C’era una volta la Forestale

C’era una volta la Forestale

Analisi critica, testimonianze ed esperienze personali sulla fine di un’istituzione fondamentale

Nel panorama delle istituzioni italiane dedicate alla tutela dell’ambiente e alla sicurezza del territorio, il Corpo Forestale dello Stato (CFS) ha rappresentato per oltre un secolo un baluardo insostituibile.

La sua soppressione, avvenuta nel 2017 con l’accorpamento nell’Arma dei Carabinieri, sollevò un acceso dibattito nazionale che coinvolse cittadini, ambientalisti, esperti e decisori politici.

In questo articolo si approfondiscono la storia, il ruolo e le conseguenze della soppressione del Corpo Forestale, dando voce anche a esperienze personali e riflessioni sulla sua importanza per la collettività.

Storia e ruolo del Corpo Forestale dello Stato

Il Corpo Forestale dello Stato nasce nel 1822 come istituzione preposta alla gestione, protezione e valorizzazione delle risorse forestali italiane. Nel corso dei decenni, il CFS ha ampliato le proprie competenze occupandosi di prevenzione e repressione dei reati ambientali, lotta agli incendi boschivi, difesa della biodiversità, sorveglianza dei parchi nazionali, controllo della filiera agroalimentare e tutela della fauna selvatica.

I Forestali, riconoscibili per la divisa verde e la profonda conoscenza del territorio, hanno incarnato una presenza rassicurante e competente nelle aree rurali, montane e nei piccoli centri, svolgendo un ruolo di mediazione tra uomo e natura. La loro azione è stata spesso determinante nella prevenzione di disastri ambientali e nella promozione di una cultura della legalità e del rispetto per l’ambiente.

La Rai ha prodotto una serie televisiva partita dal 2011 fino al 2025 con Terence Hill all’inizio delle puntate. Un riconoscimento alla figura del forestale che è tutt’uno con la natura.

Il dibattito sulla soppressione

La soppressione del Corpo Forestale dello Stato fu decisa nell’ambito della cosiddetta “riforma Madia” (Legge 124/2015), che prevedeva la razionalizzazione delle forze di polizia per ridurre i costi e semplificare l’apparato statale. Il personale forestale è stato così assorbito per la maggior parte dai Carabinieri, mentre una quota minore è confluita in altre amministrazioni come i Vigili del Fuoco e la Polizia di Stato.

Le motivazioni ufficiali ruotavano attorno all’efficienza, alla lotta agli sprechi e all’uniformità delle funzioni di polizia. Tuttavia, numerose associazioni ambientaliste (come Legambiente, WWF, Lipu), sindacati, partiti politici di minoranza e personalità pubbliche si espressero contro la soppressione, denunciando il rischio di perdita di competenze specialistiche e la marginalizzazione delle tematiche ambientali all’interno di strutture più generaliste.

Tra le critiche più forti, spicca la denuncia della “militarizzazione” di un corpo che aveva storicamente adottato un approccio civile e dialogico con la popolazione, e la difficoltà di mantenere lo stesso presidio capillare nelle zone rurali e montane. Alcuni ex comandanti e forestali hanno parlato apertamente di “smantellamento della tutela ambientale”, mentre altri hanno sottolineato la perdita di un patrimonio storico e culturale unico.

Nel 2021 il Movimento 5 Stelle, attraverso una proposta di legge di iniziativa del deputato Cattoi, dichiarava di impegnarsi per il ripristino della Polizia forestale e ambientale a ordinamento civile. “L’obiettivo è quello di tenere conto delle peculiarità e dell’enorme patrimonio professionale degli uomini e delle donne del vecchio Corpo forestale. E siamo convinti che il pieno recupero di tale patrimonio sia ormai una priorità per la sicurezza e la tutela del nostro territorio.”

Implicazioni della soppressione

Le conseguenze dell’accorpamento si sono fatte sentire soprattutto nella gestione delle emergenze ambientali, nella prevenzione degli incendi boschivi e nel controllo del territorio. In molte aree, la scomparsa della Forestale ha coinciso con una diminuzione della presenza sul territorio e con una maggiore difficoltà nel contrastare reati complessi come il bracconaggio, l’abusivismo edilizio, l’inquinamento delle acque e la gestione illecita dei rifiuti.

