L’Ucraina tra il 2018 e il 2022

L’Ucraina tra il 2018 e il 2022
Mappa dell'Ucraina Foto di Nico Smit per Unsplash

L’Ucraina ha Combattuto per Otto Anni una Guerra di Procura Contro Mosca prima dell’Inizio Ufficiale dell’Invasione.

La rivoluzione della dignità, ossia il rovesciamento del governo filorusso da parte degli Ucraini, è avvenuta nel 2014. L’invasione russa dell’Ucraina è iniziata ufficialmente nel 2022. Tuttavia, non è corretto affermare che in questi otto anni non ci sia stata alcuna tensione o scontro tra i due Paesi.

Già nel 2014, le forze armate russe occupano la Crimea approfittando del caos causato dalla caduta del governo filorusso ucraino. La penisola è poi annessa da Mosca attraverso un referendum, la cui legittimità viene contestata da molti osservatori internazionali.

Tuttavia, la penisola in questione è conquistata dal Cremlino senza dover quasi sparare un colpo. E’ invece nelle regioni ucraine di Donetsk e Lugansk che iniziano i primi scontri tra Russi ed Ucraini.

Ucraina- La bandiera simbolo usata dalle milizie secessioniste nelle regioni di Donetsk e Lugansk
La bandiera delle milizie separatiste, attive in Donetsk e Lugansk.
Foto di Motorolla per pixabay

All’Origine del Conflitto

Il Donetsk e Lugansk sono le due regioni ucraine con il maggior numero di abitanti che parlano russo o si identificano più come russi che come ucraini. Secondo le ultime analisi, oltre 770.000 abitanti delle due regioni hanno il passaporto russo (in totale il 38.2% della popolazione del Donetsk e il 39% di quella di Lugansk). In entrambe le regioni, il russo è inoltre la lingua dominante.

Fra il 6 e il 7 aprile 2014, a seguito della caduta del governo filorusso a Kiev, disordini gravi, come l’occupazione di sedi comunali e regionali, sono condotti da milizie locali nell’est dell’Ucraina.

Il Donetsk e Lugansk sono però le uniche due regioni a riuscire a ribellarsi contro Kiev con successo. Oltre al fatto che molti locali si identificavano come russi piuttosto che come ucraini, la rivolta è dovuta anche al fatto che le due regioni separatiste si sentono economicamente abbandonate da Kiev. L’11 maggio 2014, i due territori proclamano quindi l’indipendenza a seguito di un altro referendum effettuato dalle autorità separatiste senza la presenza di osservatori internazionali riconosciuti.

Tra il giugno e l’agosto del 2014, le forze ucraine sembrano comunque sul punto di riconquistare le due regioni separatiste avendo riconquistato il porto di Mariupol, arrivando fino alla periferia di Shakhtarsk, sulla strada che collega Donetsk a Lugansk. Tuttavia, vista la vicinanza delle due regioni separatiste ai confini russi, il Cremlino decide di intervenire di nuovo.

Dalla metà dell’agosto 2014, almeno secondo le accuse ucraine,  le due regioni separatiste iniziano a ricevere segretamente sostegno militare da parte del Cremlino. Dopo aver ricevuto questi aiuti, i separatisti risultano molto più addestrati e ben armati, tanto da riprendere l’offensiva e scacciare l’esercito regolare ucraino dai loro confini.

Gli ucraini, in questa fase, denunciano inoltre di essere stati colpiti a più riprese dall’artiglieria russa che sparava direttamente dal territorio russo.

Nel corso di questa parte del conflitto, la Russia e l’Ucraina si sono accusate a vicenda di diversi crimini di guerra. Mosca e i suoi alleati a Donetsk e Lugansk accusano Kiev di aver lasciato che milizie filonaziste uccidessero 42-48 dimostranti filorussi durante i disordini che sconvolsero la città portuale di Odessa nel maggio del 2014.

Il governo di Kiev, a sua volta, ha denunciato più volte che il 17 luglio 2014 le forze aeree russe hanno abbattuto  il volo di linea MH17 della Malaysian Airlines, uccidendo i 298 passeggeri a bordo, dopo averlo scambiato per un mezzo militare ucraino.

L’Ucraina e la Russia

Gli Anni di Non Pace

Nel settembre del 2014, il governo ucraino e i separatisti filorussi siglano il protocollo di Minsk ponendo apparentemente fine al conflitto. L’anno successivo, gli accordi vengono rinnovati.

L’accordo prevede lo scambio di prigionieri tra le due parti, la concessione della grazia ai soldati di entrambi gli schieramenti e possibili negoziati per la reintegrazione delle due regioni dell’Ucraina o la concessione di maggiore autonomia da parte di Kiev. Tuttavia, questi accordi sono ritenuti parzialmente un fallimento, in quanto veniva richiesto il ritiro di tutte le formazioni armate straniere e le attrezzature militari dalle due regioni contese.

La Russia ha sempre negato di aver assistito in alcun modo i separatisti o di aver inviato i suoi soldati nelle due regioni. A causa del rifiuto russo di aderire a queste condizioni, il conflitto nell’est dell’Ucraina non si è mai veramente placato.

Il conflitto si trasforma quindi in una guerra di trincea, con circa 75.000 soldati schierati lungo una linea del fronte lunga 420 km che attraversava aree densamente popolate. La guerra distrugge l’economia e le industrie pesanti della regione, costringe milioni di persone a trasferirsi e trasforma la zona di conflitto in una delle aree più contaminate al mondo dalle mine.

Tra il 2014 e il 2022, più di 14.000 persone sono uccise nel corso degli scontri tra Kiev e i separatisti.

Ucraina-Murale dipinto in onore di Zelensky (Traduzione: Slava Ukraini)
Un murale in onore di Zelensky (traduzione: Slava Ukraini)
Foto di Glib Albovsky per unsplash

L’Ascesa di Zelensky

Nel 2019 gli elettori ucraini, stanchi del continuo conflitto e della corruzione dilagante, decidono di eleggere come nuovo presidente Volodymyr Zelensky. Nonostante non abbia alcuna esperienza come politico, l’ex attore e il suo partito “Servitore del Popolo” (chiamato così in onore dello show televisivo che aveva reso Zelensky famoso) ottengono più del 70% dei voti alle elezioni ucraine del 2019.

In base alle sue stesse promesse elettorali, il nuovo presidente ucraino si mette all’opera per trovare una soluzione diplomatica per il conflitto in Donbass. Nel dicembre del 2019, il nuovo presidente ucraino si incontra con la sua controparte russa a Parigi per discutere la situazione.

Nel corso del 2020, Il livello dei bombardamenti sulle linee del fronte dei territori temporaneamente occupati è notevolmente diminuito, sono stati effettuati diversi scambi di prigionieri di guerra con i russi e i separatisti che controllano quei territori ed è stato concordato un parziale ritiro delle truppe.

Nel 2021, a seguito della pandemia del Covid19, Zelensky deve però cambiare politiche. Nel 2021, con la ripresa delle tensioni con la Russia, il governo ucraino rivendica  la Crimea come parte del suo territorio.

Allo stesso tempo, il governo di Kiev tenta di nuovo di entrare a far parte dell’Unione Europea e della NATO. Tuttavia, nessuna delle due organizzazioni accetta le richieste ucraine in quanto il Paese è ritenuto eccessivamente instabile a causa della guerra in Donbass e dei suoi problemi di corruzione.

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