Tajani propone soluzione diplomatica per Gaza

Tajani propone soluzione diplomatica per Gaza
Antonio Tajani. Foto di 9colonne

Nel suo recente intervento, Tajani ha anche ribattuto il suo sostegno per l’invio di aiuti umanitari a Gaza.

Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito la sua intenzione di cercare una soluzione diplomatica per il conflitto nella Striscia di Gaza. Allo stesso tempo, il ministro ha espresso di nuovo forti critiche contro la Global Sumud Flotilla , flotta di volontari intenti a portare aiuti umanitari a Gaza che è stata recentemente attaccata da droni forse di origine israeliana.

La situazione nel mondo è “incandescente”, su tutti i fronti, quello di Gaza e quello della guerra in Ucraina. Anche per questo Antonio Tajani, da New York dove partecipa all’assemblea dell’Onu lancia un forte all’appello alla “responsabilità” da parte di tutti: “Su Gaza la situazione è molto più pericolosa di quanto possa apparire: forzare il blocco navale di Israele, entrare nelle acque di Gaza è del tutto sconsigliabile. Dobbiamo fare di tutto per non mettere a rischio le vite dei militanti della Flotilla ma, permettetemi, anche dei nostri militari che sono lì a fare un’azione di protezione civile, non a combattere”. Intervistato da Paola Di Caro sulle pagine del Corriere della Sera, il ministro degli Esteri dice che “non è forzando un blocco navale di un Paese in guerra che si aiutano i civili”. Poi, risponde sulla mediazione a cui ha lavorato, con la Cei ed il patriarcato di Gerusalemme, che farebbe da tramite per far arrivare gli aiuti: “Al momento è stata rifiutata, ma ci auguriamo che ci ripensino e si continui a lavorare. Noi insistiamo: se l’obiettivo è offrire aiuto alla popolazione di Gaza, possiamo trovare modi per portare gli aiuti. È l’unica soluzione possibile per evitare rischi altissimi”.  Poi il vicepremier sottolinea: “Ho parlato con Elly Schlein, perché è un tema che riguarda tutti. Vedo che anche dal Pd arriva la richiesta di non chiudere sulla mediazione, è quello che diciamo anche noi. Siamo tutti preoccupati, per questo abbiamo detto che vanno abbassati i toni. Una cosa è la polemica politica, altra la violenza verbale. Fino ad oggi hanno utilizzato un linguaggio pericoloso, mi auguro che le cose cambino”. Gli italiani sulla Flotilla sono sensibili ai vostri appelli? “Molti di loro sono più responsabili e capiscono che la situazione può degenerare. Siamo in contatto dal primo giorno con loro, l’Unità di crisi della Farnesina segue passo passo la missione, e la nostra nave militare è lì non per ingaggiare azioni militari con qualcuno, ma eventualmente per dare aiuto se mai fosse necessario. Aiuto civile appunto, non militare. Siamo anche pronti a riportare a casa chiunque lo chiedesse. Ma lo ribadisco: non possiamo rischiare la vita dei nostri militari, comunque la si pensi sulla missione: questo non è in discussione”. (26 set – red)

(9colonne)

Nel frattempo, non si ferma l’operazione militare di Israele contro Gaza City. Secondo le ultime indiscrezioni, oltre 700.000 civili palestinesi avrebbero già abbandonato la città, mentre il governo israeliano sta valutando di annettere anche la Cisgiordania in risposta alle crescenti pressioni diplomatiche da parte dell’Europa.

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Redazione Radici

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