragile e luminoso.

Sulla base è incisa la poesia “Il treno dei viaggiatori” di Gianni Rodari, in italiano e in portoghese.
Un dettaglio che vibra di nostalgia in cui ogni verso sembra un saluto non detto, un addio trattenuto sulla banchina di una stazione.

Monumento al migrante statua con un padre, madre e due figli
Foto: Maicon Hinrichsen

Un intervento di riqualificazione che modifica l’ambiente urbano

L’inaugurazione di quest’opera fa parte di un più ampio programma di valorizzazione dell’ingresso della città nella quale il Municipio ha già realizzato una piazza, dei marciapiedi, delle aree verdi curate e delle nuove infrastrutture.

Il monumento, quindi, si inserisce nel percorso di consolidamento della cittadina di Antônio Prado come riferimento internazionale per la conservazione culturale dove la storia non è un concetto astratto, ma è una lingua che si parla (il talian, usato da oltre l’80% della popolazione), un’architettura conservata, una comunità che vive la propria identità ogni giorno.

Le voci della comunità italiana

Il sindaco Roberto Dalle Molle ha definito l’opera “una pietra miliare nel 150° anniversario dell’immigrazione italiana”.
Per il Console Generale d’Italia a Porto Alegre, Valerio Caruso, Antônio Prado è un modello di come il turismo possa dare una maggiore valorizzazione alla cultura, alla storia e all’ospitalità.

All’inaugurazione era presente anche una delegazione di connazionali provenienti da Monselice, Rotzo e Schio: un momento che ha riunito idealmente due mondi che condividono le stesse radici.

Anche l’Associazione Vicentini nel Mondo ha sottolineato l’importanza simbolica dell’evento: “è un abbraccio tra generazioni”.
Un’immagine che, personalmente, trovo perfetta: perché l’emigrazione non è solo partenza, ma un continuo ritorno di memoria.

Monumento al migrante
Foto: Maicon Hinrichsen

Antonio Prado: un museo a cielo aperto della nostra storia

Fondata nel 1886, Antonio Prado ospita il più grande complesso architettonico urbano legato alla cultura italiana in Brasile, con 48 edifici protetti dall’Istituto Nazionale del Patrimonio Storico e Artistico. Le case, costruite tra il 1890 e il 1940, raccontano un sapere antico che mischia tecniche edilizie portate dall’Europa e adattate alle condizioni brasiliane.

Il talian (un dialetto nato dalla fusione tra idiomi veneti, lombardi e trentini con il portoghese) è ancora oggi parlato da intere famiglie, nei negozi, nei teatri, durante le feste tradizionali. È una lingua viva, un’eredità culturale che nessun secolo ha potuto scalfire.

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Un monumento che tocca il cuore

Il nuovo monumento al migrante è una dichiarazione d’amore verso gli antenati.
Lo definirei principalmente uno specchio in cui chiunque appartenga alla storia dell’emigrazione italiana vi riconosce il sacrificio dei propri nonni, il silenzio dei genitori, quella nostalgia che non conosce passaporto.

In ogni partenza c’è una ferita, ma anche un seme.
E la cittadina di Antonio Prado con questo monumento ha evidenziato maggiormente che quel seme è germogliato forte, orgoglioso, capace di unire mondi lontani.

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Vera Tagliente

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