Femminicidi: La psicopatologia come componente fondamentale nella prevenzione
Femminicidi e Salute Mentale: Un Terzo degli Assassini Soffre di Disturbi Psichiatrici
Femminicidi e salute mentale sono due temi che spesso viaggiano su binari separati, ma la realtà dimostra che ignorare la componente psicopatologica significherebbe trascurare una delle principali cause di questi crimini. Il 10 ottobre 2025, durante la Giornata Mondiale della Salute Mentale organizzata dalla Fondazione Tommaso Dragotto a Palermo, verrà messo in luce come disturbi gravi come psicosi e disturbi della personalità siano coinvolti in oltre un terzo degli omicidi familiari. Un dato che cambia la prospettiva sulla prevenzione, mettendo l’accento sulla necessità di un sistema sanitario capace di riconoscere i segnali di allarme prima che la tragedia prenda forma.
Il tema dei femminicidi verrà affrontato alla Giornata Mondiale della Salute Mentale organizzata dalla Fondazione Tommaso Dragotto il 10 ottobre a Palermo.Alla Giornata Mondiale della Salute Mentale organizzata dalla Fondazione Tommaso Dragotto il 10 ottobre a Palermo verrà affrontato il tema dei femminicidi. Nel 2024 in Italia più di un terzo degli omicidi volontari ha avuto come vittime donne. Il dibattito si concentra spesso sulla gelosia, sul possesso, sul controllo.Tutto questo è corretto, ma non è sufficiente. La realtà, confermata da perizie e processi, parla anche d’altro: una quota rilevante di questi delitti, infatti, avviene per mano di uomini affetti da gravi psicopatologie: “Le statistiche forensi – afferma la Dottoressa Flaminia Bolzan, tra i relatori della Giornata Mondiale della Salute Mentale di Palermo organizzata dalla Fondazione Tommaso Dragotto in programma il 10 ottobre – mostrano che almeno un terzo degli omicidi familiari presenta motivazioni o dinamiche riconducibili a condizioni psicopatologiche: psicosi, gravi disturbi della personalità, disturbi dell’umore. In questi casi il confine tra responsabilità penale e infermità di mente diventa cruciale, così i tribunali si vedono costretti a ricorrere a perizie psichiatriche per stabilire il grado di infermità mentale dei soggetti coinvolti. Troppo spesso però – continua la Bolzan – nell’ambito dei processi giudiziari, l’opinione pubblica tende ad interpretare la richiesta di una perizia psichiatrica come una sorta di jolly che viene giocato dalle difese non per accertare la correlazione tra una condizione soggettiva e un fatto, ma come un modo per evitare la pena. Non è così. Non lo è secondo il codice e non lo è per i professionisti impegnati nella ricerca di cause e trattamenti idonei a contenere e curare un qualcosa, come la psicopatologia, che non può essere negata, ma al contrario deve essere compresa.” Questo non significa che ogni assassino sia “folle”La maggioranza agisce in un quadro di lucidità, dove la violenza è la conseguenza di un modello culturale di dominio. Ma ignorare il peso della malattia mentale significherebbe non vedere una parte sostanziale del problema. Perché esistono uomini (ma anche donne, se parliamo di uxoricidi su scala minore) che uccidono convinti da idee persecutorie, spinti al gesto estremo da distorsioni psichiche che la cura avrebbe potuto contenere: “Il nodo – conferma la criminologa Bolzan – è tutto qui: femminicidi e uxoricidi non sono solo una questione sociale, ma anche sanitaria. Ogni volta che un autore viene giudicato incapace o parzialmente incapace di intendere e volere, la giustizia conferma un fatto: la salute mentale è parte integrante del problema. La prevenzione allora non riguarda soltanto le reti di protezione per le donne, ma anche la capacità del sistema sanitario di intercettare i disturbi psichiatrici gravi prima che si trasformino in tragedia.” Il 10 ottobre 2025, a Palermo, la Giornata Mondiale della Salute Mentale promossa dalla Fondazione Tommaso Dragotto sarà l’occasione per ribadire questo punto: la violenza contro le donne non si può combattere senza includere la psichiatria. Ma la lunga giornata di eventi palermitani metterà sotto i riflettori altre importanti patologie: come la depressione (nel mondo se ne contano oltre 14.000 tipologie cliniche diverse), il rapporto psiche – criminalità, la relazione tra la malattia mentale, il recupero ed il reinserimento sociale attraverso l’arte e il teatro, la schizofrenia e le sue mille sfaccettature, il labile filo che lega la notte ai disturbi mentali. “La Fondazione Tommaso Dragotto rinnova il suo impegno per combattere, in una giornata simbolo, anche il pregiudizio e lo stigma verso la malattia mentale – conclude il Presidente Dragotto – I disturbi legati alle patologie psichiatriche sono in costante aumento e preoccupa molto che il loro manifestarsi sia registrato in età sempre più giovanile. E’ nostro dovere supportare non solo le persone affette da tali disturbi ma anche le loro famiglie, per lottare insieme contro un nemico tanto invisibile quanto insidioso. Sono orgoglioso di aver portato ancora una volta a Palermo un’iniziativa così importante e prestigiosa.” (AGR) |
E’ evidente che la violenza contro le donne non può essere compresa e contrastata solo attraverso l’analisi dei comportamenti dominanti e possessivi all’interno delle relazioni, invece la componente psichiatrica, che troppo spesso viene ignorata o fraintesa, riveste un ruolo cruciale.
Come dimostrato dalla Giornata Mondiale della Salute Mentale a Palermo, il legame tra malattia mentale e femminicidi è significativo e non può essere trascurato nel processo di prevenzione, se non si riconosce e si interviene tempestivamente sui disturbi psichiatrici, si rischia di lasciar perdere una via fondamentale per evitare tragedie.
La salute mentale deve essere parte integrante della soluzione, così come la formazione di una cultura sociale che non consideri la psicopatologia come una giustificazione, ma come una realtà che necessita di attenzione e cura.
In questo contesto, l’impegno della Fondazione Tommaso Dragotto rappresenta un passo importante verso una visione più completa e integrata della violenza di genere, che non solo difenda le vittime, ma che, soprattutto, intervenga sulle radici del problema.
La lotta contro i femminicidi passa anche dalla consapevolezza che, dietro molti di questi atti estremi, si cela una sofferenza psicologica che non può essere ignorata.
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