Ottobre Rosa: prevenire il carcinoma cervicale uterino si può

Ottobre Rosa: prevenire il carcinoma cervicale uterino si può
Foto di Angiola Harry su Unsplash

Ottobre Rosa: vaccinazione e screening, le armi che salvano la vita

Ottobre Rosa è il mese dedicato alla prevenzione, ma parlare di tumore della cervice uterina significa ricordare che questo è uno dei pochi tumori davvero prevenibili. Eppure, in Italia, non tutte le donne si sottopongono ai controlli consigliati. L’ostetrica Paola Lubinu della FNOPO spiega che l’integrazione tra vaccinazione anti-HPV e screening regolare può abbattere drasticamente mortalità e diagnosi tardive, a patto che si superino le disuguaglianze territoriali e culturali che ancora frenano la partecipazione ai programmi di prevenzione.

 Il carcinoma della cervice uterina è uno dei tumori ginecologici più prevenibili, grazie a screening mirati e vaccinazione anti-HPV. Ma la partecipazione ai programmi non è uniforme in Italia. L’ostetrica Paola Lubinu (FNOPO) spiega come l’integrazione tra prevenzione primaria e secondaria possa salvare vite.

Il carcinoma della cervice uterina è altamente prevenibile e curabile se diagnosticato in fase precoce. Screening e vaccinazione hanno un impatto straordinario sulla riduzione della mortalità”. A parlare, in occasione dell’Ottobre Rosa è Paola Lubinu, consigliera FNOPO, la Federazione Nazionale degli Ordini della Professione Ostetrica. L’infezione da Papilloma Virus (HPV)rappresenta la causa principale del tumore. Per questo, le Linee Guida europee raccomandano la vaccinazione negli adolescenti e l’uso dell’HPV-test nelle donne sopra i 30 anni.

Pap-test e HPV-test: quando farli

Lo screening attivo in Italia prevede:

  • · Pap-test ogni tre anni per donne 25-29 anni non vaccinate;
  • · HPV-test ogni cinque anni per donne 30-64 anni;
  • · HPV-test ogni cinque anni a partire dai 30 anni anche per donne vaccinate in adolescenza.

”Dove questi programmi sono ben organizzati, il tumore invasivo è diminuito drasticamente e il Pap-test ha ridotto mortalità e incidenza di oltre il 70% nei Paesi ad alto reddito”, sottolinea Lubinu.

Le barriere all’adesione

Nonostante i benefici, non tutte le donne partecipano ai programmi. “Mancanza di informazioni, difficoltà di accesso o motivi culturali restano barriere importanti”, evidenzia Lubinu. I dati PASSI 2023-2024 mostrano una copertura media del 78%, con differenze marcate tra Nord e Sud.

La pandemia ha peggiorato la situazione, rallentando sia l’offerta che la partecipazione.

“Recuperare i ritardi accumulati è fondamentale per non perdere diagnosi precoci e possibilità di cura tempestiva”, afferma l’ostetrica.

L’educazione sanitaria come alleata

La prevenzione non è solo questione di test e vaccinazioni. “Serve una rete di informazione continua e capillare: dalle  campagne di sensibilizzazione  all’educazione scolastica che deve includere oltre alle ragazze  anche gli adolescenti maschi. Il ruolo delle ostetriche è accompagnare le donne lungo questo percorso durante tutto l’arco della vita, favorendo consapevolezza e adesione”, conclude Lubinu.

Una presa in carico multidisciplinare

La lotta al carcinoma cervicale richiede la collaborazione di diversi professionisti: ginecologi, ostetriche, oncologi, virologi, psicologi e operatori sanitari del territorio. Solo una presa in carico multidisciplinare assicura che la prevenzione, la diagnosi e la cura siano realmente efficacie accessibili a tutte le donne, riducendo disuguaglianze e ritardi. (AgenPress)

Ottobre Rosa non è solo un mese simbolico, ma un richiamo concreto alla responsabilità collettiva: la prevenzione salva vite solo se diventa un’abitudine diffusa, non un appuntamento saltuario. Vaccinarsi, fare i test, informarsi: tre gesti semplici che possono cambiare il destino di molte donne. Perché la vera vittoria contro il carcinoma cervicale non si ottiene in sala operatoria, ma molto prima con la consapevolezza.

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