Una bottega storica nel cuore
Una Bottega Storica non è solo un Luogo è una Vera e Propria Sfida contro il Tempo, è la Dimostrazione di una Eternità Possibile, Eredità di Anni e Anni di Vita Vissuta.
La bottega storica Tricella nonché “Agenzia Ecclesiastica Arcivescovile Tricella” è situata nel cuore di Milano ma ha un posto anche nel cuore di Francesca Barbareschi, la protagonista della nostra storia di oggi. Incontro Francesca in una fredda mattina di questa fine di ottobre, una mattina luminosa e serena, come lei. Mi racconta di essere l’unica donna di cinque fratelli con una idea molto chiara da sempre: continuare l’attività di famiglia.
La bottega del cuore
Lei è cresciuta in quella bottega che, da ormai venti anni, è diventata bottega storica, situata a pochi passi dal Duomo in Largo Schuster; dal suo interno, infatti, si può ammirare la ”Madunina tuta d’ora e piscinina” dominare e proteggere la città di Milano dalla guglia più alta. Negli anni, da quelle vetrine, ha potuto vedere il cambiamento di quella città cominciando dalla conversione in uffici dell’edificio antistante il negozio, prima adibito a seminario, in cui Francesca e i suoi amichetti sgusciavano dentro per poter suonare un vecchio pianoforte, per continuare poi con il suo ricordo della chiesa degli artisti, proprio lì di fianco, prima sempre aperta e accessibile alla quale ora, invece, l’accesso è consentito solo dall’interno de museo del Duomo. Ah, se quel marciapiede antistante il negozio potesse parlare!
Un’eredità importante
Il padre Ambrogio Barbareschi, vero Milanese Doc sia di nome che di fatto, assieme alla sua amata consorte Giulia, ha rilevato la bottega nel 1982 quando le due figlie di Carlo Tricella, precedente proprietario, vollero cedere l’attività. Ambrogio, che aveva sempre lavorato come bronzista, sue sono anche alcune manifatture delle porte del Duomo di Milano, si trova d’un tratto impossibilitato a continuare a lavorare in quel ramo perché ammalatosi di silicosi, una malattia respiratoria dovuta proprio alla lavorazione non in sicurezza del bronzo.
Grazie all’amicizia con i proprietari di una valigeria storica di Via San Clemente, Ambrogio e la moglie acquistano la bottega lasciandone invariati il nome, gli arredi e la storia. Il negozio era specializzato, infatti, nella vendita di presepi, soprattutto di manifattura Val Gardena, all’epoca molto in voga tra la borghesia Milanese, oltre che di oggetti sacri. Il repertorio del negozio, data l’esperienza maturata da Ambrogio in quarant’anni di lavoro nella fonderia artistica di famiglia, viene ampliato con particolare attenzione all’arredo sacro oltre all’oggettistica da presepe.
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Il passaggio del testimone
Quando arriverà, poi, il momento anche per i coniugi Barbareschi di cedere il passo alle nuove generazioni, Francesca viene affiancata nella successione dal fratello maggiore Giuseppe Barbareschi, da lei affettuosamente chiamato Maestro. Il padre Ambrogio, infatti, oltre a lasciare l’eredità della bottega, ha magnanimamente regalato a Giuseppe e ad un altro loro fratello l’amore per la musica. Il fratellone, diplomatosi in contrabbasso e con un’attività musicale promettente, sente, in cuor suo, di lasciar tutto per poter aiutare la sorella in questa missione: non far morire l’attività di famiglia.
La vocazione di Francesca e l’arte del reinventarsi
“Dentro di me” mi confida Francesca ” era ed è tutt’ora forte la voce che mi dice <<Tu sei questo non puoi fare una cosa diversa>>, voce che ho continuato ad ascoltare anche quando le cose iniziavano a non mettersi più tanto bene e bisognava reinventarsi!” La nostra Francesca decide di seguire, grazie a quella che io e lei amiamo chiamare una Dio-incidenza, un Master in comunicazione per giovani imprenditori con relatori pazzeschi che le danno la vera percezione di quanto la comunicazione sia l’effettivo motore di un’attività.
