Pasta e grano duro: Bari diventa capitale internazionale
Pasta, l’Italia al centro del mercato globale: Bari ospita la conferenza mondiale
Pasta: La città di Bari si sta preparando a diventare la capitale internazionale della Pasta e del grano duro, ospitando dal 24 al 27 settembre 2025 la quinta edizione della conferenza internazionale “From Seed to Pasta”, un evento che riunisce scienziati, istituzioni e industria per discutere e affrontare temi cruciali come la sicurezza alimentare, la sostenibilità, i cambiamenti climatici, la ricerca genetica e l’innovazione.
Non si tratta solo di un incontro accademico, bensì la prova che quando si parla di Pasta, il mondo non può fare a meno di guarda all’Italia.
Pasta italiana: numeri e primati mondiali
L’Italia resta il primo paese produttore mondiale con oltre 3,6 milioni di tonnellate prodotte nel 2023, dove il 61% di essa esportato in più di 200 Paesi con mercati principali in Europa, ma con una crescita significativa in Asia, Medio Oriente e America Latina.
La Pasta Made in Italy è non solo un semplice alimento, ma è un vero e proprio ambasciatore culturale che porta l’immagine dell’Italia in tutto il mondo.

Pasta e grano duro: la dipendenza dall’estero
Però c’è un paradosso che non si può ignorare, cioè l’Italia sebbene sia la patria del grano duro, ne importa enormi quantità principalmente da Canada, Grecia, Turchia, Stati Uniti e Kazakhstan.
Pasta e cambiamenti climatici: la sfida del futuro
Puglia, Sicilia, Basilicata sono le regioni italiane storicamente vocate alla coltivazione, ma purtroppo stanno subendo oramai gli effetti del clima, siccità, caldo, piovosità irregolari quanto a distribuzione che abbassano la resa e fanno lievitare i costi mettendo a serio rischio la qualità del grano.
Se a tutto ciò si aggiunge la concorrenza estera meno vincolata da regole ambientali e fitosanitarie ecco che viene fuori che la Pasta italiana è leader mondiale ma su un terreno insidioso.
Pasta e mercati globali: opportunità e rischi
La domanda di Pasta italiana è in crescita costante, soprattutto nei mercati extra-UE, sicuramente il richiamo del made in Italy è una carta vincente, ma ci vogliono investimenti in sostenibilità, ricerca e innovazione per garantirne il futuro e la qualità.
Non vanno sottovalutati i rischi di restare prigionieri delle importazioni e della speculazione internazionale sul grano duro, ma di certo va considerata l’opportunità di far diventare la crisi suo dominio, puntando su una filiera trasparente, sulle varietà resistenti e le pratiche agricole sostenibili.
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