Fede intesa come ricerca del Padre: l’importanza di sentirci figli
Fede al Giorno d’Oggi: Come si può Integrare nella Vita di una Giovane Donna e di un Giovane Uomo? Milena ci dà Testimonianza di una Fede Genuina che Nasce da Una Domanda Profonda e Universale.
Vorrei introdurre l’intervista a questa giovane donna con questa frase di Pirandello dal romanzo “Uno, nessuno e centomila” così vera e viscerale “Di ciò che posso essere io per me, non solo non potete saper nulla voi, ma nulla neppure io stesso”. Nel romanzo si racconta la crisi d’identità di Vitangelo Moscarda, che scopre, a seguito di una banale osservazione della moglie sul suo naso storto, di non essere percepito dagli altri come lui si vede. Egli si rende conto di essere frammentato in molteplici identità, perde la sua individualità e alla fine si sente nessuno. Vitangelo, nel suo percorso di liberazione dalle maschere sociali, compirà molte azioni drastiche per cercare di annientare queste identità imposte. Cosa c’entra tutto ciò con la nostra protagonista? Vi assicuro che è molto pertinente sia con la storia di Milena che con la storia di tutti noi.
Fede è affidarsi
Alla mia domanda chi è Milena, lei mi risponde: “Milena è una donna di 30 anni, è una figlia che vive alla ricerca di se stessa nell’essere creatura alla ricerca del Padre. Quest’ultimo aspetto, anche se non è subito evidente a tutti, va di pari passo con l’imparare a conoscere se stessi.” Già da qui capiamo bene come Vitangelo e Milena abbiano molto in comune tra di loro e noi con loro: la ricerca dell’amore, quello vero, l’amore filiale. I bisogni profondi sono comuni ai due come a tutti noi, ciò che ci differenzia gli uni dagli altri è il come si risponde a queste domande di senso e con chi. Vitangelo risponderà ritirandosi in un ospizio per trovare una sorta di pace nella fusione con la natura, Milena quella stessa pace l’ha trovata nell’affidarsi al Padre.
La proprietà invariantiva dell’anima
Mi dice, infatti, proseguendo l’intervista: “se io sono in Lui e Lui è in me vuol dire che, indipendentemente da dove parte la ricerca so che arriverò alla soluzione. Il mio modo di chiamare questo aspetto è “proprietà invariantiva dell’anima, cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia.” Tradotto, dunque, Milena ci dice che, secondo lei, si può partire da se stessi e, senza mentirsi, arrivare al Padre e viceversa, partire da una fede convinta che è dono e trovarsi. Ciò che differisce tra i due approcci potrebbe essere la capacità di sapersi affidare e del non disperare dell’una e un isolamento e una incessante lotta solitaria dell’altro.
Mettersi al servizio per trovare la propria vera natura
“Milena è alla ricerca della propria chiamata” lei dice “per metterla al servizio e facendo ciò esprime la sua vera natura che diventa, poi, anche nutrimento per il mondo.” Differentemente da Vitangelo, il quale tenta di imporre fuori di sé ciò che crede di essere davvero pena finire in solitudine in un ospizio, la nostra protagonista, partendo da quello stesso bisogno riesce a non imporsi sulla realtà ma, piuttosto, a far dono di sé. Ha pubblicato tre libri, altrettanti ne ha in previsione, legge tanto, disegna, ama tutta l’arte e in particolare la poesia, è molto attiva in parrocchia ed è a servizio della comunità, infatti, ha dato la sua disponibilità come ministrante e catechista per i bambini. Condivide questa ricerca e questo suo sentirsi figlia anche sui social, potete trovarla al seguente link https://www.instagram.com/_milenataylor
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Qualcosa “oltre il mondo” verso cui tendere
Una domanda che, dopo tutto ciò, verrebbe a chiunque è da cosa nasce questa fede? Milena mi confida “La mia famiglia di fede non mi ha mai parlato. Non c’è mai stata un’influenza di questo tipo. La mia fede è uno stato che mi ha sempre accompagnata sin da bambina. Ho sempre sentito che ci fosse un “oltre” che si occupasse di me. Non ho mai trovato il mio posto nel mondo, ho sempre avuto difficoltà a incastrarmi nella società. Ad un certo punto ho capito che se quello di cui il mio cuore aveva bisogno non era riuscito a trovarlo nel mondo, ciò significava che avrebbe dovuto esserci per forza qualcosa “oltre il mondo” che lo chiamava, verso cui tendeva costantemente. Da qui è nata la mia ricerca. Io dico sempre che la fede è una predisposizione attiva non passiva, devi muoverti all’interno del mondo e di ciò che a disposizione. Fede e ricerca sono elementi che non possono essere separati. Perché l’uno alimenta l’altro.” Anche lo stesso Vitangelo aveva dentro di sé questa domanda e questa tensione, probabilmente però non si è mosso nel mondo mettendosi alla ricerca di un oltre, si è mosso piuttosto imponendo il suo modello. Non ha avuto fede in un oltre ma si è affidato solo ed unicamente a se stesso.
Avere fede per vivere o vivere per avere fede?
Sulla scia di questo parallelismo chiedo a Milena, sentendomi un po’ il Marzullo della situazione, se per lei bisogna avere fede per vivere o vivere per avere fede? “Io credo che entrambe le affermazioni siano corrette.” mi dice “Per vivere una vita piena e attiva e dare dignità alla vita stessa c’è bisogno della fede, quella fiducia sottile che ti accompagna dall’incomprensione mentale del senso della vita ad una comprensione sentita più che compresa. Allo stesso tempo bisogna vivere per avere fede perché la essa la si nutre vivendo, facendo esperienza della vita. Come ti fidi di una persona? Come si costruisce la fiducia? Vivendo quella persona, conoscendola. Ci saranno sicuramente momenti di attrito e di dubbio, ma anche quello fa parte del processo. Non mi troverai mai chiusa verso qualcosa, perché, di base, credo fermamente che ogni esperienza possa essere utile. Credo anche che alcuni avvenimenti della nostra vita siano di preparazione alla fede. Ognuno ha le sue modalità, i suoi tempi e anche i suoi strumenti per vivere. L’esperienza di vita di ognuno è basata su un’intimità personale e segreta con Dio a cui nessuno ha accesso!”.
Un messaggio ai giovani
In ultimo le chiedo di lanciare un messaggio ai giovani sempre alla ricerca di un senso e desiderosi di essere visti e amati per quello che sono ed è con queste parole di Milena che vorrei concludere: “La necessità di sentirsi amati contiene in sé una ricerca come anche un desiderio, una voglia di sapere, di conoscere sono ricerca. Quel che vorrei consigliare ai ragazzi è di non perdere la curiosità. Ponetevi sempre domande e predisponetevi verso il mondo con un’attitudine neutra, vedendo le cose per quello che sono senza attribuirgli un’etichetta, senza incasellare nulla. Consiglio umilmente, in questo momento storico dove si tende a dividere e categorizzare tutto, di uscire dagli schemi, fare un passo indietro, chiudere gli occhi e affidarsi. Poi quel che dovrà essere sarà!”.
Per parafrasare le parole di Milena, dunque, tutto prenderà il giusto corso se solo non ci opporremo alla corrente e sapremo dire come ogni giorno lei stessa ha imparato a fare: “Nella mia incredulità, ci credo”.

Semplicemente bello e profondo ciò che esce e rimane di questo articolo. Tante le considerazioni e le domande che pone tante le riflessioni. Brave entrambe, intervistata e intervistatrice, che alla fine, come in un cerchio, si congiungono e si ritrovano nella fede.