Anche la sicurezza agroalimentare ha subito contraccolpi: chi si occupava di controllare le filiere, tutelare le produzioni tipiche e contrastare le frodi alimentari si è trovato a operare in un quadro normativo e operativo più confuso, rischiando una perdita di efficacia. Alcuni dati raccolti da associazioni di categoria e osservatori indipendenti mostrano come, negli anni successivi alla soppressione, vi sia stata una recrudescenza di incendi boschivi e reati ambientali in alcune regioni, a testimonianza della difficoltà di riorganizzare competenze così specifiche in tempi brevi.

Proposte alternative: unificazione e valorizzazione delle competenze

Nel dibattito pubblico sono emerse proposte alternative, come l’unificazione delle Polizie Provinciali e dei Corpi Forestali regionali, con la creazione di una forza specializzata e autonoma dedicata alla tutela ambientale. Questa soluzione potrebbe garantire sia la razionalizzazione dei costi che il mantenimento delle competenze specialistiche, evitando la dispersione di professionalità maturate in decenni di lavoro sul campo.  Anche la diffusione della Guardie Ecologiche Volontarie.

Tuttavia, anche questa ipotesi incontra criticità: la frammentazione delle competenze tra Stato, Regioni e Province rischia di creare sovrapposizioni e lacune normative, mentre la carenza di risorse finanziarie e di personale rende difficile una piena valorizzazione delle forze esistenti. La sfida principale resta quella di trovare un equilibrio tra efficienza amministrativa e tutela effettiva dell’ambiente, che non può essere sacrificata sull’altare del risparmio o della semplificazione burocratica.

Esperienze e riflessioni personali

Da cittadino cresciuto in una zona rurale, ricordo vividamente la presenza rassicurante degli agenti forestali durante le estati torride, quando il rischio incendi era altissimo. Bastava l’odore di fumo che si levava dalla pineta per vederli arrivare, discreti ma determinati, a prevenire il peggio. Ho imparato da loro il valore della pazienza, della conoscenza profonda del territorio e il rispetto per la natura, che non si improvvisa ma si costruisce giorno dopo giorno, stagione dopo stagione.

Un proverbio che spesso ripetevano – “Chi semina boschi, raccoglie futuro” – oggi risuona come un monito. La Forestale non era solo un corpo di polizia: era una comunità di saperi, un ponte tra le generazioni, una scuola di civiltà. Ho avuto modo di collaborare con alcuni agenti in progetti di educazione ambientale nelle scuole, e ho visto con i miei occhi come la loro passione sapesse coinvolgere i più giovani, seminando curiosità e senso di responsabilità.

Frammenti di ricordi: un’estate a Parigi

La loro assenza si sente, eccome se si sente. La conoscenza di sentieri, sorgenti, alberi secolari e microclimi non si trasferisce con un decreto, ma si tramanda con l’esperienza e il contatto quotidiano con la realtà locale. “Dove non arriva la legge, arriva la presenza”, dicevano. E oggi questa presenza manca.

La soppressione del Corpo Forestale dello Stato ha segnato una svolta nella politica ambientale italiana, aprendo interrogativi ancora irrisolti sulla capacità dello Stato di garantire una tutela efficace del territorio e delle risorse naturali. Il dibattito resta aperto: occorre riflettere su come valorizzare le competenze maturate nel CFS e su come evitare che la difesa dell’ambiente venga sacrificata a logiche estranee al bene comune.

Personalmente, credo che la Forestale rappresentasse non solo una forza di polizia, ma una vera e propria “coscienza verde” del Paese. Recuperare e rilanciare questa eredità, magari attraverso nuove forme di coordinamento e specializzazione, è una sfida che riguarda tutti noi, perché – come recita un vecchio detto – “la terra non è un’eredità ricevuta dai padri, ma un prestito da restituire ai figli”.

Letture consigliate:👇

Una serata ai Giardini d’Oriente

S.Gennaro e le verità scomode

Make-up ancora testati sugli animali

Scrivere e’ un po’ come Amare

Roberto De Giorgi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.