Disabilità: da vicino Nessuno è Abile. Storia di Emilia
La Disabilità letta attraverso una Storia intrisa di Forza, Riscatto, tanti Sorrisi e Risate fino a far Lacrimare gli Occhi.
La disabilità per la nostra protagonista ha inizio in un giorno come tanti in cui, però, si sente insolitamente stanca. Una corsa al pronto soccorso poi due mesi di buio e la necessità di reimparare tutto, a camminare, a parlare e persino a legare i suoi capelli sempre ribelli e testardi, come lei!
Sembra la trama di un film e invece è la storia vera di Emilia Gianzini, una giovane donna di Asti la cui gioia di vivere mi ha conquistato e travolto ancor prima del suo racconto. Non un’eroina, non un’extraterrestre né una donna da compatire, semplicemente Emilia nel suo universo di strumentopoli, manocure (no, non è un errore di battitura poi capirete il perché), pomellini per l’auto, capi adattivi e molto, moltissimo altro.
I social come rete inclusiva
Dopo l’incidente di ormai due anni fa, nell’ottobre scorso decide di condividere sui social il suo nuovo mondo, complesso e tutto da scoprire. Prende questa decisione per se stessa e per chiunque potesse trovare in quella sua ironica ricerca della “normalità” l’antidoto per guarire dalla visione di questo mondo ormai così cieco e difficilmente inclusivo.
“Ho deciso di aprire un canale YouTube https://youtube.com/@emigianzi” mi dice “per creare informazione vera circa problematiche reali e concrete di chi ha una disabilità e per condividere quanto imparo ogni giorno vivendo in questo mondo alternativo, al fine di creare una rete in cui, chiunque cerchi soluzioni, possa essere aiutato a trovarle.” Per Emilia i social sono diventati, dunque, un modo per creare amicizie tra persone che vivono una particolare dimensione della vita che, lei stessa mi confida, “per capire come la affronterai, ti ci devi trovare”.

Dalla necessità alla fiducia in sè.
Se le avessero spiegato le mille difficoltà che avrebbe affrontato e che tutt’ora si trova a dover superare, non avrebbe mai pensato di farcela. È stato solo il suo trovarsi nella necessità che ha fatto nascere la virtù dell’arrangiarsi e del potercela fare. Proprio in merito al riuscire mi confida che, finché una cosa non la fa, non sa se potrà o meno farla; è stato così sin dal primo momento della sua nuova vita.
All’inizio il fatto in sé di non avere più una mano, o meglio di essersi ritrovata con Palletta, così come lei chiama simpaticamente la nuova compagna di mille avventure, non era stato il suo più grande problema; certamente oggi, dopo aver superato quelle che sono le prove iniziali, il lavoro più grande è convivere con questa nuova versione di sé, questa Emilia 2.0.
L’importanza del “dopo”
Vivere non sopravvivere, questo è il messaggio che vuole far passare: è importante come si vive il dopo. La frase che verrebbe da dire a tutti è: Sei sopravvissuta cosa ti lamenti? Eppure, anche chi è passato attraverso un coma per poi ritrovarsi vivo, ha il diritto sacrosanto sia del lamento che della gioia delle piccole cose.
“Ho avuto la fortuna” mi racconta ” di avere tante persone accanto amici, parenti, mia sorella, la mia migliore amica, il mio compagno, però, all’inizio e un pochino anche dopo, ti senti sola in quella situazione perché, di fatto, è così. Sei tu che devi accettarti per prima, ascoltare il tuo corpo, accogliere e perdonare. Sei tu che ti trovi sempre a fare il paragone con la te di prima ancor più che con gli altri. Sei tu che devi chiedere e accettare il supporto di uno specialista che ti aiuti a convivere con la nuova te. Poi ti accorgi che a cambiare, però, non sei soltanto tu, col passare del tempo attorno a te cambiano tutti, come è inevitabile e naturale che sia”.