Da qui, lei che fino a quel momento aveva considerato poco etico lucrare sul religioso, capisce qual è la sua vocazione: spiegare la storia che c’è dietro e dentro al sacro. A seguito anche di un tragico evento che coinvolge la sua famiglia capisce che è necessario far capire a chi acquista un simbolo, come ade esempio la croce, il significato che quel simbolo ha, prima di tutto per lei oltre che per la simbologia cristiana. Da questa ispirazione nascono i suoi “gioielli con citazioni”.

I gioielli con citazioni
Il primissimo è il bracciale “Ti prendo per mano”, espressione della devozione agli angeli custodi la cui festa cade il 2 ottobre, giorno anche del compleanno di Francesca, ha su un piccolo Angelo di madreperla naturale, talmente leggero che, come l’Angelo custode, lo indossi ma non te ne accorgi. Il ciondolo “la casa vivente” è ispirato al racconto di Lewis in cui si dice: “immaginate di essere una casa, una casa vivente; e viene Dio a ricostruirla…pensavate di essere una casetta ammodo: ma lui sta costruendo un palazzo. Intende venirci a vivere lui stesso”.
Questo gioiello nasce perché Francesca vuole tanto confortare una sua amica in un periodo molto difficile e, cercando disperatamente un simbolo da accostare alla storia di Lewis, trova un ciondolo a forma di casetta. Lucy, sua nipote, figlia di uno dei suoi fratelli, avrà poi l’intuizione geniale di accostarvi la croce. In ultimo, solo per ordine di realizzazione, troviamo in bottega anche il gioiello “la crepa e la luce” ispirato dal verso della canzone “Anthem” di Leonard Cohen che recita: <<C’è una crepa in ogni cosa e da lì passa la luce>>. Grazie alla collaborazione con un’azienda orafa con una storia ultracentenaria, come d’altronde anche la bottega Tricella, è nascerà questo ciondolo a forma di croce con una crepa al centro e un diamantino che nasce da quella ferita.
Il significato dietro al gioiello
“I gioielli li penso io” mi racconta Francesca ” trasformando in materia il significato delle cose che mi accadono, secondo ovviamente il mio personale punto di vista e seguendo le coincidenze, che coincidenze non sono. Essi sono la traduzione di come io stessa vivo la fede, non scaramanzia, non precetto o dovere ma bellezza che rimandi al senso di pienezza. Sono sempre il risultato di esperienze con cui è impastata la mia vita.
È un ambiente di nicchia nella nicchia il nostro ma, sia io che mio fratello e ora anche la Lucy che ha iniziato a collaborare con noi, probabile futuro della bottega, abbiamo la coscienza di quanto non è vero che al giorno d’oggi non ci sia la necessità del sacro ma che, tuttavia, è indispensabile proporlo nella maniera corretta, pedagogica ed esistenziale”.

La nascita del bellissimo sito della bottega
Anche la storia della nascita del bellissimo sito della bottega Tricella https://tricella.it/it/ ha dell’incredibile. Attirata da un sito di un negozio bolognese, Francesca contatta Filippo Malservisi, un pochino scettica data la particolarità del settore, e, invece, guarda caso, che poi caso non è mai, deve ricredersi poiché la primissima esperienza di Filippo era stata proprio per l’attività del padre che vedeva presepi e che era uno dei grossisti da cui si erano riforniti i genitori in passato.
In conclusione
Questa storia come tutte le altre che cerco di raccontarvi vuole essere quella goccia d’acqua dolce nel mare di arsura in cui siamo immersi per dimostrare che, sì, è difficile mantenere in vita una bottega storica apparentemente fuori “moda” ma che se dietro c’è una vocazione e una fede, anche piccola come un granello di senape, allora è possibile continuare a scrivere tra le righe della storia.
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