Formazione, obiettivi e interessi

Formazione, obiettivi e interessi

Il terzo giorno è il giorno dei computer. Nella prima giornata  si è costruita l’aula, nella seconda giornata  l’aula si è raccontata.

Continuiamo il viaggio formativo del progetto ministeriale In del 2001. Diario di bordo di un formatore.

Io ho usato un mio schema personale nella articolazione delle quattro giornate. Il pc si accende solo ora. Adesso è più facile inserire i dati. Il lavoro individuale parte con la precisazione dei dati di status, il titolo di studio, le esperienze lavorative già descritte nelle prime due giornate.

L’aula è pronta a scrivere il proprio profilo. Ciascuno alle prese per due ore con il software che fa le bizze e che ogni tanto si blocca. Siamo disperati. Ecco lo stress del computer. “Ma non imparerò mai”, dice qualcuno. L’impatto è negativo. Ma non sempre è cosi.

Ci sono aule in cui tutto fila liscio, altre in cui è veramente impossibile lavorare. Ma ho abituato i miei ragazzi ad avere pazienza. Se li avessi stressati dal primo giorno, non avremmo combinato niente.

Faccio un lavoro interessante

Naturalmente l’impatto con il pc toccava a me gestirlo, prima ancora che all’insegnante di informatica.  La cosa più terribile era il piccolo mouse. C’era chi lo teneva fra due dita movendo come un bambino fa con la macchinina. E la freccia si muoveva sullo schermo lentamente a saltelli. Altri sciabolavano a destra e a manca e la freccia spariva.

– Professo’ dov’è finita?

Io dicevo loro di immaginare il mouse come ad una mezza patata che si raccoglie con il palmo della mano e si strofina leggermente con un movimento leggero e rotatorio. Sembrava semplice. Ma alla fine la macchina si metteva in moto.  La paura di volare era superata.

Per fortuna l’inserimento dei dati è solo una parentesi.  Poi s’avvia il giro di boa del percorso di orientamento.

Ho abituato i ragazzi a pensare al nostro come ad un ipotetico viaggio verso una meta.

Finora abbiamo parlato del nostro ambiente e della nostra storia individuale. Abbiamo cercato in maniera precisa, analitica di presentare noi stessi, quello che siamo, le nostre competenze. Ora li invito a spiccare un salto verso il futuro.

Orientamento al lavoro: una sfida

Sì proprio quel futuro che sprizzava nei ragionamenti di qualcuno. Quello che vorrei fare.

Dico loro: ” è come se, potendo fare un viaggio nel tempo, noi guardassimo noi stessi fra qualche anno. Cosa vorremmo che fossimo? E per raggiungere questo, cosa mi occorre?”

Ed ecco che l’aula si cimenta nella costruzione dell’obiettivo. Ma prima dobbiamo cercare di esplorare in noi stessi. Non più le cose che sappiamo fare, ma quello che ci piacerebbe saper fare. Ecco i nostri interessi.

Un’esercitazione individuale con la proiezione di slides che presentano vari insiemi di attività suddivise per categorie, attività concrete, artistiche, sistematiche, ecc.

Ho provato a proporre questa esercitazione in una scuola pubblica con oltre duecento alunni. Li ho scatenato un tifo da stadio facendo alzare in piedi i ragazzi di ogni gruppo. Allora i “sistematici”, più numerosi, si scagliavano con urla contro i “sociali” meno numerosi. Nelle aule del progetto la cosa assumeva un altro connotato. Era una sorta di raccolta di dati sugli interessi per cercare di ragionare sull’obiettivo professionale da individuare.

La terza giornata era tutto un lavoro di precisazione e raccolta di dati per il lavoro dell’ultimo giorno.

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Foto di Adrian da Pixabay

Roberto De Giorgi

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