L’arte della lentezza
Continuando nella nostra conversazione, Emilia mi consegna il dono grande che ha ricevuto dopo l’incidente, il dono del suo nuovo tempo: la lentezza. Mi fa notare come spesso, quando si ha davanti qualcuno in difficoltà, si tenti sempre di sostituirsi all’altro per sopperire alle sue mancanze e velocizzare i suoi tempi, cercando di evitargli l’imbarazzo. Sarebbe bene, piuttosto, elogiare il suo “nuovo tempo”, il tempo lento, evitare di sostituirsi ma, piuttosto, stare accanto, favorendo e apprezzando l’altrui sforzo di educazione di sé nell’accettare a sua volta questo “nuovo ritmo”.
L’incidente, purtroppo, ha portato via ad Emilia proprio la mano destra, senza la quale io, come la stragrande maggioranza di noi, saremmo impossibilitati nella maggior parte delle attività giornaliere. Ha avuto la necessità di allenare la mano sinistra, che poverina nemmeno se la passava benissimo, e tra i tanti modi possibili, da buona grafica pubblicitaria, ha scelto quello del disegno; il suo studio CAMAlab www.camalab.it è diventato oltre che luogo di lavoro anche la sua nuova scuola dove ha imparato l’arte della pazienza, del volare basso senza strafare, iniziando da cose facili, un passo alla volta.
La gioia delle piccole cose.
Ciò che più ha imparato in questa nuova versione di sé è la gioia che deriva dalle piccole cose. Come mi taglio le unghie? Come metto lo smalto? Come posso legare capelli? Tutte cose che, effettivamente, con un’unica mano sfido chiunque a fare senza una effettiva difficoltà. “Sono le cose che facevi prima, che erano parte di te e della tua vita, quelle che ti danno più gioia” mi dice, con un sorrisone a trentadue denti. Mi racconta di quando il suo compagno le ha realizzato una protesi in legno affinché potesse mettere da sola lo smalto, o della soddisfazione di quando, la prima volta al Sushi dopo il ritorno alla “normalità”, aveva deciso di provare ad utilizzare le bacchette riuscendoci, oppure ancora della sua contentezza all’arrivo della Disability card che le avrebbe permesso di usufruire dello sconto all’ingresso ai musei.
Ha voluto a tutti i costi riprendere la patente e ora è indipendente grazie al suo pomellino che le permette di guidare comodamente. Ha dovuto reimparare a scrivere e in merito a ciò mi confida “la scrittura è una delle cose più tue, specialmente per una donna che cerca di renderla aggraziata negli anni e sempre più un tratto distintivo e caratteristico di sé. Perdere quella peculiarità conquistata a fatica negli anni e dover ricominciare tutto d’accapo, non è stato per nulla semplice”.
Barriere da abbattere
La reale barriera, dunque, per chi è diversamente abile è il trovare la comprensione nell’altro che la quotidianità, le piccole cose, la cura di sé e l’autosufficienza in particolari contesti, apparentemente secondari, sono il dopo effettivo. Questo pesa più del fatto che le procedure burocratiche siano poco conosciute e molto approssimative le loro spiegazioni perché rivolte, fortunatamente, ad una minoranza.
Rendere prassi il gioire delle piccole conquiste deve essere normale tanto quanto l’arrabbiarsi se non ci si riesce a fare la coda ai capelli, mangiare gli spaghetti, pelare una patata o sbucciare un frutto per fare in modo che, dal disagio, possa nascere la possibilità di rimediare a queste mancanze per sé e per gli altri.
A.A.A. cercasi
A tal proposito Emilia è ancora alla ricerca di un modo facile e veloce di domare la sua chioma ribelle quindi, chiunque fosse in grado di darle suggerimenti, può trovarla su Instagram al seguente link https://www.instagram.com/emigianzi. Per chi volesse partecipare alla sua “Palletta challenge” per provare il brivido di vivere una giornata con una mano sola la sua porta è sempre aperta.
“Tutti abbiamo qualcosa che non riusciamo proprio a fare e la maggior parte delle cose riusciamo a farle grazie a strumenti e attrezzi costruiti e sviluppati in anni e anni di storia. Quindi se ti senti incapace e ti viene il nervoso, sappi che, chi più chi meno, siamo tutti sulla stessa barca. D’altronde da vicino nessuno è abile!” davicinonessunoeabile@gmail.com
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